Il corso

CAS Umanesimo ed etica clinica. Temporalità e cura

Da aprile 2020 a maggio 2021

A più livelli il tempo è protagonista, più o meno riconosciuto, della scena della malattia e della cura. Da un canto, la malattia si differenzia negli ordini dell’urgenza, della cronicità, della ricorrenza; vi sono malattie lunghe e malattie brevi; interruzioni brusche e attese senza fine. Dal canto suo, l’intervento medico pare essere lotta contro il tempo, tentativo costante di invertirne la direzione o, perlomeno, di rallentarne il corso; sforzo di dilatare la durata, là dove “i tempi stringono”, corsa per “arrivare in tempo”. A una dimensione della cura che cerca, attraverso l’azione, di aver presa sullo scorrere del tempo (e della malattia in quanto evento temporale), se ne affianca una di segno opposto che attribuisce al tempo stesso – e in particolare al ritmo – una funzione curativa. Alla gestione artificiale dei ritmi, si contrappone allora il rispetto per la temporalità naturale dei cicli vitali e naturali, ritenuti, sin dall’antichità, portatori di una sorta di "ars sanandi". La cura può così essere anche un’arte del ritmo, del saper cogliere il tempo giusto, o talvolta un’arte dell’attesa, del prepararsi a quel che sarà, o ancora un paziente lavoro di rivisitazione e ricomposizione di quello che è stato.

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