Ali Al Housseini
Il suono del futuro: esplorare il metaverso musicale
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Ali Al Housseini è un dottorando presso l’Istituto sistemi informativi e networking (ISIN) del Dipartimento tecnologie innovative nell’area di ricerca in Reti informatiche affidabili e sicure. La sua ricerca si concentra sul Musical Metaverse, esplorando come reti e intelligenza artificiale possano abilitare esperienze musicali immersive, fluide e sincronizzate, in cui il significato e l’interazione diventano elementi centrali.
Da dove vieni, cosa hai studiato e su cosa stai lavorando attualmente?
Vengo dal Libano e il mio percorso accademico mi ha poi portato in Italia e successivamente in Svizzera. Muovermi tra Paesi e contesti accademici diversi ha influenzato il mio modo di vedere la ricerca: non solo come un’attività tecnica, ma anche come un modo per connettere idee, culture e applicazioni.
Oggi sono dottorando presso l’Istituto sistemi informativi e networking e la mia ricerca si inserisce nel progetto MUSMET, che esplora il Musical Metaverse.
La musica è una delle forme di comunicazione più umane. È fatta di suono, ma ciò che viviamo va ben oltre: ritmo, emozione, tempo, memoria, movimento e relazione con gli altri. Questo la rende un caso particolarmente interessante per i futuri ambienti digitali, perché un’esperienza musicale non è solo qualcosa che si ascolta, ma qualcosa che si sente.
In termini semplici, mi occupo di capire come le reti del futuro possano supportare esperienze musicali immersive basate su intelligenza artificiale. Si può immaginare un concerto virtuale in cui musicisti, pubblico, strumenti di AI, audio, video e interazione devono funzionare insieme in tempo reale. La mia ricerca studia come gestire e orchestrare questi servizi AI-native affinché l’esperienza risulti fluida, sincronizzata e viva.
In questo contesto diventa centrale anche la comunicazione semantica. Le reti tradizionali si chiedono principalmente come trasmettere i dati in modo corretto ed efficiente. Nel Musical Metaverse la domanda diventa più profonda: quale informazione conta davvero per l’esperienza? Un piccolo ritardo nel ritmo può essere più critico di una lieve imperfezione visiva. Un’interazione mancante può pesare più di un dettaglio di sfondo trasmesso perfettamente. La mia ricerca si colloca proprio in questo punto di incontro: l’orchestrazione aiuta a coordinare servizi complessi basati su AI, mentre la comunicazione semantica permette di capire cosa preservare per mantenere significativo l’esperienza musicale.
Cosa o chi ti ha ispirato a intraprendere una carriera nella ricerca? E perché questo ambito in particolare?
Sono sempre stato attratto dai sistemi invisibili ma essenziali. Le reti di comunicazione ne sono un esempio perfetto. Quando funzionano bene, nessuno ci pensa. Ma nel momento in cui si verifica un ritardo, una disconnessione o un calo di qualità, ciò che era invisibile diventa improvvisamente evidente.
Quello che mi ha spinto verso la ricerca è la possibilità di lavorare su domande ancora aperte. Nel campo delle reti stiamo superando l’idea classica di trasmettere sempre più dati sempre più velocemente. Le esperienze digitali future richiederanno reti più intelligenti, adattive e consapevoli delle applicazioni che supportano.
La musica rende questo problema particolarmente interessante. In una normale videochiamata, un piccolo ritardo può essere solo fastidioso. In una performance musicale può compromettere l’intera esperienza. La musica è esigente perché timing, sincronizzazione e interazione fanno parte del suo significato.
Per questo il Musical Metaverse rappresenta un contesto di ricerca molto potente. Non si tratta solo di costruire concerti virtuali, ma di affrontare una domanda scientifica più ampia: le reti del futuro possono comprendere ciò che è davvero importante per un’esperienza umana, invece di trattare tutti i dati allo stesso modo?
Questa domanda si collega naturalmente alla comunicazione semantica, che sposta l’attenzione da bit, pacchetti e throughput al significato dell’informazione per il compito, l’utente o l’esperienza. Nel caso della musica, questo diventa al tempo stesso complesso dal punto di vista tecnico e molto stimolante dal punto di vista intellettuale.
Qual è stata finora la sfida più grande nel tuo percorso di ricerca?
La sfida principale è trasformare un’idea visionaria in qualcosa di scientificamente preciso.
Termini come metaverse, AI-native, esperienza immersiva e comunicazione semantica possono risultare attrattivi, ma la ricerca richiede modelli, metriche, algoritmi, simulazioni ed esperimenti. È necessario chiedersi cosa ottimizzare davvero: latenza, consumo di risorse, sincronizzazione, qualità dell’esperienza, rilevanza semantica. La risposta non è quasi mai una sola metrica, ma un equilibrio complesso.
Nel Musical Metaverse questa sfida è ancora più evidente, perché il sistema tecnico e l’esperienza umana sono strettamente collegati. Un problema di rete può diventare un problema musicale. Un ritardo può interrompere il ritmo. Una scelta non ottimale nella gestione dei servizi può ridurre l’interazione. Una perdita di informazione può cambiare la percezione dell’utente.
La difficoltà maggiore è quindi definire cosa significhi comunicazione significativa in questo contesto. Cosa deve essere protetto per primo? Cosa può essere adattato? Cosa può essere compresso o trascurato senza compromettere l’esperienza? Non sono domande semplici, perché la musica non è solo dati: è struttura, tempo, espressione e presenza condivisa.
Proprio questo collegamento tra decisioni di rete a basso livello ed esperienza umana ad alto livello rappresenta la parte più stimolante della ricerca.
Com’è lavorare alla SUPSI e al Dipartimento tecnologie innovative?
Lavorare alla SUPSI e al Dipartimento tecnologie innovative significa operare in un contesto in cui la ricerca è strettamente connessa alle applicazioni reali. Questo è particolarmente rilevante per il mio ambito, perché il Musical Metaverse non può essere studiato solo come concetto teorico. Richiede ingegneria, sperimentazione, approccio interdisciplinare e un forte legame con i casi d’uso futuri.
All’ISIN lavoro in un ambiente in cui reti di comunicazione, sistemi software, intelligenza artificiale e ricerca applicata convergono in modo naturale. Per un dottorando questo è molto formativo, perché spinge ad andare oltre la dimensione teorica: un modello deve essere non solo elegante, ma anche utile per spiegare, simulare o migliorare sistemi reali.
Il tema stesso è interdisciplinare. Il Musical Metaverse si colloca tra networking, AI, sistemi immersivi, esperienza umana e applicazioni creative. Questo rende la ricerca complessa ma anche particolarmente ricca, perché richiede di integrare prospettive diverse.
L’ambiente di ricerca applicata della SUPSI è quindi particolarmente adatto a questo tipo di lavoro, perché favorisce sia il rigore scientifico sia la rilevanza pratica.