Il focus scelto quest’anno per la Giornata mondiale della salute mentale riguarda la salute mentale sul posto di lavoro. Non è un tema di poco conto quello lanciato dall’OMS: la realtà professionale costituisce una dimensione importante nella vita delle persone, una realtà che va ben oltre il fatto di rappresentare una fonte di reddito. Il lavoro, nella sua presenza così come nella sua assenza, finisce per essere un elemento che può incidere positivamente o negativamente sulla salute di un soggetto; parafrasando il titolo di una celebre opera di Pavese “Lavorare stanca” ma anche “non lavorare” stanca, ovvero logora, provoca sofferenza, emarginazione sociale, solitudine. Con lavoro possiamo pensare a tutte le realtà di occupazione che oggi si possono praticare perché, soprattutto nell’ambito della salute mentale, ci sono ingaggi che possono essere differenti dal lavoro comunemente inteso ma che ne portano tutta la dignità e la preziosità. Anche queste realtà, come avviene per le forme di lavoro che corrispondono all’accezione tradizionale, arricchiscono la comunità e portano un prezioso contributo alla collettività oltre che al singolo. La cura delle relazioni, la dimensione del rispetto, la valorizzazione e la possibilità di crescere all’interno della propria attività, il contenimento dello stress, finiscono per essere, accanto a molti altri, fattori protettivi per la salute mentale e, quando disattesi o non curati, elementi di compromissione del benessere del lavoratore.
La salute mentale è dunque un tema che occupa tutti gli ambiti della vita, e ciascuno di essi merita la cura e l’attenzione necessarie perché non finisca per incidere negativamente sul benessere della persona. Non è difficile immaginare quanto la sua assenza o la sua criticità ricadano inevitabilmente sulla qualità della vita di una persona e interferiscano con la sua salute mentale. Tutto ciò ci rende ancora più consapevoli che la salute mentale riguarda tutti, che tutti sono esposti al suo logoramento, che tutti sono chiamati alla sfida della sua cura. Parlando del lavoro, tema di questa giornata, si pensa subito al reddito. Anche questa dimensione, nella sua concretezza e materialità, ha un’incidenza sulla salute mentale; questo infatti è un aspetto che apre (o chiude) a possibilità e opportunità nella vita di una persona; ma il lavoro è anche strutturazione del proprio tempo, è socializzazione e occasioni relazionali, rete di conoscenze e apertura a possibilità di incontro, come pure è investito di significato e senso capaci di dare scopo alla propria vita: sentire che si sta costruendo qualcosa o che si hanno obiettivi nella propria giornata, avere delle mete da raggiungere, percepire che è possibile dare un contributo, il proprio contributo a qualcosa o a qualcuno, non sono elementi di poco conto.
Anche nella vita professionale occorre uscire dal binomio successo-insuccesso e inserire la dimensione del senso e della crescita effettiva all’interno di tale esperienza. Quando un lavoro perde significato, quando al suo interno non si trova senso a quanto si fa, quando le relazioni umane si deteriorano, anche se coronato dal successo quel lavoro rappresenta un fattore di rischio per la salute mentale della persona.
In questa giornata mondiale della salute mentale, l’Organizzazione sociopsichiatrica cantonale assieme al Centro competenze psicologia applicata della SUPSI e in collaborazione con il Club ’74, Pro Mente Sana e Ingrado, vogliono sostenere e rilanciare l’attenzione sul benessere al lavoro, sulla sua importanza nella vita delle persone e, per questo, sottolinearne il ruolo chiave per la salute mentale. Nei progetti di collaborazione che queste realtà svolgono, in particolare nei moduli didattici relativi ai corsi per gli studenti di Bachelor in Lavoro sociale della SUPSI, spesso il tema del lavoro - di come viene vissuto, a volte patito piuttosto che rivalutato - è centrale: un oggetto di costante riflessione. Lavorare nell’ambito della salute mentale significa dialogare costantemente con le luci e le ombre del lavoro cercando, laddove è possibile, di sostenere gli aspetti luminosi che il lavoro può portare nella vita delle persone e contenendo il più possibile gli aspetti logoranti e di compromissione del benessere che, purtroppo, si riconoscono nelle traiettorie biografiche di molte persone segnate dall’esperienza del disagio psichico.
Un particolare ringraziamento alle studentesse e agli studenti del modulo “Metodi e tecniche col disagio psichico” del Bachelor in Lavoro sociale, all’Organizzazione sociopsichiatrica cantonale, all’associazione Club ’74, a Pro Mente Sana Ticino e a Ingrado.
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