L’AI tra nuove potenzialità e dilemmi etici
21 luglio 2022
Andrea Emilio Rizzoli e Alessandro Facchini, Direttore e docente-ricercatore senior presso l’Istituto Dalle Molle di studi sull’intelligenza artificiale (IDSIA USI-SUPSI), sono stati intervistati dal Corriere del Ticino sulle potenzialità, i limiti e i dilemmi etici legati all’AI.

Il rapido e costante avanzamento delle tecnologie di intelligenza artificiale pone i ricercatori di fronte a numerose sfide e problemi etici.

Di recente, in particolare, il dibattito pubblico si è concentrato sul tema dell’intelligenza artificiale “senziente”, dotata cioè di sensi e sensibilità al pari degli esseri umani, così come su altre forme di AI (GPT-3 e DALL-E2) in grado di realizzare testi di senso compiuto e immagini partendo da singole frasi immesse dagli utenti.

Ma possiamo davvero ritenere l’intelligenza artificiale “intelligente e senziente”?

«Quanto prodotto da queste AI dipende molto dalla base di dati utilizzata per addestrarle e dal tipo di correlazione che si scopre fra questi dati» spiega Andrea Rizzoli, Direttore dell’IDSIA USI-SUPSI. «Potremmo definirle insomma "pappagalli statistici": ripetono quanto sentito dire. Ciò genera anche molti errori, questi algoritmi rispondono con una serie di connessioni che assomigliano a un ragionamento. Ciò può essere in alcuni casi "causale", in altri no. Va poi considerato che noi, il pubblico, vediamo solitamente solo i buoni risultati, non cosa è andato male».

«Se lo strumento viene dato in mano a qualcuno un po' più critico, è quindi facile rendersi conto che siamo lontani da una vera intelligenza. Test facilmente superabili da un bambino o da animali non sono ancora eseguibili da degli algoritmi. È vero, AI come GPT-3 possono essere in grado di passare test linguistici simili a quello di Turing, ma molto dipende da quanto tempo diamo. Con dieci secondi di dialogo, 8 persone su 10 magari possono essere tratte in inganno e scambiare l'AI per un essere umano. Ma con due ore di dialogo è probabile che la statistica si abbassi di molto e che solo una persona su 10 pensi davvero di stare dialogando con un altro essere umano» continua Alessandro Facchini, docente-ricercatore senior all'IDSIA USI-SUPSI.

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