Conosciamo i Professori del DTI: intervista ad Achille Peternier
16 November 2020
Achille Peternier, Professore presso l'Istituto sistemi informativi e networking (ISIN) del Dipartimento tecnologie innovative, si è raccontato in una breve intervista sul suo percorso personale e professionale.
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Come riassumerebbe il percorso personale e accademico che l’ha portata a realizzare questo importante traguardo professionale?

Dopo il dottorato al politecnico di Losanna in computer grafica e realtà virtuale, sono rientrato in Ticino dove ho continuato a lavorare nel settore accademico attraverso due post-doc all’USI. È stato durante tale periodo che sono entrato in contatto con SUPSI ed è cominciata la mia collaborazione in veste di docente, che nel corso degli anni si è evoluta fino al mio attuale ruolo. Nello stesso periodo ho anche iniziato a lavorare nel settore privato presso sarmap SA, una ditta locale che si occupa del trattamento delle immagini satellitari. 

Se non avesse fatto questo lavoro, che cosa le sarebbe piaciuto diventare? Ha sempre voluto specializzarsi in questo campo?

Sono sempre stato vicino alle scienze umane ed in più occasioni sono stato tentato da una carriera nell’ambito della letteratura italiana, della musica o della storia dell’arte. La sterzata verso il settore tecnologico è stata quasi fortuita e determinata dal palesarsi di una serie di opportunità inattese.
Mi sono tuttavia avvicinato all’informatica già da molto giovane, grazie soprattutto ad amici più grandi che avevano ricevuto in regalo dei computer ed avevano iniziato a programmarli. È stata un’ottima palestra: l’informatica di quegli anni (parlo della fine degli anni ’80 – prima metà dei ‘90) era molto diversa da quella di oggi. I computer non erano degli elettrodomestici ma delle macchine per esperti e difficili da usare. Non c’erano tutorial in Internet per imparare (anche perché non esisteva Internet). Una buona parte di quello che sono diventato si è formata proprio durante quegli anni e fuori da ogni contesto educativo o professionale.

Qual è la parte più impegnativa e quale la più appagante della sua professione?

 Il bello di studiare i poeti italiani del ‘400, un nuovo preludio e fuga dal clavicembalo ben temperato o qualche pittore della Pop Art è che la materia prima è circoscritta. Con l’informatica, ogni giorno ci si trova confrontati con qualcosa di nuovo o, perlomeno, di diverso dal giorno prima. Se da un lato questo aspetto può essere uno stimolo, dall’altro è una pressione continua che rende instabili i pochi punti di riferimento che un informatico riesce a crearsi.
 
Computer grafica e realtà virtuale sono due branche dell’informatica che, contrariamente a molti altri ambiti più astratti, generano risultati molto plastici, quasi tangibili (come immagini 3D ed ambienti virtuali all’interno dei quali muoversi ed interagire con i vari elementi della simulazione). Quando le cose funzionano, c’è quindi un appagamento immediato simile a quello di chi completa un lavoro manuale e ne può ammirare il risultato.

Si sente sempre più spesso parlare di realtà virtuale nella vita di ogni giorno: è la volta buona?

 Buona parte dei fondamenti teorici della materia sono stati definiti negli ultimi decenni del secolo scorso: quello che abbiamo oggi sono potenza di calcolo ed alta qualità di periferiche come schermi, visori 3D e sensori da fantascienza rispetto a quanto avremmo potuto aspettarci alla volta del millennio. Questo ha reso possibile la fruizione di tali tecnologie fra le pareti domestiche, mediante materiale informatico con qualità che fino a pochi anni or sono sarebbero state sostenibili solo in centri di ricerca. Sembra dunque essere il momento buono per una vera svolta della realtà virtuale, sebbene le sue applicazioni nella quotidianità siano ancora piuttosto frammentate e settoriali. Il grande salto avverrà quando i visori 3D saranno poco più ingombranti di un paio di occhiali, con integrati i vari sensori per il tracciamento delle dita e dell’ambiente circostante per offrire una piena interazione senza bisogno di indossare scomodi apparecchi. A quel punto i telefonini avranno i giorni contati.

st.wwwsupsi@supsi.ch