Stoccaggio ad aria compressa nella Alpi svizzere
06 settembre 2017
La strategia energetica Svizzera prevede che l'accumulo di energia elettrica sia, negli anni a venire, una delle modalità necessarie per provvedere ad una corretta integrazione delle future sorgenti rinnovabili e a stabilizzare la rete di distribuzione dell'energia elettrica nel nostro paese.
Maurizio Barbato, Professore presso il Dipartimento tecnologie innovative della SUPSI, collabora nella progettazione di un sistema di stoccaggio di energia elettrica nelle Alpi svizzere

Lo stoccaggio di grandi quantità di energia elettrica, in Svizzera e nel resto del mondo, oggi è attuato grazie agli impianti di pompaggio: questi sono impianti idroelettrici usati al contrario, cioè tali da utilizzare dell'energia elettrica per portare acqua in alta quota. Quest'acqua può poi essere di nuovo utilizzata per generare energia elettrica quando sia ritenuto necessario.  La costruzione di questo genere di impianti ha un impatto ambientale notevole e comporta costi molto elevati.

Un'alternativa a questi sistemi è l'accumulo di energia elettrica sotto forma di aria compressa, ciò che gli anglosassoni chiamano CAES, Compressed Air Energy Storage. Il funzionamento di questo metodo è molto simile a quello degli impianti di pompaggio, ma, invece dell'acqua sollevata in quota, si comprime e si immagazzina dell’aria in caverne naturali.

In Svizzera sono presenti molte aree dove la qualità della roccia risulta adatta allo stoccaggio di aria compressa. Per questo, il Fondo Nazionale Svizzero per la Ricerca Scientifica (FNS) ha finanziato, nell'ambito del programma NRP 70, un progetto per un'analisi dettagliata delle potenzialità dei sistemi CAES in Svizzera. Tale progetto vede coinvolti ETHZ, EPFL, PSI e SUPSI in collaborazione con la società Ticinese ALACAES SA.

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