Linda Bianchi
L. Bianchi - Mettere le mani in pasta: a scuola e sul campo
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Prima il Bachelor of Arts in Insegnamento nella scuola elementare, concluso nel 2024, poi il Master of Advanced Studies (MAS) in Educazione alle arti plastiche nelle scuole comunali. Per Linda Bianchi, oggi Docente in arti plastiche, la formazione è un’evoluzione continua. Un percorso, il suo, accompagnato anche da numerose collaborazioni con il DFA/ASP, tra laboratori di programmazione e gestione di pluriclassi.
Linda, durante il tuo percorso di studio al DFA/ASP hai gestito dei laboratori di coding (ndr. programmazione) con il Laboratorio media e MINT, rivolti a bambini e bambine della scuola elementare. Ci racconti un po’ di quest’esperienza?
Nel corso del secondo anno di DFA/ASP ho seguito un modulo legato alle tecnologie e ai media, in cui è stato presentato anche il programma Scratch, con il quale si impara a fare coding in maniera molto induttiva e sperimentale. Sono rimasta molto affascinata da questo programma e, una volta scoperta la possibilità di seguire e gestire dei laboratori estivi legati alla tematica, mi sono subito iscritta. Mi sono ritrovata in una classe molto eterogenea: c’erano ragazzi e ragazze che non avevano mai avuto esperienze di programmazione, e quindi avevano più bisogno di aiuto nel risolvere i problemi che si generavano o nel capire quali serie di blocchi unire per far muovere un personaggio in un certo modo, e altri che ne sapevano anche più di noi docenti. Alcuni allievi/e, ad esempio, ci hanno insegnato a sfruttare l’intelligenza artificiale per far muovere le labbra di una conduttrice televisiva e far sembrare che dicesse esattamente ciò che riguardava la storia inventata. È stata un’esperienza impegnativa ma molto appagante; realizzare una storia completa da zero, con personaggi, voci e suoni originali è un esercizio creativo molto interessante sia per chi lo fa, sia per chi guida il lavoro.
Robotica, programmazione, intelligenza artificiale: cosa è importante considerare oggi come docente per avvicinare allievi e allieve alle tecnologie e integrarle in modo sano anche a scuola?
Trovo che sia importante non dare per scontato che i giovani, essendo nati e cresciuti in un mondo digitale, siano esperti di tutto quello che riguarda i media e le tecnologie. Non si può essere esperti senza essere consapevoli, sia delle opportunità sia dei rischi che le tecnologie comportano. È necessario quindi guidare allievi e allieve a diventare responsabili di un sano e cosciente utilizzo delle tecnologie, creando degli spazi protetti all’interno dei quali permettere loro di sperimentare ed essere seguiti in ciò che fanno. Il/la docente ha il duplice compito di mostrare da una parte ciò che si può ottenere con determinate funzionalità, dall’altra di mettere in evidenza anche i rischi legati all’utilizzo dei media e degli strumenti tecnologici, trattando apertamente temi come il cyberbullismo, la dipendenza e l’esistenza di informazioni false.
Dopo l’esperienza dei laboratori di coding, hai avuto modo di instaurare altre collaborazioni con il DFA/ASP?
Un altro progetto che sto portando avanti anche quest’anno è PLURITEC, un’iniziativa che riguarda la buona gestione delle pluriclassi, ovvero quelle classi che comprendono allievi di anni scolastici differenti. Il progetto prevede la collaborazione con cinque classi del Bellinzonese e Tre Valli e con due scuole della Sicilia, con lo scopo di creare una rete internazionale tra docenti di pluriclassi e condividere delle buone pratiche di gestione. Oltre alla documentazione di alcune attività, ci sono stati due momenti di visiting, uno in Ticino e uno in Sicilia; in entrambi i casi le docenti coinvolte nel progetto hanno potuto visitare le classi, osservando i metodi di insegnamento e scambiandosi reciprocamente considerazioni e spunti. Parte del progetto implica anche l’utilizzo delle tecnologie a supporto della gestione di pluriclassi, quali l’utilizzo della lavagna interattiva o di piattaforme come H5P e Learning Apps, ma anche di intelligenza artificiale che può aiutare il/la docente nella fase di progettazione. È molto interessante notare che delle strategie che favoriscono la gestione di pluriclassi possono tranquillamente essere utilizzate anche all’interno di classi regolari per migliorare l’autonomia e il clima di lavoro.
Quali aspetti del tuo percorso di studi al DFA/ASP sono stati più rilevanti per la Linda docente di oggi?
Sicuramente la pratica professionale ha giocato un ruolo importantissimo. È proprio in queste occasioni che si mettono le mani in pasta per progettare percorsi e poi realizzarli in classe, osservando anche ciò che funziona e quello che va migliorato o modificato. Durante le pratiche professionali ho potuto osservare come i/le docenti presentano le loro lezioni, che materiali utilizzano, quali strategie mettono in atto per affrontare determinate situazioni, come utilizzano lo spazio d’aula, e man mano anche mettere in pratica tutti questi elementi per sperimentare il mio modo di essere docente in classe. Trovo che sia anche molto interessante e importante svolgere più pratiche in sedi e classi diverse, così da poter essere confrontati con docenti diversi che hanno modalità anche opposte di lavorare. In questo modo è possibile cogliere tutto un ventaglio di modalità e strategie che potranno essere utilizzate, o meno, nel lavoro in classe una volta diventati docenti.