In Svizzera circa 10’000 di persone non udenti utilizzano principalmente la lingua dei segni come forma di comunicazione, affrontando isolamento e ostacoli nell’interazione quotidiana con enti pubblici/semi-pubblici, dove l’assistenza di un interprete è costosa e non sempre disponibile.
Il Ticino, dal canto suo, si distingue come uno dei pochi cantoni ad aver riconosciuto ufficialmente la lingua dei segni, guidando un cambiamento positivo verso l'inclusione di tutte le cittadine e i cittadini.
In questo contesto si inserisce il progetto DEEP: Augmented Reality metaverse for assisting deafness people for institutional interaction by exploiting digital video forensics, finanziato da Innosuisse, l’Agenzia svizzera per la promozione dell’Innovazione. Si basa su un principio fondamentale di sensibilità verso le persone coinvolte e verso l’importanza dell’accessibilità del prodotto seguendo il motto “Niente per noi, senza di noi”.
“Inclusione non è una parola vuota. Con questo progetto ho toccato con mano la complessità delle interazioni umane che persone non udenti incontrano quotidianamente comunicando con altri individui. Le mie competenze tecniche e relazionali sono state fondamentali per comprendere le peculiarità della lingua dei segni italiana, consentendo la creazione di un corpus dati unico, destinato a costituire un prezioso contributo per l'intera comunità scientifica” afferma Elisa Colletti, collaboratrice scientifica del SIF.
Con il coinvolgimento di 14 persone non udenti e 3 persone udenti, la cui privacy è stata tutelata seguendo un rigoroso protocollo forense, nel corso del progetto è stato infatti creato un corpus di 36’694 video che cattura il movimento delle mani, della posizione del corpo e delle espressioni facciali, necessarie a rappresentare integralmente la Lingua dei Segni Italiana (LIS). Successivamente è stato generato un nuovo database annotato, essenziale per addestrare il modello di traduzione simultanea bidirezionale LIS-italiano.
“In questi casi lo sviluppo software non si può ridurre alla semplice codifica in un modello di intelligenza artificiale. La LIS è una lingua molto ricca, in cui l’utilizzo delle mani è tanto importante quanto l’espressività del viso e dei movimenti del corpo. Aver progettato e sviluppato l’architettura informatica necessaria per agevolare l’accessibilità e l’usabilità dell’intero sistema ha messo alla prova le mie competenze ingegneristiche, stimolando un approccio innovativo per risolvere il problema legato all’interazione umana con il mondo digitale” continua Nicolas Tagliabue, collaboratore scientifico del SIF e software architect dell’intero progetto.
Gli fa eco anche Roberto Tedesco, Ricercatore del SIF: “Negli ultimi anni, i sistemi di traduzione automatica hanno fatto passi da gigante. Tuttavia, le peculiarità della LIS rendono estremamente sfidante la progettazione di un sistema di traduzione verso l’italiano. Allo stesso tempo, proprio queste peculiarità mi hanno consentito di affrontare problemi nuovi e approfondire la conoscenza dei modelli neurali più recenti, applicati al video, al testo e alla voce”.
Questo progetto apre la strada a nuovi sviluppi verso altre lingue dei segni, ad esempio quella tedesca e francese, come pure a nuovi contesti di utilizzo per aumentare l’indipendenza comunicativa dei cittadini non udenti.
“Sono molto orgoglioso dei risultati che abbiamo ottenuto da questo progetto innovativo. Da sempre la mia azienda cerca di migliorare nel suo piccolo la vita quotidiana di persone con disabilità, curando i minimi dettagli con l’ausilio di nuove tecnologie per offrire vantaggi concreti. Il fatto che il Gran Consiglio abbia riconosciuto la LIS come lingua ufficiale è la conferma che la mia visione ha trovato risconto istituzionale verso un problema reale” conclude Daniele Raffa, CEO di Handy System Sagl.