Sommari delle relazioni

 

Scuola pubblica o scuola “di Stato”? Il dibattito nel Ticino dell’Ottocento

Marco Marcacci
Ricercatore indipendente

Oggi per scuola pubblica s’intende comunemente quella gestita e finanziata dallo Stato: in Svizzera ciò significa pubblica educazione organizzata sotto l’egida dei Cantoni, nel nome del federalismo elvetico. Tuttavia, nei secoli passati la situazione era ben diversa: le scuole gestite dalle congregazioni religiose oppure dalle parrocchie erano pubbliche a tutti gli effetti. La ridefinizione di scuola pubblica e del ruolo dello Stato nell’istruzione e nell’educazione avviene nel corso del XIX secolo. Nel Ticino si è trattato di un processo politico importante e controverso, parallelo alla costruzione dello Stato cantonale, che ha coinvolto le istituzioni politiche, la Chiesa cattolica e la cosiddetta società civile. Il contributo tenterà di sintetizzare gli aspetti culturali più significativi di questo dibattito e di definirne la posta in gioco, tanto in ambito istituzionale quanto sul piano simbolico.
 

La riforma del sapere scolastico: una questione politica, amministrativa o pedagogica?

Anja Giudici
Università di Zurigo

La ricerca storica caratterizza l’elaborazione e la riforma di piani e manuali scolastici nello Stato moderno come «operazioni amministrative», non sottoposte al processo politico, ma frutto della negoziazione fra rappresentanti di teoria e pratica pedagogica e l’amministrazione statale. In questo contributo dimostreremo invece come la disgiunzione della regolamentazione del sapere scolastico dal dibattito politico è il risultato di un processo – parzialmente intenzionale – che si protrae lungo tutto il XIX secolo. Analizzeremo queste dinamiche attraverso il caso del «Nuovo indirizzo» (Canton Ticino 1875–90), paragonandolo con il caso del «Züriputsch» (Canton Zurigo 1839–45). Entrambi sono caratterizzati da un repentino e violento cambio di Governo e dal tentativo – fortunato solo nel caso ticinese – della nuova élite politica conservatrice al potere di adattare programmi e manuali alla nuova ideologia dominante. Per spiegare l’esito differente dei due casi verrà focalizzato il ruolo della professione insegnante, giudicato fondamentale per la depoliticizzazione dei contenuti scolastici.
 

Dal diritto all’istruzione alla professione magistrale. Maestre e insegnanti nella scuola ticinese

Lisa Fornara
SUPSI - Dipartimento formazione e apprendimento

La femminilizzazione della scuola è un tema di attualità e, proprio partendo da questa considerazione, si proverà a dare una lettura storica di tale fenomeno individuando il ruolo delle maestre nell’opinione pubblica e nella società ticinese tra XIX e XX secolo.
L’intervento narrerà prima la possibilità di accedere all’istruzione da parte delle bambine e successivamente dell’opportunità per le donne di divenire insegnanti e quindi di intraprendere un mestiere intellettuale. Le maestre seppero sfruttare questo nuovo ruolo divenendo detentrici di competenze specifiche che permisero loro di trovare spazio nel dibattito pubblico sull’educazione e di ottenere visibilità attraverso la sperimentazione e l’innovazione pedagogica e didattica. Parallelamente fu proprio tra le maestre che si sviluppò una coscienza di genere che pose le basi per la creazione di movimenti di emancipazione che portarono molte insegnanti a battersi per migliorare la condizione delle donne.
 

La storia dell’educazione civica in Ticino e il dibattito attuale

Marcello Ostinelli
SUPSI - Dipartimento formazione e apprendimento

L’educazione civica è un tema ricorrente del dibattito pubblico sulla scuola degli ultimi decenni. Ne sono stati momenti salienti nel 2001 l’introduzione nella Legge della scuola di un articolo sull’Istruzione civica e educazione alla cittadinanza; la pubblicazione nel 2012 del rapporto del CIRSE “Cittadini a scuola per esserlo nella società”; l’iniziativa popolare legislativa generica denominata “Educhiamo i giovani alla cittadinanza (diritti e doveri)”, depositata nel 2013.
La questione della formazione del cittadino attraversa peraltro la storia della scuola pubblica in Ticino, fin dalla sue origini. La comunicazione illustra le fasi salienti di questo processo e considera in particolare la questione delle finalità, del metodo, dei contenuti e della struttura dell’educazione civica, proponendo un raffronto critico con il dibattito attuale.
 

150 anni di architettura scolastica in Ticino tra pedagogia e progettualità

Simona Martinoli
USI - Accademia di architettura

La relazione propone in sintesi l’evoluzione dell’architettura scolastica ticinese considerando i temi che hanno marcato il dibattito intorno a questo tema progettuale – in particolare l’influenza delle concezioni pedagogiche e didattiche –, ma inquadrando al contempo l’argomento nella storia dell’architettura tout court e nel contesto storico dell’area geografica in esame. Dalle prime scuole ottocentesche, spesso ricavate in edifici preesistenti, si passa alle scuole costruite a cavallo tra Otto e Novecento, concepite secondo criteri di ordine, gerarchia e rappresentatività, per poi presentare i nuovi parametri per l’edilizia scolastica “a misura di bambino”, definiti negli anni ’30 del XX secolo ma adottati in Ticino principalmente dagli anni ’50”, fino ai profondi cambiamenti degli anni ’60, quando la democratizzazione degli studi influenzò in modo decisivo l’edilizia scolastica e gli architetti ticinesi diedero un contributo fondamentale con esempi noti a livello internazionale.
 

Uno sguardo d’insieme sulla storia del manuale scolastico nella scuola ticinese (1848-1958)

Giorgia Masoni
SUPSI - Dipartimento formazione e apprendimento

Oggetto di questo contributo è il manuale scolastico ticinese, analizzato nella sua doppia natura di oggetto intellettuale ed economico. Attraverso una panoramica sulla questione del manuale nella scuola ticinese (1848-1958), questo intervento intende chiarire le dinamiche attraverso le quali attori diversi -politici, pedagogici e intellettuali- mettono in atto, proprio attraverso il libro scolastico, un programma di costruzione e trasmissione di una determinata serie d’identità. La presentazione sarà quindi bipartita, presentandosi nel seguente modo: una prima parte più generale caratterizzata da una riflessione sui risultati della ricerca quantitativa svolta sulla produzione scolastica locale; una seconda parte più specifica che si articolerà attorno a un caso di studio. Questo tipo di approccio dovrebbe quindi permettere di cogliere le peculiarità del manuale scolastico come strumento di politica culturale che coinvolge, nelle distinte fasi che caratterizzano il suo percorso, attori e, al contempo, intenti politico-culturali diversi.
 

La storia della scuola «dalla parte degli allievi»: i lavori degli alunni quale fonte storica

Alessandro Frigeri
SUPSI - Dipartimento formazione e apprendimento

I quaderni degli anni ’30 oggi raccolti nell’archivio delle scuole comunali di Lugano offrono un interessante spaccato della scuola ticinese del periodo della Difesa spirituale. Da essi emerge il particolare connubio tra conservatorismo ideologico e attivismo pedagogico che permeò quella realtà. Sono un esempio, tra i tanti possibili, di come le tracce scritte che gli allievi lasciano della loro esperienza scolastica siano una preziosa e poliedrica testimonianza di come la scuola evolve. La scrittura scolastica ci può infatti parlare di tante cose: dell’organizzazione degli studi, delle pratiche didattiche, della quotidianità della vita in aula o degli orientamenti pedagogici realmente praticati. Certo, si tratta di una fonte che va interrogata con criterio: elaborati sotto tutela da un soggetto che non ha coscienza piena di ciò che produce, i lavori scolastici sono infatti il frutto di una relazione complessa tra alunno, insegnante e contesto storico. Ma sono anche documenti che – spesso facilmente reperibili proprio dai docenti – diventano potenti strumenti di arricchimento formativo per chi intenda fare dell’insegnamento il proprio mestiere.
 

La pedagogia di un’epoca diventa didattica: alcune esemplificazioni del “metodo intuitivo” nel Ticino di fine Ottocento

Wolfgang Sahlfeld
SUPSI - Dipartimento formazione e apprendimento

La comunicazione mostrerà, attraverso alcuni esempi puntuali tratti da libri scolastici ticinesi, come la cultura pedagogica di fine Ottocento abbia trovato una sua concreta trasposizione didattica. Si prenderanno in considerazione alcuni manuali di geografia, aritmetica e italiano (libri di letture e grammatiche) costruiti sul cosiddetto “metodo intuitivo”. Si illustreranno esempi locali presenti nei manuali (consegne di esercizi, organizzazione della materia, concatenazioni tra contenuti attraverso più capitoli, …) che verranno puntualmente ricondotti ai programmi scolastici di riferimento (in particolare quelli del 1894), agli scritti di Giuseppe Curti e Francesco Gianini e alle indicazioni pedagogico-didattiche contenute nelle prefazioni dei manuali stessi.
Scopo ultimo della comunicazione sarà di illustrare, con qualche microesempio, l’utilità e l’interesse della ricerca storica in didattica e il potenziale delle fonti digitali prodotte negli ultimi anni dal CSS.
 

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