Il permafrost nelle Alpi ticinesi
09 febbraio 2015
SUPSI, Dipartimento ambiente costruzioni e design, Campus Trevano, Canobbio
È appena stato pubblicato il Rapporto no. 2 sullo stato del permafrost delle nostre montagne. Apparso nel volume 102 (2014) del Bollettino della Società ticinese di Scienze naturali, esso presenta lo stato di salute dei terreni perennemente gelati delle Alpi Ticinesi.

Dal 2013, l’Istituto scienze della Terra (IST) della SUPSI è diventato ufficialmente partner della rete svizzera di monitoraggio del permafrost PERMOS. Si colma quindi una lacuna geografica per quanto concerne le ricerche sui terreni gelati in permanenza di alta montagna, il cosiddetto permafrost, e sui ghiacciai rocciosi, dato che le Alpi ticinesi erano state finora un terreno di studio relativamente marginale rispetto ad altre regioni delle Alpi svizzere.
Per seguire l’evoluzione a lungo termine del permafrost, l’Istituto scienze della Terra studia una decina di ghiacciai rocciosi attivi disposti uniformemente sul territorio dell’Alto Ticino: dalla Valle Maggia alla Valle di Blenio, passando dalla regione del Gottardo.
I ghiacciai rocciosi sono importanti indicatori dello stato del permafrost (temperatura, quantità di ghiaccio, struttura, ecc.). Le osservazioni svolte sui siti monitorati sono di due tipi: la misura in continuo della temperatura della superficie del suolo e la misura dei movimenti dei ghiacciai rocciosi mediante GPS di precisione.
Dalla scala regionale, in collaborazione con il Museo cantonale di storia naturale di Lugano, alla scala nazionale nell’ambito della rete PERMOS, i dati prodotti sono molto importanti per la valutazione degli effetti dei cambiamenti climatici sulle regioni di alta montagna, ciò che ha condotto le attività di ricerca della SUPSI in questo ambito a essere integrati nei rapporti dell’International Permafrost Association.
Per il periodo dal 2011 al 2014, si è assistito a un aumento significativo delle temperature del suolo in zone di permafrost, soprattutto a seguito dell’estate e dell’autunno 2011 molto caldi.
Questo riscaldamento ha causato un’accelerazione delle velocità di spostamento di quasi tutti i ghiacciai rocciosi, con valori che possono raggiungere anche 1 metro all’anno. A seguito delle abbondanti nevicate dell’inverno 2013/2014, le grandi quantità di acqua di fusione della neve durante l’inizio dell’estate hanno causato un’accelerazione dei ghiacciai rocciosi, con valori di velocità e temperatura del suolo che non si registravano dall’estate canicolare del 2003. Questo comportamento è simile a quanto avvenuto nel resto delle Alpi svizzere nello stesso periodo. Questo indica quindi un legame significativo con l’aumento di temperatura registrato nelle Alpi dalla fine degli anni ’80.
Per poter monitorare l’evoluzione futura di questi sensibili territori di alta montagna, la SUPSI, in collaborazione con la Scuola Politecnica federale di Zurigo (ETHZ) e l’Ufficio federale dell’ambiente (UFAM), ha installato su uno dei ghiacciai rocciosi misurati due antenne GPS fisse per monitorarne gli spostamenti in continuo. Sono inoltre stati svolti dei voli di riconoscimento con dei droni, in collaborazione con lo studio di geomatica Lehmann–Visconti di Dongio.


Per informazioni

Dr. Cristian Scapozza
Ricercatore Istituto scienze della Terra - SUPSI
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