Giovanni Maria Pavan: studi di frontiera sui materiali autoassemblati
14 ottobre 2020
Il Prof. Giovanni Maria Pavan, responsabile del Laboratorio di Scienza dei Materiali Computazionale presso l’Istituto di Ingegneria meccanica e tecnologia dei materiali del DTI, ha rilasciato un’intervista a Ticino Scienza sul tema dei materiali self-assembled, fulcro dell’interesse di ricerca che lo ha visto protagonista negli ultimi anni e del contributo fornito per uno studio apparso sulla rivista Nature lo scorso luglio.

«I materiali che conosciamo sono composti da unità ripetitive tenute insieme da legami chimici primari; se questi si spezzano, il materiale si distrugge o degrada» spiega Pavan. «Nei materiali supramolecolari, invece, le unità fondamentali si uniscono tra loro ma lo fanno tramite interazioni deboli che sono quindi reversibili

L’eccezionalità di queste strutture riguarda quindi la loro capacità di risposta elastica a stimoli specifici e che variano al cambiare delle condizioni esterne, caratteristica tipica delle sostanze biologiche che si ritrova in materiali estremamente tech.

Collaborando con un gruppo di ricerca dell’università giapponese Chiba che era riuscito a realizzare dei catenani supramolecolari (strutture formate da molecole impilate e che si chiudono a formare anelli), il team di Pavan ha contribuito ad elaborare un modello teorico in grado di studiare il meccanismo di concatenazione degli anelli in “catene polimeriche”.

La ricerca sui materiali self-assembled e super-tecnologici rappresenta un’area ancora da esplorare ma, come dice lo stesso Pavan, «il bello di lavorare con progetti di frontiera è che non sai dove ti possono condurre. Di solito si inizia a studiare qualcosa per un interesse personale, o perché si intravede una possibile applicazione. In realtà, andando avanti, si capisce che esistono scenari a cui non si era pensato e che sono molto più affascinanti.»

Intervista integrale: Quando i materiali super-tecnologici riescono ad “aggiustarsi” da soli

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