Eventi e comunicazioni
La pittura su pietra tra XVI e XVII secolo: le tecniche, i materiali e le opere
06 ottobre 2011
Dipartimento ambiente costruzioni e design, Aula C-102, Blocco C, Campus Trevano
La pittura su pietra, una tecnica nota sin dall’antichità e ripresa a Roma nel Cinquecento, deve la sua fortuna al concetto di eternità associato all’opera d’arte. Giorgio Vasari, che ne descrive il procedimento di realizzazione nelle Vite, nel brano dedicato al Dipingere in pietra a olio, e che pietre siano bone (1550, XXIIII), era convinto che le lastre di pietra fossero “durabili in infinito” purché fossero lavorate con diligenza; in particolar modo l’ardesia, estratta dal territorio ligure di Valle Fontanabuona, ebbe una discreta diffusione in tutti i più importanti centri artistici della penisola.

In questa sede verrà presentata la ricerca di dottorato in corso, concentrando l’attenzione sulla descrizione di alcuni esemplari realizzati su differenti tipologie di supporto lapideo tra XVI e XVIII secolo. In sostanza, dopo un preliminare accenno agli aspetti di natura più strettamente storica ed artistica, si tenterà di entrare nello specifico delle problematiche sulla tecnica esecutiva e la storia dei materiali, facendo qualche considerazione sul rapporto fra qualità del supporto, conservazione e resa estetica.

Lo studio approfondito dei materiali costitutivi - non soltanto per quelle che sono le relazioni tecniche dei procedimenti, lavorazione e preparazione del supporto, stesura del colore, verniciatura, ma per tutto quanto è legato alla struttura geologica della pietra, le reazioni e le interazioni di questa rispetto ad una specifica situazione climatica e ambientale, la compatibilità con i prodotti impiegati per la pittura, dal legante oleoso alla tipologia di imprimitura – conferisce al lavoro un carattere di importante specificità. La stessa scelta e lavorazione delle pietre appartiene a quella fase creativa dell’artista in cui l’opera viene pensata e concepita secondo precisi canoni estetici ed iconografici e solo in un secondo momento diviene tangibile mediante la realizzazione. Conoscere le ragioni di una scelta, che può essere dettata dalle semplici ragioni finanziarie a quelle più complesse di tipo simbolico o devozionale, ci può consentire di entrare nel merito del processo creativo dell’opera d’arte, di capire i propositi di artisti e committenti rispetto al completamento del lavoro, e talvolta di comprendere la formazione intellettuale e culturale degli stessi o del contesto in cui operavano.

Mario Casaburo

Laureato in Conservazione dei Beni Culturali (2005) e in Storia dell’Arte (2007) presso la Seconda Università degli Studi di Napoli. Nel 2009 ha conseguito un diploma di Specializzazione in Beni Storico-Artistici con una Tesi incentrata sugli aspetti della conservazione dei dipinti murali in Campania nell’Ottocento (relatore prof. Paolo Bensi).

Da diversi anni conduce ricerche sulle tecniche della pittura murale, sugli aspetti storico-critici e metodologici della conservazione e del restauro tra Ottocento e Novecento, partecipando a diversi convegni sull’argomento. Attualmente sta svolgendo un dottorato in Metodologie Conoscitive per la Conservazione e la Valorizzazione dei Beni Culturali presso la Seconda Università degli Studi di Napoli, sotto la guida del prof. Riccardo Lattuada, con una ricerca rivolta all’indagine storica e filologica dei materiali ed all’analisi della tecnica della pittura realizzata su supporti lapidei tra XVI e XVIII secolo in Italia.

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