Sevgi Orak
S. Orak - Interior Design senza confini: il programma IMIAD alla SUPSI
SUPSI Image Focus
Sevgi Orak è una studentessa in Architettura di Interni presso l'ITU di Istanbul. Abbraccia un continuo processo di apprendimento ed esplorazione nel suo lavoro, guidata dalla convinzione che l’architettura sia un campo di indagine infinito.
IMIAD – International Master of Interior Architectural Design – è un programma di master specialistico in architettura d'interni che promuove lo scambio di prospettive culturali e professionali tra studenti provenienti da diversi contesti nel campo del design. Nell’ambito del piano di studi, ogni studente è tenuto a svolgere un semestre di mobilità nel secondo periodo, presso una delle università partner al di fuori dell’istituto di provenienza.
In questo contesto abbiamo parlato con Sevgi Orak, studentessa della Istanbul Technical University, che ha trascorso il semestre primaverile presso SUPSI come parte del programma di scambio IMIAD, per conoscere il suo punto di vista sull’esperienza vissuta.
IMIAD – International Master of Interior Architectural Design – è un programma di master specialistico in architettura d'interni che promuove lo scambio di prospettive culturali e professionali tra studenti provenienti da diversi contesti nel campo del design. Nell’ambito del piano di studi, ogni studente è tenuto a svolgere un semestre di mobilità nel secondo periodo, presso una delle università partner al di fuori dell’istituto di provenienza.
In questo contesto abbiamo parlato con Sevgi Orak, studentessa della Istanbul Technical University, che ha trascorso il semestre primaverile presso SUPSI come parte del programma di scambio IMIAD, per conoscere il suo punto di vista sull’esperienza vissuta.
Cosa ti ha motivata a partecipare al programma IMIAD?
Credo che l'immaginazione richieda conoscenza. Di conseguenza, il mio interesse non si limita a scoprire nuovi luoghi, ma si estende alla comprensione di come le diverse culture pensano, vivono e progettano i propri spazi. Il programma IMIAD mi ha offerto un'opportunità accademica che ha ampliato la mia prospettiva progettuale. Osservare come l’architettura d'interni risponde ai bisogni umani in paesi diversi ha rivelato il valore dei punti di vista eterogenei. Questo mi ha permesso di affrontare il design in modo più universale, allargando i miei orizzonti e dando nuovo slancio alla mia visione creativa.
Quali sono state le principali differenze che hai notato tra lo studio del design in Turchia e quello alla SUPSI?
La mia formazione in Turchia pone l’accento sul pensiero concettuale, la sensibilità estetica e le conoscenze tecniche. Alla SUPSI, invece, l’approccio si amplia fino a includere un contatto diretto con i materiali e la realizzazione concreta delle idee. Lo sviluppo del progetto non si basa solo sul ragionamento cognitivo, ma anche – in modo rilevante – sulla pratica incarnata e sull’interazione sensoriale. Qui gli studenti non si limitano a generare idee: le sperimentano fisicamente e le vivono.
C’è un progetto o un’esperienza alla SUPSI che ti ha particolarmente ispirata o colpita?
L’esperienza tattile di versare il cemento nelle piastrelle ha dimostrato il potere di trasformare il design da concetto mentale a prodotto fisico. La mia comprensione del rapporto tra intuizione e conoscenza nell’architettura d’interni si è ampliata attraverso l’osservazione attiva, il coinvolgimento tattile e l’esperienza vissuta, più che attraverso soli processi cognitivi.
Un altro elemento che ha rafforzato questa esperienza è stato l’ambiente naturale della SUPSI. Creare in un contesto incorniciato dal profilo delle montagne e dalla tranquillità della natura nutre una profondità intellettuale. Inoltre, il Ticino esprime diversità non solo architettonica, ma anche di stile di vita. Incontrare stili architettonici diversi nella stessa via, ascoltare più lingue e percepire identità culturali differenti allo stesso tempo dimostra che lo spazio non è solo un concetto fisico, ma anche socio-culturale.
Che consiglio daresti ad altri studenti turchi (o internazionali) che stanno considerando il programma IMIAD?
Consiglierei di guardare oltre il contesto accademico per includere anche gli ambienti quotidiani, come le strade della città, i paesaggi visti dai mezzi pubblici o la disposizione dei mercati. Questo programma offre molto più di un semplice curriculum: è un’esperienza culturale, linguistica e sensoriale. A volte un’ombra o un piccolo dettaglio possono insegnare più di un disegno. Affrontare questo viaggio con apertura e osservazione attenta è la chiave per coglierne tutto il potenziale.
“Spero di poter incrociare ancora una volta il mio cammino con la SUPSI. Un ringraziamento speciale ai miei docenti Giuliano Gavin, Sebastiano Bagutti, Giancarlo Gianocca e Andrea Gallo per il loro supporto.”