Una vita tra sport e studio: quattro chiacchiere con Anneke Orlandini
Anneke Orlandini, studentessa di ingegneria meccanica al terzo anno, ci ha raccontato la sua storia personale fatta di tante esperienze vissute sul ghiaccio e sui banchi della SUPSI. La passione per lo sport e la voglia di emergere nel mondo del lavoro le danno la carica necessaria per affrontare al meglio le sfide quotidiane. Nel 2018 ha conquistato un mondiale di categoria con la nazionale italiana. L’abbiamo incontrata per una chiacchierata presso i laborari di meccanica del Dipartimento tecnologie innovative della SUPSI.
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Anneke, presentati ai nostri lettori.
Sono nata a Varese dove sono cresciuta con la mia famiglia. Sono metà italiana e metà olandese (la mamma è olandese, ndr). Ho frequentato le scuole dell’obbligo a Varese (liceo scientifico) e poi ho iniziato a studiare in SUPSI al Dipartimento tecnologie innovative. Prima l’anno di pratica assistita nel 2015, dopodiché ho iniziato il bachelor in ingegneria meccanica. Attualmente frequento il terzo anno.

Perché hai scelto di studiare meccanica.
Perché dopo il bachelor mi piacerebbe continuare con un Master nel settore medicale. Fra 10 anni mi vedo nella gestione dei processi in questo ambito. Un settore che ha un impatto molto pratico e utile per la collettività. È sempre stato il mio obiettivo.

Perché hai scelto SUPSI e il Dipartimento tecnologie innovative per i tuoi studi?
L’ho scelta perché mi interessava una disciplina tecnica e pratica. A livello di comodità è un’ottima soluzione, mi aiuta molto con la vicinanza alla Resega di Lugano dove svolgo la mia attività sportiva. Avevo già sentito parlare di SUPSI anche perché mio fratello mi ha preceduto e studiato qui ingegneria meccanica.

Come ti stai trovando qui in SUPSI?
Mi trovo bene. Stiamo imparando cose nuove anno dopo anno. Penso che nel mondo del lavoro serviranno queste nozioni. Anche il fatto di fare i progetti di semestre aiuta molto, ti porta a cavartela con le tue conoscenze e affrontare per la prima volta problematiche che nel mondo del lavoro ci saranno sempre e comunque.

Passiamo alla tua passione: l’hockey.
Ho iniziato a giocare a hockey con i ragazzi all’età di 7 anni a Varese. La cosa è andata avanti fino a che ho iniziato a conoscere il mondo del femminile dove si entra più tardi. Ho fatto quattro anni a Bolzano. Un’esperienza intensa che portava via tanto tempo e che mi ha permesso di disputare il campionato europeo. Viaggiavamo molto, anche in est Europa, con trasferte lunghe e impegnative. Sono entrata nel giro della nazionale all’età di 16 anni con la Under 18 e l’anno successivo ho esordito in nazionale maggiore. In questi anni abbiamo disputato i mondiali di divisione. Nel 2018 la svolta, con la vittoria dei mondiali di divisione 1B che è valsa la promozione nella divisione 1A. Inoltre ho partecipato a due qualifiche olimpiche.

Per quale club giochi attualmente?
Dalla stagione 2015-2016 gioco nel Lugano Ladies, formazione con la quale ho vinto la Coppa svizzera nel 2017 e disputato quattro finali del massimo campionato svizzero di hockey su ghiaccio.

Quanto è impegnativa l’attività sportiva?
Abbiamo quattro allenamenti e le partite, spesso due per weekend. Si viaggia molto, le trasferte per noi sono sempre in Svizzera interna: Neuchatel, Zurigo, Thun. Non ci sono squadre vicine e si tratta di viaggi di almeno 3 o 4 ore. Sfrutto parte del tempo per studiare sul bus e portarmi avanti con il lavoro.

Come si riesce a conciliare sport a livello agonistico e studio?
CI vuole tanta organizzazione e capacità di pianificare e comunicare i vari impegni. La disponibilità da parte dei professori c’è.  Bisogna desiderare molto entrambe le cose: se manca la passione non si va avanti. Inoltre, è fondamentale essere convinti ed essere sicuri della propria strada.

Progetti e obiettivi per il futuro?
Finché si riesce si continua sui due fronti: sport e studio. Ovviamente alla fine si dà la precedenza allo studio. Nell’hockey su ghiaccio femminile è difficile riuscire ad andare avanti a livello professionistico e sostenere una carriera ad alto livello non supportata da un’altra attività. Il mio obiettivo è quello di conseguire un Master ed entrare poi nel mondo del lavoro. Sto ancora valutando se fare un Master a tempo pieno oppure un percorso già affiancato ad un’esperienza lavorativa.

Oggi ti ritroviamo qui, nel laboratorio di meccanica con una coppa splendente. Raccontaci da dove arriva.
L’anno scorso abbiamo fatto con la nazionale italiana i mondiali di categoria 1B ad Asiago, dunque in casa. Abbiamo giocato contro Cina, Corea, Polonia e altre squadre nazionali. Il livello era molto alto, considerando che la Corea aveva appena fatto le Olimpiadi in casa, mentre la Cina le ospiterà nel 2022 ed è seguita da uno staff con americani e canadesi che puntano a fare crescere la formazione. Abbiamo giocato la finale contro la Cina. Una partita al cardiopalma, con l’unico gol a 3 minuti dalla fine. È finita 1-0 per noi. Una gioia immensa, un risultato storico: la nazionale italiana non è mai salita nella divisione 1A. E quest’anno disputeremo i mondiali a Budapest con l’obiettivo di rimanere nella divisione.

Quali i valori ti ha insegnato lo sport ad alto livello?
Senz’altro il rispetto nei confronti di tutte le persone coinvolte nel mondo sportivo. Un grande vantaggio è il saper lavorare di squadra: contare sulle proprie forze e su quelle degli altri. Far sì che queste si sposino bene per ottenere un risultato positivo. Se penso al mondiale non eravamo le favorite e avevamo molte giovani in squadra. L’obiettivo era fare bene ma non ci aspettavamo di vincere. È stato il gruppo a vincere. Senza questo fattore non saremmo mai arrivate a conquistare il titolo.

Un consiglio a tutti i giovani che intendono studiare e fare sport.
Il consiglio è di iniziare fin da subito con grande impegno in entrambi i settori. Questa è la formula essenziale: impegno, passione e disponibilità a voler imparare sono elementi essenziali per riuscire nello sport e nello studio.

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