Professionisti in informatica, il gap tra domanda e offerta
06 dicembre 2022
Il Prof. Sandro Pedrazzini, Responsabile del Bachelor in Ingegneria informatica, è stato intervistato da Il Corriere del Ticino sullo sbilanciamento tra la domanda del mercato e l'offerta di professionisti qualificati nel settore ICT.

L'impatto della digitalizzazione in tutti i settori della vita pubblica e privata comporta la necessità di formare un numero sempre più elevato di professionisti attivi nei settori dell'Information and Communication Technology (ICT).

Secondo alcuni studi, ogni anno in Svizzera vengono formati circa 3000 informatici, un numero importante e destinato a crescere per fronteggiare le richieste di un mercato sempre più esigente.

«Questa situazione è anche frutto della spinta che c’è stata nel periodo pandemico, con la digitalizzazione, le opportunità date dal lavoro in remoto e la necessità in varie professioni di utilizzare strumenti infomatici adeguati. Questa accelerazione ha creato una maggiore necessità di informatici. Noi, dal nostro osservatorio, lo percepiamo anche nel fatto che gli studenti in informatica della SUPSI, una volta terminata la formazione, non hanno particolari difficoltà nel trovare lavoro. È un indicatore molto chiaro sul presente, un indicatore che ci permette però di dare buone prospettive ai nostri nuovi studenti» spiega il Prof. Sandro Pedrazzini, Responsabile del Bachelor in Ingegneria informatica.

In particolare, negli ultimi anni è costantemente aumentato il numero degli studenti e dei diplomati in Ingegneria informatica al Dipartimento tecnologie innovative della SUPSI. Un dato interessante, soprattutto perchè in controtendenza rispetto a quanto accaduto nelle altre Scuole universitarie professionali svizzere nel 2021.

Tuttavia, esiste uno squilibrio tra la domanda del mercato e l'offerta di profili formati e qualificati. Una possibile soluzione potrebbe riguardare l'aumento dei talenti femminili tramite apposite politiche di attrazione e valorizzazione.

Oltre a ciò, «bisogna forse lavorare sull’immagine dell’informatico, ancora legata a vecchi cliché: il programmatore davanti a uno schermo, solitario, poco incline alla collaborazione. Ecco, questo stereotipo va sfatato, anche perché oggi l’informatico lavora in team multidisciplinari e anche multiculturali, distribuiti in più Paesi, è chiamato a collaborare spesso con persone provenienti da altri ambiti professionali. È un aspetto che va spiegato meglio, migliorerebbe l’immagine dell’informatico, l’attrattività del percorso» conclude Pedrazzini.

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