“Portati per la musica, si nasce”. Ma è proprio così?
Nel suo contributo pubblicato su laRegione, Anna Galassetti, docente senior in didattica dell’educazione musicale al Dipartimento formazione e apprendimento / Alta scuola pedagogica (DFA/ASP) spiega che si tratta in verità di un falso mito molto diffuso alle nostre latitudini. Per sfatarlo, è necessario passare da una concezione che vede la performance stessa come punto di arrivo di tutto il processo di apprendimento musicale, ad una visione più ampia dell’educazione, in cui la musica può contribuire allo sviluppo globale della persona, fornendole abilità personali e interpersonali che potranno poi tornare utili anche in altri contesti sociali.
Cambiando la prospettiva in questo modo, ci accorgeremo così che l’educazione musicale favorisce lo sviluppo di alcune competenze trasversali importanti, come l’ascolto, la comunicazione, la collaborazione e il senso di appartenenza. Sta lavorando proprio in quest’ottica un gruppo di docenti di scuola dell’infanzia e di scuola elementare della Svizzera italiana, attraverso il CAS proposto dal DFA/ASP “Musica nel primo ciclo: percorsi trasversali per lo sviluppo globale del bambino”, il cui focus verte sull’uso dell’ambito musicale come strumento per favorire lo sviluppo personale di bambini e bambine a livello traversale.