Anto Andrijanic
A. Andrijanic - Prendersi cura della persona anziana fragile: specializzarsi per riconoscere le complessità e vedere oltre l’immediato
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Anto Andrijanic, infermiere specializzato in geriatria e gerontologia, racconta cosa significa prendersi cura delle persone anziane fragili e di quanto sia fondamentale specializzarsi per garantire una presa in carico efficace di questo tipo di paziente, che richiede attenzione, sensibilità e una preparazione specifica. Un impegno che dovrebbe riguardare non solo chi opera in ambito strettamente geriatrico, ma tutti i professionisti e le professioniste che lavorano in contesti differenti, dove la fragilità dell’anziano è comunque una presenza costante.
Chi sei e di cosa ti occupi?
Sono Anto Andrijanic, infermiere specializzato in geriatria e gerontologia. Lavoro al 90% nel reparto di Chirurgia A dell'Ospedale Regionale di Locarno, La Carità. In reparto seguo soprattutto pazienti anziani nel pre- e post-operatorio occupandomi principalmente di monitoraggio clinico, gestione del dolore, medicazione e drenaggio, mobilizzazione precoce, prevenzione complicanze e dimissioni. Parallelamente lavoro al 10% come infermiere indipendente nelle cure domiciliari, con focus su fragilità e continuità delle cure.Perché hai scelto di frequentare il DAS Gerontologia e geriatria?
Ho scelto di frequentare il DAS in Gerontologia e geriatria per consolidare in modo strutturato e avanzato le mie competenze in questo ambito. Nel reparto di chirurgia, come anche a domicilio, mi confronto ogni giorno con pazienti anziani e soprattutto fragili: persone con polimorbidità, riserva funzionale ridotta e bisogni assistenziali complessi. In queste situazioni complesse, la valutazione clinica e la presa in carico devono essere opportunamente adattate rispetto a quelle previste per il paziente adulto in condizioni cliniche ordinarie.
Una componente centrale del DAS riguarda migliorare la gestione di situazioni complesse e incerte nella cura della persona anziana, integrando il confronto interdisciplinare. In che modo la formazione ti ha aiutato a gestire meglio queste situazioni?
Grazie a questa formazione sono in grado di valutare le fragilità e i fattori di rischio in modo più strutturato, elemento che mi consente di pianificare le dimissioni in maniera più mirata ed efficace. Ho inoltre consolidato le mie capacità nel saper prevenire complicanze e nella comunicazione appropriata con il personale medico e i famigliari, aspetti essenziali nel lavoro in reparto. Nel contesto dell’assistenza domiciliare, ho sviluppato una migliore capacità nell’integrare obiettivi clinici e qualità di vita del/della paziente, evitando interventi non necessari a favore di una migliore continuità e trasparenza nel percorso di cura.
C'è un modulo, una lezione o un’esperienza che ti ha colpito in modo particolare durante il percorso?
Mi ha colpito in modo particolare la parte di corso dedicata ai segni e ai sintomi atipici nella persona anziana, perché mi ha fornito degli strumenti per saper leggere la clinica al letto del/della paziente in modo completamente diverso. Ora so riconoscere e comprendere più chiaramente come, nel paziente più fragile, una patologia importante possa manifestarsi in modo meno tipico e senza i consueti sintomi “classici”.Un esempio concreto: un’infezione urinaria o una polmonite, nel paziente anziano, possono presentarsi senza dare febbre né dolore evidente (sintomi classici), ma portare ad esempio a una confusione improvvisa (delirium), peggiorare la mobilità, aumentare il rischio di cadute o dare inappetenza. Saper riconoscere in modo precoce questi segnali consente di intervenire in anticipo, evitare complicanze e impostare una migliore e più specifica presa a carico.