Stefano Baraldo
Tra matematica e robotica, per progettare tecnologie collaborative
SUPSI Image Focus
Nel suo lavoro presso il Laboratorio automazione, robotica e macchine (ARM) del Dipartimento tecnologie innovative, Stefano Baraldo si occupa di sviluppare tecnologie che favoriscano una collaborazione sempre più naturale, efficace e sicura tra persone e robot nei contesti industriali. Attraverso un approccio che integra modellistica matematica, robotica e sistemi intelligenti, la sua ricerca contribuisce a immaginare processi produttivi in cui la tecnologia sia concretamente al servizio delle persone.
Da dove provieni, che percorso di studio hai seguito e di che cosa ti occupi attualmente?
Sono originario di Novara, in Italia, e ho studiato Ingegneria matematica al Politecnico di Milano, dove ho svolto anche un dottorato di ricerca. Durante gli studi mi sono occupato principalmente di statistica applicata (ma forse oggi chiameremmo quello che ho studiato "data science"); tuttavia, dopo il dottorato, ho lavorato per tre anni in aziende di automazione industriale, dove mi sono avvicinato alla robotica. Questo mi ha permesso, nel 2016, di trovare il mio attuale impiego in SUPSI, all’Istituto sistemi e tecnologie per la produzione sostenibile (ISTePS) del DTI, dove applico le mie competenze di modellistica matematica sia per ottimizzare alcuni processi produttivi, come la manifattura additiva, sia per rendere i robot validi assistenti per i lavoratori.
Cosa o chi ti ha motivato a diventare ricercatore? E perchè proprio in questo ambito?
Usare il linguaggio matematico per modellare e risolvere problemi applicativi mi ha sempre appassionato. Nella robotica ci sono tantissime opportunità di affrontare sfide di questo genere, come ad esempio trovare un percorso ottimale per essere rapidi e precisi, trasformare un’istruzione verbale in un programma di lavoro, o apprendere rapidamente da una dimostrazione umana.
Su quali temi si concentrano le tue ricerche e che cosa ti appassiona maggiormente?
Le mie ricerche attuali si concentrano soprattutto sulla creazione di tecnologie che permettano a lavoratrici e lavoratori di ricevere supporto da robot intelligenti ma sicuri. Per fare questo, lavoro insieme al Laboratorio automazione, robotica e macchine (ARM) a un ventaglio di funzionalità tra cui il rilevamento del carico cognitivo, l’apprendimento da dimostrazioni e il processamento del linguaggio naturale. Ma quello che mi appassiona di più è vedere le nostre idee che, passando dalla carta, ai bit, e infine al ferro, prendono vita. In futuro vorrei rendere i robot collaborativi sempre più accessibili, trasformandoli in una tecnologia comune quanto lo sono oggi i personal computer.
Com’è lavorare in un contesto come SUPSI? Come trovi un equilibrio tra lavoro e vita personale?
La SUPSI, e in particolare l’unità di ricerca in cui lavoro, il laboratorio ARM, sono ambienti stimolanti, dove la collaborazione ci permette ogni giorno di affrontare le sfide che ci presenta la ricerca. Allo stesso tempo, per me è importante riuscire a mantenere un buon equilibrio tra responsabilità professionale e vita personale. Come padre, faccio la mia parte per contribuire al benessere della mia famiglia. Tuttavia, affinché entrambi i genitori possano avere le stesse opportunità di gestire casa e lavoro, il loro impegno non basta: serve anche una società che supporti questo modello. Per fortuna, SUPSI offre un buon grado di flessibilità nell’organizzazione del lavoro.