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Il segno dello scultore: modelli in gesso nell’eredità di Vincenzo Vela
08 febbraio 2021
SUPSI, Dipartimento ambiente costruzioni e design, Istituto materiali e costruzioni
Da dicembre 2020 l’Istituto materiali e costruzioni (IMC) della Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana (SUPSI) in collaborazione con il Museo Vincenzo Vela a Ligornetto, ha avviato un importante progetto di ricerca finanziato dal Fondo nazionale svizzero dal titolo “Il segno dello scultore: modelli in gesso nell’eredità di Vincenzo Vela”.
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Questa ricerca, diretta da Alberto Felici, avrà una durata di quattro anni e vedrà impegnato un team interdisciplinare di studiosi composto da ricercatori della SUPSI (Elisabeth Manship, Giovanni Nicoli e Pierre Jaccard, specializzati nella conservazione degli stucchi e dei modelli in gesso) ed esperti scientifici dell’IMC per lo svolgimento e il coordinamento delle indagini sui materiali. Il loro lavoro sarà affiancato da Gianna A. Mina, direttrice del Museo Vincenzo Vela, da Marc-Joachim Wasmer, docente di storia dell’arte all’università di Zurigo e autore della monografia sul Museo Vincenzo Vela del 2020 e da Mauro Zeni per lo svolgimento di una campagna fotografica che aiuti ad apprezzare la qualità materiale di queste opere. 

Vincenzo Vela (1820-1891), uno dei più influenti scultori europei del XIX secolo, attivo tra Milano, Torino e il Canton Ticino, nasce in un ambiente modesto nel piccolo villaggio di Ligornetto. In giovane età si forma come scalpellino nelle cave di Besazio e Viggiù e, avendo dimostrato una notevole abilità nella lavorazione della pietra, segue il fratello maggiore Lorenzo a Milano. Qui frequenta l'Accademia di Brera e apre un proprio studio dove comincia a realizzare opere che hanno avuto un grande successo di critica come La Preghiera del mattino (1846) e La Desolazione (1850). Il coinvolgimento personale di Vela nei grandi conflitti militari dell'epoca lo porta a raffigurare i principali esponenti militari e politici suoi contemporanei tra cui il generale Guillaume-Henri Dufour, Giuseppe Garibaldi, Camillo Benso conte di Cavour e a realizzare una delle sue opere più note, lo Spartaco (1850), considerato da alcuni come la personificazione della lotta per l'indipendenza in Italia.

Lasciata Milano, Vela si trasferisce a Torino dove per molti anni insegna scultura all'Accademia Albertina e realizza sculture monumentali e funerarie come l'Alfiere (1859) per Piazza Castello a Torino e L'Armonia dolente. Monumento a Gaetano Donizetti (1855). In seguito Vela si trasferisce di nuovo a Ligornetto dove costruisce una casa-studio-museo, un luogo di lavoro ma anche uno spazio in cui mostrare i suoi modelli in gesso a diversi visitatori. La sua attività è sempre molto intensa, realizza opere come il Monumento a Giuseppe Garibaldi (1888) ora in Piazza Vittoria a Como e Le Vittime del lavoro (1882) o i celebri monumenti funebri che si possono vedere in Canton Ticino, Lombardia e Piemonte.

Nel corso della sua vita ha conservato quasi tutto il corpus dei suoi modelli originali in gesso (per un totale di quasi 200 pezzi) e a partire dal 1867 ne ha curato l’allestimento nella sua casa-museo di Ligornetto. La preziosa collezione, composta da modelli, sculture in pietra, bozzetti in terracotta, alcune rare crete crude, fotografie, disegni, la biblioteca privata e un archivio di lettere e documenti sono stati lasciati in eredità alla Confederazione svizzera. Questo corpus rappresenta un’importante testimonianza per lo studio della storia dell’arte e uno strumento di grande valore didattico. Lo scultore, infatti, non voleva solo promuovere la sua opera ma anche incoraggiare lo studio e l'impegno dei giovani nel campo artistico. Il Museo Vincenzo Vela è stato inaugurato ufficialmente nel 1898, ponendosi come il secondo museo federale svizzero ad essere istituito e il primo museo a nascere in Ticino. In Europa, il Museo Vincenzo Vela rappresenta un caso unico e singolare per essere stato creato da uno scultore vivente e per riuscire a unire in un solo luogo i tre aspetti di residenza privata, atelier d’arte e museo pubblico.

Ai tempi di Vela, i modelli in gesso occupavano una posizione importante nel processo creativo di uno scultore. L'artista iniziava a produrre disegni e piccoli bozzetti tridimensionali, procedeva poi con la creazione di un modello in creta in scala reale che, una volta completato, veniva riprodotto in gesso. Il modello in gesso rappresentava quindi il riferimento finale per la composizione, prima che l’opera venisse trasferita in un blocco di pietra o venisse fusa in una scultura in metallo. Per la sua posizione chiave in questo processo di traduzione di un'idea in una realtà materiale, il modello in gesso rappresenta l'"interfaccia" tra l'aspetto esplorativo e progettuale e gli aspetti più tecnici o pratici della creazione di una scultura. I segni sulla sua superficie sono la testimonianza delle fasi di questo complesso processo e rappresentano quindi un documento “fisico” importante di un periodo in cui molti aspetti delle pratiche di laboratorio di un artista non erano altrimenti documentati. I modelli in gesso sono una ricca fonte da cui apprendere aspetti inespressi e non esaminati dell'approccio di uno scultore nel materializzare le sue idee.
Sebbene il notevole impatto di Vincenzo Vela sulla pratica della scultura nell'Ottocento sia stato affrontato in letteratura dal punto di vista storico e storico-artistico, i materiali e le tecniche impiegate per realizzare i suoi modelli e il ruolo che hanno avuto nella sua opera non sono stati studiati a fondo, nonostante la grande varietà dei metodi di lavorazione e dei calchi da forme naturali che egli ha spesso utilizzato.

Durante questo progetto di ricerca verranno esaminate le fonti scritte che possono aiutare a fare luce sul modus operandi di Vincenzo Vela e sarà condotto uno studio interdisciplinare diretto delle superfici, per capire i materiali e i metodi di costruzione utilizzati per creare questi modelli, sviluppare una comprensione più completa delle loro caratteristiche fisiche e materiali e esplorare il ruolo del modello in gesso nel processo di lavoro nelle diverse fasi di concezione e di realizzazione di una scultura.

Questo progetto permetterà di ampliare le conoscenze su Vincenzo Vela e sul suo modo di “affrontare” la scultura e prende avvio in concomitanza con le celebrazioni per il bicentenario della sua nascita (2020). Le nuove ricerche si aggiungeranno ad altre iniziative di carattere scientifico che caratterizzano il Museo quale polo per lo studio dell’arte di Vincenzo Vela non solo a livello locale ma si inseriranno nel vivace dibattito internazionale che si sta sviluppando su questi temi, fornendo informazioni importanti per impostare la conservazione di questa collezione davvero unica nel suo genere.

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