Un passo avanti, anzi due, per un’acqua sempre più pulita
18 novembre 2014
Due nuove tecnologie permetteranno alla Svizzera e al Ticino di dotarsi di impianti di trattamento per i microinquinanti nelle acque reflue municipali. Se ne è parlato al workshop organizzato da SUPSI “I microinquinanti in Ticino: esperienze a confronto”.

Il Dipartimento tecnologie innovative della Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana (SUPSI), in collaborazione con l’Associazione svizzera dei professionisti della protezione delle acque (VSA), ha recentemente organizzato un workshop che ha presentato lo stato delle tecnologie disponibili per la rimozione dei microinquinanti presenti nelle acque reflue municipali in risposta alla revisione della Legge federale che sancisce la ristrutturazione di 100 impianti su 700 presenti in Svizzera. Come scegliere fra le due tecnologie applicabili, ovvero carbone attivo polverizzato oppure ozono, e quali sono gli aspetti positivi e negativi di ognuna è ancora fonte di dibattito. In futuro, nel nostro Cantone si ipotizza che una decina di impianti potrebbero essere chiamati ad una fase di trattamento specifico.

La Svizzera, Paese all’avanguardia nel trattamento delle acque municipali, ha recentemente inaugurato a Dübendorf (ZH) il primo impianto di trattamento ad ozono che abbatte l’80% dei microinquinanti presenti nelle acque di scarico. Solo nel Cantone Zurigo, circa 40 dei 63 principali impianti saranno interessati dalla ristrutturazione, mentre in Ticino circa 10 impianti potrebbero essere chiamati a integrare una fase di trattamento specifico. I microinquinanti, composti chimici sia organici che inorganici, vengono rilasciati continuamente nell’ambiente e anche a bassissime concentrazioni (ppb cioè pochi mg per metro cubo di acqua) possono avere effetti nocivi per gli organismi. Un esempio è dato dall’uso intensivo – con conseguente rilascio nell’ambiente - di farmaci ad uso umano, veterinario e in campo agricolo. Gli effetti più immediati si riscontrano negli organismi acquatici, mentre sulla salute umana ad oggi non sono state dimostrate evidenze significative. Il workshop ha fatto registrare il tutto esaurito; i partecipanti, provenienti da diversi settori professionali come ad esempio operatori del mondo della depurazione delle acque, comunità scientifica e politica, industrie chimico farmaceutiche e istituzioni ospedaliere, hanno discusso a lungo della problematica. A sostegno dell’iniziativa hanno preso parte attori appartenenti al mondo della tecnologia e dell’industria – Krofta Waters International, Dolder AG, Mecana Umwelttechnik Gmbh, Acque e Chimici e TBF+Partner AG.

“La situazione in Ticino è tale per cui” - sostiene Mauro Veronesi responsabile dell’Ufficio della protezione delle acque e dell'approvvigionamento idrico - “la maggior parte degli impianti di depurazione di medie-grosse dimensioni del nostro territorio potrebbe dover essere dotato del modulo di abbattimento dei microinquinanti.” “Allo stato attuale delle conoscenze, l’adsorbimento su carbone attivo in polvere e l’ossidazione mediante ozono sono i due processi disponibili per il raggiungimento degli obiettivi posti dalla Confederazione”, afferma Paolo Foa, ingegnere di TBF+Partner AG nonché partner dell’unico progetto pilota finora attuato in Ticino. Thomas Wintgens, professore alla Fachhochschule Nordwestschweiz e responsabile del team di ricerca tecnologie ambientali, conferma che “l’opzione con carbone attivo polverizzato separato mediante flottazione ad aria disciolta nella rimozione dei microinquinanti dalle acque reflue trattate è una soluzione tecnicamente applicabile nel potenziamento degli impianti.”
“Se i nostri impianti di depurazione si tingeranno di nero (carbone attivo) o prediligeranno l’ozono” continua l’ing. Foa “sarà anche questione di ingombri e, con la penuria di terreno che contraddistingue non solo il Ticino ma tutta la Svizzera, la seconda alternativa potrebbe prevalere, anche se non sono da escludere ulteriori evoluzioni proprio grazie ai risultati dei progetti pilota in corso.”. Adriano Nasciuti, direttore dell’Istituto CIM per la sostenibilità nell’innovazione della SUPSI, rileva infine che “L’evento organizzato è un’ottima opportunità per condividere con il territorio l’attività di ricerca di SUPSI su tematiche attuali, a testimonianza della rilevanza del ruolo della Scuola nel contesto nazionale della ricerca applicata.”.

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