Federico Clemente
Il percorso MAS Fisioterapia neuromuscoloscheletrica ha trasformato il mio ragionamento clinico
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Federico Clemente, fisioterapista, racconta la sua esperienza relativa il Master of Advanced Studies (MAS) SUPSI in Fisioterapia neuromuscoloscheletrica: un percorso formativo che ha trasformato il suo approccio e il suo pensiero clinico. Grazie a questa specializzazione ha potuto raggiungere un obiettivo professionale per lui fondamentale: offrire un contributo ancora più competente e qualificato per aiutare al meglio le persone che si affidano alle sue cure.
Puoi raccontarci chi sei e di cosa ti occupi?
Sono un ragazzo che un tempo aveva una forte impronta accademica e che ora predilige più l’ambito clinico, basandolo però su una forte base scientifica.
Mi piace svolgere attività fisica (tennis, bachata, trekking, allenamento contro resistenza e, quando possibile, aerobico), leggere e trascorrere il tempo con famiglia e amici.
Sono un fisioterapista che lavora sia a domicilio che in studio: tratto sia problematiche neuromuscoloscheletriche che esiti di patologie croniche che anziani.
Perché hai scelto di frequentare il MAS Fisioterapia neuromuscoloscheletrica?
Il senso di vuoto che avevo dopo la Triennale di fronte a problematiche neuromuscoloscheletriche di varia natura mi ha spinto a cercare un percorso per gettare una base solida per il mio ragionamento clinico. Sottolineo che il percorso MAS è stato il primo che ho intrapreso dopo il conseguimento della laurea Triennale. Se da un lato mi ha aperto grandi consapevolezze sulla mia ignoranza (fatto che mi ha ulteriormente destabilizzato), mi ha anche fornito una forma mentale aperta all’incognito e alla variabilità (in cui è difficile stare, ma nella quale il fisioterapista deve imparare a muoversi per adattarsi alle varie sfumature delle problematiche della persona che ha davanti).
Dopo essermi confrontato con l’allora responsabile Gianpiero Capra, ho trovato molto sensata la scelta di fornire “pacchetti” di conoscenze (informazioni teoriche e pratica) nei vari CAS così da avere tempo di metabolizzarli progressivamente, metterli in pratica e pian piano aggiungere. A posteriori ritengo questo aspetto molto valido e lo sottolineo. Oltretutto mi affascinava il respiro internazionale con esperti da varie parti del mondo, aspetto che ritengo essenziale in un Master. In fondo sono un clinico che vuole aiutare al suo meglio le persone che a lui si rivolgono; non si è intrapreso il percorso per gloria personale.
Il MAS affronta diversi temi attuali e centrali per la pratica del fisioterapista. C’è un argomento che, più degli altri, ritieni abbia avuto un impatto concreto e immediato sul tuo lavoro quotidiano?
Il ragionamento clinico fornitoci al CAS Terapia manuale base ha completamente modificato il mio approccio. Con questo come fondamento, ci si è sempre più addentrati nelle mille sfumature del dolore, della valutazione, del trattamento e della relazione clinica.
Puoi fare un esempio di un modulo o di un’attività particolarmente significativa?
Ho molto apprezzato il modulo strutturato dal docente Stefano Di Antonio, perché molto completo dal punto di vista del materiale fornito (aspetto molto raro), per la selezione degli argomenti da trattare (nel vasto mondo delle cefalee) e per la consapevolezza dell’ambito di azione del fisioterapista in questa problematica.
Da menzionare anche il seminario con la docente Annina Schmid perché ha saputo trasmettermi tranquillità nell’estrema eterogeneità e vastità del dolore neuropatico. Anche lei è stata in grado di selezionare le informazioni da trasmettere, fornendo concetti chiari per un approccio clinico.
Cito anche i seminari con i docenti Marco Cattaneo e Kristian Thorborg perché l’esercizio terapeutico è il cuore del mio trattamento fisioterapico, come anche supportato dalla letteratura scientifica. Mi hanno fornito una maggiore (seppure ancora limitata) comprensione del mondo dello strength & conditioning.
In ultimo, anche le lezioni con Valerio Quercia per avermi fornito, seppure in maniera più colloquiale, consapevolezza di alcune tecniche comunicative che già utilizzavo e attenzione su alcuni errori che commettevo e tuttora commetto. Mi ha fatto capire quanto il cambiamento, che dal punto di vista del clinico è scontato (esempio se vuoi dimagrire, segui la dieta) non è così semplice per la persona che si trova ad affrontarlo.
Consiglieresti questo percorso a un/una collega? Per quali motivi?
Certo, lo consiglierei per la parte clinica, in quanto non credo sia possibile in meno tempo acquisire la capacità di ragionamento clinico che sto sviluppando ancora oggi (considerando che ho iniziato il CAS Terapia manuale base nel 2021). Serve tempo, pratica, dubbi e revisione (e su questo ringrazio i docenti che hanno avuto l’umiltà di spiegare cose, magari per loro semplici, più volte nel percorso).