Per i docenti

Si può parlare con i bambini di punteggiatura in modo divertente e originale? Noi siamo convinti di sì, e non siamo i soli né i primi a pensarla in questo modo: Gianni Rodari, ad esempio, ci era riuscito, e lo aveva fatto benissimo, con le sue fulminanti filastrocche, che raccontavano in forma leggera le disavventure sui banchi di scuola di punti, virgole e parentesi. Si pensi alla Tragedia di una virgola, «che per colpa di uno scolaro / disattento / capitò al posto di un punto / dopo l’ultima parola / del componimento», o al punto Dittatore che si credeva un Punto-e-basta, ma in realtà era solo un Punto-e-a-capo.

E non si trattava soltanto di divertire: attraverso le filastrocche, che spesso traevano spunto dagli errori (produttivi) commessi dai bambini, i giovani lettori erano portati a riflettere sugli usi dei segni d’interpunzione, imparando ad esempio che dopo il punto e virgola «perfino le maiuscole / diventano minuscole» (come si legge nella Famiglia punto e virgola), oppure che le parentesi vanno chiuse, sennò si buscano il raffreddore (come raccontato nel Caso di una parentesi, lasciata aperta da uno scolaro sbadato).

Insomma, Rodari potrebbe essere un punto di partenza per trarre un po’ di idee e una struttura testuale precisa per impostare il lavoro nelle vostre classi, allo scopo di trasformare un tema grammaticale spesso ostico in un’occasione di divertente apprendimento collettivo: prima la riflessione sul testo d’autore, poi la costruzione dello schema che ne sta alla base (con le rime e tutto il resto), infine l’invenzione della nuova filastrocca.

Ma si possono immaginare persino scenari apocalittici, in cui un bel giorno i segni di punteggiatura, sull’esempio della chiocciol@, decidono di abbandonare la rete, lasciandola nel caos. Proprio come ha fatto la docente Lisa Salmina, che qualche anno fa ha composto questi versi:

Un giorno settembrino
che dirvi non so,
una chiocciola pian pianino
dalla rete scappò.

“Adesso basta,
mi sono stufata!
È troppo tempo
che sono impigliata.

Non provate a fermarmi,
oramai ho deciso!
Se volete seguirmi
viene anche l’inciso.”

La seguirono i punti,
le virgole e le virgolette,
la seguirono i trattini
e anche le faccette.

Gli unici indecisi
di questa missione
erano come sempre
i puntini di sospensione.

Dopo lunghe discussioni
partirono tutti quanti,
gli esclamativi dietro,
la chiocciola davanti.

Ad ogni loro passo
si affievoliva la connessione
e regnava nella rete
la pura incomprensione.

Quando tutti furon liberi
i fili si slegarono,
la rete si sciolse,
le parole cascarono.

Un fiume di verbi,
un lago di connettivi,
un mare di nomi,
un oceano di aggettivi.

E da quel giorno
chi vuole navigare
non può far altro
che cominciare a remare.

Oppure si possono anche complicare le cose, ricorrendo a strutture come l’acrostico o il limerick, e tentando di conciliarle con la filastrocca (una bella sfida, tutt’altro che banale!).

C’è, crediamo, l’imbarazzo della scelta. Con un solo vincolo: che il concorso per voi e per i vostri allievi non diventi un dovere, ma un modo per creare qualcosa di bello, riflettendo sulla punteggiatura col sorriso sulle labbra.

Buon lavoro!
Simone Fornara e Daniele Dell’Agnola
 

RIGUARDO AL CONCORSO
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