Utilizzati in modo integrato, questi due strumenti possono fare la differenza in termini di efficacia sia nel raggiungimento degli obiettivi che nel benessere aziendale.
Come si fa, però, ad utilizzarli al meglio?
Ne parliamo con Rossana Andreotti, consulente per il Benessere organizzativo, Psicologa e business Coach.
Parliamo del feedforward, il “cugino” meno conosciuto del feedback. Cosa è, ed in che modo i due strumenti sono differenti?
Guardando al suo significato, il feedback è più rivolto alla valutazione di ciò che è accaduto in passato, mentre al contrario “feedforward” ci dice che il nostro focus è sul futuro, su ciò che potremo fare la prossima volta.
Di fatto, il feedforward non è altro che un feedback dove, in seguito ad una prima – più sintetica - fase di bilancio su ciò che è stato, la maggior parte del tempo e dell’energia saranno dedicati alla progettazione dell’azione futura. Risponde alla domanda “so what?”: cosa ne facciamo di quello che abbiamo appreso, come lo applichiamo per aumentare la nostra efficacia strategica ed operativa?
Questo risulta particolarmente utile in quanto permette di evitare il rischio della “caccia al colpevole” e concentra maggiormente l’attenzione e le energie su come modificare le azioni che non hanno funzionato e su come rinforzare ulteriormente ciò che invece ha funzionato.
Perché nonostante tutti conoscano il feedback e le buone tecniche ad esso associate, spesso nelle organizzazioni si fatica a darlo?
Dico spesso che il feedback è un po’ come la palestra: non basta conoscere quello che dovrei fare per il mio benessere, devo anche superare le mie barriere interne a farlo, la fatica percepita che associo a quelle azioni “virtuose”. Non è solo un tema di forza di volontà o di conoscere quello che dovrei fare, la consapevolezza spesso c’è, così come altrettanto spesso ci sono anche delle barriere, delle resistenze, delle convinzioni limitanti: ad esempio, il capo che non dà il feedback positivo perché ha paura che le persone che lo ricevono possano “sedersi” e impegnarsi meno la volta successiva.
Spesso, quindi, il passaggio per sbloccare il valore potenziale aggiunto del feedback, ma anche del feedforward, non sta solo nel conoscere le tecniche di comunicazione (che pure sono importanti), ma anche nell’essere consapevoli delle proprie barriere interne, ed affrontarle come se fosse un vero e proprio processo di allenamento, senza aspettarci di fare tutto perfettamente al primo colpo. Ci alleniamo al dare e ricevere feedback in maniera graduale, mettendo in conto che potrà costarci una certa fatica, che potrà però essere considerata come un investimento per andare a cogliere dei benefici importanti.
Quali sono i benefici di feedback e feedforward, dal punto di vista personale e da quello organizzativo? In altre parole: perché vale la pena fare la “fatica” di darli?
Dal punto di vista organizzativo, la decisione di investire in questi strumenti trae il massimo dei benefici quando è presa a livello strategico con lo scopo di potenziare una cultura del confronto aperto e del miglioramento continuo. Porta sicuramente valore anche applicato all’interno di un determinato team o a livello individuale, ma idealmente feedback e feedforward “danno il massimo” quando sono validati, sostenuti e condivisi in tutta l’organizzazione.
Il primo vantaggio di questi strumenti è di tipo informativo: le informazioni veicolate nel feedback e nel feedforward, infatti, consentono di migliorare strategie e processi organizzativi.
Il secondo valore aggiunto è a livello relazionale: anche se può essere faticoso, scambiarsi feedback rinsalda la relazione, creando nel tempo una sintonia sempre maggiore, grazie anche alla creazione di uno spazio in cui potersi esprimere e scambiare informazioni in modo costruttivo e funzionale.
Un terzo beneficio importante, infine, è l’evoluzione personale che può derivare da questi processi: le indicazioni che io ricevo mi porteranno infatti a migliorare le mie performance, ma anche a rinsaldare la mia autoefficacia e la mia autostima, grazie al fatto di avere riscontro dalle altre persone sul mio operato; questo significa infatti che le mie azioni sono ritenute rilevanti così da meritare l’investimento di tempo ed energie per approfondirle insieme.