Geografia e cittadinanza

Come indicato da Audigier e Staeheli, nelle ultime decadi la cittadinanza si afferma come risultato di una scelta, frutto di una rinegoziazione e un rinnovo quotidiani, più che come statuto ereditato. Questo implica un riorientamento del concetto di cittadinanza dalla politica al politico.

La prima è intesa come l’apparato che struttura, regola, e permette la vita in comune nella società, mentre il secondo è considerato come uno spazio dell’apparenza in cui si incontrano differenti visioni sull’organizzazione e gli obiettivi della vita in comune nella società (Bedorf e Röttgers). Come sostenuto da Arendt questo spazio sorge ovunque delle persone si incontrano nell’azione e nella parola.
Si ha così una cittadinanza dinamica, sempre in formazione (Staeheli), in cui la persona assume il ruolo di attrice o attore spaziale (Lussault). Questo implica la mobilitazione di competenze (Tutiaux-Guillon). La prima è il pensiero critico, considerato lo strumento che permette di decidere cosa fare e credere (Facione e Facione).

Sulla base di una ricerca dottorale in corso presso l’università di Fribourg e basata sulla domanda circa il ruolo dell’introduzione di questioni sociali vive nell’insegnamento della geografia, per lo sviluppo del pensiero critico, propongo di riflettere durante il Breakpoint sul peso della geografia e dei concetti geografici nell’educare a una cittadinanza dinamica e nel formare attrici e attori spaziali e nel consolidare la competenza del pensiero critico.

Breakpoint con

Marco Lupatini, Area didattica della geografia

Presentano l’Area didattica della geografia

Luana Monti e Lorena Rocca

Ti aspettiamo!

Mercoledì 27 novembre 2019
ore 12.15 - 14.00
Locarno, Dipartimento formazione e apprendimento, Aula B105

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