Building a character: un’indagine sulle arti sceniche in Ticino
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Il progetto Building a Character ha mappato per la prima volta il settore delle arti sceniche nella Svizzera italiana, facendo emergere dati, testimonianze e criticità legate a redditi, spazi, reti professionali e riconoscimento sociale. Un’indagine che offre anche spunti per riflettere sul futuro del lavoro culturale nel suo complesso.
Che mestiere fai? “L’attrice”. No, intendo, per vivere… cosa fai? È una domanda che chi lavora come professionista nelle arti sceniche in Ticino si sente porre spesso. Tranne per qualche artista molto famoso, anni di studio e sacrifici non bastano per guadagnarsi lo status di professionisti riconosciuti con salari e onorari adeguati. Certo il mestiere è atipico, ma gli stereotipi sono diffusi in tutta la società, anche tra le istituzioni. Nei moduli degli uffici di collocamento non esiste una casella da spuntare per chi di professione è regista o clown. “Questo genera una mancanza di statistica ufficiale che impedisce di avviare riflessioni sulle misure di intervento”, spiega Veronica Provenzale, Direttrice dell’Accademia Teatro Dimitri. Un primo passo per cambiare le cose è capire chi sono, dove, come e quanto lavorano gli artisti e le artiste di scena in Ticino.
Un metodo di indagine innovativo
Il progetto Building a Character, sostenuto da Innosuisse, ha mappato le condizioni lavorative degli artisti e delle artiste sceniche in Ticino. È stato condotto dall’Accademia Teatro Dimitri e due centri competenze del Dipartimento economia aziendale sanità e sociale: il centro di competenze welfare, lavoro e società e il centro di competenze pratiche e politiche sanitarie. Per delimitare la popolazione degli artisti, l’équipe di ricerca ha utilizzato il metodo di campionamento Respondent Driven Sampling (RDS), già utilizzato in campo epidemiologico ma innovativo in ambito artistico. Partendo da un gruppo iniziale di sei artisti e artiste si è chiesto di segnalare colleghe e colleghi che avevano lavorato con loro. Si è così riusciti a “scovare” 125 professioniste e professionisti riconosciuti come tali dai loro pari.
La mancanza di condizioni quadro
I risultati dell’indagine dicono molto. Dalla peculiarità delle forme artistiche sorte in risposta alle specificità del territorio, alle condizioni di lavoro nelle arti della scena ticinese con tutte le considerazioni che ne derivano sulla sicurezza sociale e la salute. Lo studio offre anche spunti utili per leggere le trasformazioni del mondo del lavoro in generale, perché “molto spesso ci sono tendenze che emergono prima nel settore artistico e si manifestano poi in altri ambiti professionali”, dice Danuscia Tschudi, Ricercatrice senior al Centro competenze lavoro, welfare e società. Un esempio è la pressione sui salari e sugli onorari al ribasso, che non tiene conto del lavoro di preparazione e di ricerca richiesto da un’ora singola di performance. Questa tendenza si nota anche in altre professioni a incarico, non legate ad ambiti culturali o artistici.
La mancanza di riconoscimento del lavoro artistico non dipende solo dagli stereotipi, ma anche da fattori strutturali. Uno dei principali è la carenza di spazi dove provare e presentare gli spettacoli, un tema su cui artiste e artisti si stanno attivando. “Se non hai uno spazio dove poter provare, è come non avere un'officina per aggiustare l'auto. Non puoi praticare il tuo mestiere”, osserva un’artista coinvolta nell’indagine. Qualcosa, però, si sta muovendo: le linee programmatiche cantonali per la politica culturale 2024–2027 prevedono un intervento specifico su questo fronte, basato su un censimento degli spazi potenzialmente disponibili nei comuni.
Reti, territori e forme artistiche in trasformazione
La barriera linguistica verso nord e la concorrenza verso sud sono ostacoli per la diffusione delle produzioni artistiche ticinesi, ma pure spingono gli artisti e le artiste a ripensare in maniera creativa i propri spettacoli. Per esempio, privilegiando forme espressive improntate al teatro fisico, dove l’uso ridotto della parola permette di lavorare oltre Gottardo. “Abbiamo rilevato questa capacità di reagire con spirito aperto e costruttivo: non c’è rassegnazione, ma piuttosto la volontà di affrontare le difficoltà trovando nuove soluzioni”, osserva Danuscia Tschudi. E cita il lavoro portato avanti dal movimento “Ticino is Burning”, che con una serie di progetti dedicati ha fatto conoscere la realtà delle arti sceniche in Ticino al resto della Svizzera, vincendo nel 2022 il Premio del teatro svizzero.
Veronica Provenzale aggiunge: “nel giungere finalmente a mappare la scena delle arti performative della Svizzera italiana, abbiamo rilevato l’esistenza di vere e proprie reti artistiche, che si formano principalmente attorno ai luoghi di formazione: un’accademia, una scuola privata o una compagnia. Queste reti sono fondamentali per accedere al mondo del lavoro e sviluppare la propria attività artistica. Attraverso lo scambio di conoscenze ed esperienze, è possibile ottenere consigli su come partecipare a festival rilevanti, accedere ai finanziamenti o trovare uno spazio di prova grazie al supporto di colleghe e colleghi”.
I dati sui redditi, tra pluriattività e poliattività
Il lavoro dell’artista è intermittente: una successione di contratti o mandati anche brevi si alternano a periodi nei quali non vi è un ingaggio. “Lo studio evidenzia la pluriattività presente nelle arti della scena, ovvero la combinazione di più ruoli all’interno del settore (attore, tecnico, regista), fondamentale per aumentare le proprie opportunità di lavoro. A questo si aggiunge, per molti artisti non famosi e definiti dalla letteratura “ordinari”, anche la poliattività: un secondo lavoro al di fuori del settore culturale, ad esempio nella ristorazione”, sottolinea Danuscia Tschudi.
I dati sui redditi non mostrano differenze tra i vari ambiti artistici (danza, teatro fisico, mimo, ecc.), ma restituiscono un quadro economico precario. Tra i 103 artiste e artisti che hanno risposto alla domanda sul reddito lordo annuo, il 34% guadagna fino a 20.000 franchi, il 38% tra 20.001 e 40.000 franchi, (vedi grafico redditi). Considerando che la mediana salariale in Ticino nel 2022 era di circa 63.000 franchi lordi all’anno, la maggioranza degli artisti e delle artiste si colloca ben al di sotto di questa soglia. Si registra anche una differenza di genere: solo il 16% degli uomini ma ben il 43% delle donne ha redditi inferiori ai 20'000.- franchi.
Un metodo di indagine innovativo
Il progetto Building a Character, sostenuto da Innosuisse, ha mappato le condizioni lavorative degli artisti e delle artiste sceniche in Ticino. È stato condotto dall’Accademia Teatro Dimitri e due centri competenze del Dipartimento economia aziendale sanità e sociale: il centro di competenze welfare, lavoro e società e il centro di competenze pratiche e politiche sanitarie. Per delimitare la popolazione degli artisti, l’équipe di ricerca ha utilizzato il metodo di campionamento Respondent Driven Sampling (RDS), già utilizzato in campo epidemiologico ma innovativo in ambito artistico. Partendo da un gruppo iniziale di sei artisti e artiste si è chiesto di segnalare colleghe e colleghi che avevano lavorato con loro. Si è così riusciti a “scovare” 125 professioniste e professionisti riconosciuti come tali dai loro pari.
La mancanza di condizioni quadro
I risultati dell’indagine dicono molto. Dalla peculiarità delle forme artistiche sorte in risposta alle specificità del territorio, alle condizioni di lavoro nelle arti della scena ticinese con tutte le considerazioni che ne derivano sulla sicurezza sociale e la salute. Lo studio offre anche spunti utili per leggere le trasformazioni del mondo del lavoro in generale, perché “molto spesso ci sono tendenze che emergono prima nel settore artistico e si manifestano poi in altri ambiti professionali”, dice Danuscia Tschudi, Ricercatrice senior al Centro competenze lavoro, welfare e società. Un esempio è la pressione sui salari e sugli onorari al ribasso, che non tiene conto del lavoro di preparazione e di ricerca richiesto da un’ora singola di performance. Questa tendenza si nota anche in altre professioni a incarico, non legate ad ambiti culturali o artistici.
La mancanza di riconoscimento del lavoro artistico non dipende solo dagli stereotipi, ma anche da fattori strutturali. Uno dei principali è la carenza di spazi dove provare e presentare gli spettacoli, un tema su cui artiste e artisti si stanno attivando. “Se non hai uno spazio dove poter provare, è come non avere un'officina per aggiustare l'auto. Non puoi praticare il tuo mestiere”, osserva un’artista coinvolta nell’indagine. Qualcosa, però, si sta muovendo: le linee programmatiche cantonali per la politica culturale 2024–2027 prevedono un intervento specifico su questo fronte, basato su un censimento degli spazi potenzialmente disponibili nei comuni.
Reti, territori e forme artistiche in trasformazione
La barriera linguistica verso nord e la concorrenza verso sud sono ostacoli per la diffusione delle produzioni artistiche ticinesi, ma pure spingono gli artisti e le artiste a ripensare in maniera creativa i propri spettacoli. Per esempio, privilegiando forme espressive improntate al teatro fisico, dove l’uso ridotto della parola permette di lavorare oltre Gottardo. “Abbiamo rilevato questa capacità di reagire con spirito aperto e costruttivo: non c’è rassegnazione, ma piuttosto la volontà di affrontare le difficoltà trovando nuove soluzioni”, osserva Danuscia Tschudi. E cita il lavoro portato avanti dal movimento “Ticino is Burning”, che con una serie di progetti dedicati ha fatto conoscere la realtà delle arti sceniche in Ticino al resto della Svizzera, vincendo nel 2022 il Premio del teatro svizzero.
Veronica Provenzale aggiunge: “nel giungere finalmente a mappare la scena delle arti performative della Svizzera italiana, abbiamo rilevato l’esistenza di vere e proprie reti artistiche, che si formano principalmente attorno ai luoghi di formazione: un’accademia, una scuola privata o una compagnia. Queste reti sono fondamentali per accedere al mondo del lavoro e sviluppare la propria attività artistica. Attraverso lo scambio di conoscenze ed esperienze, è possibile ottenere consigli su come partecipare a festival rilevanti, accedere ai finanziamenti o trovare uno spazio di prova grazie al supporto di colleghe e colleghi”.
I dati sui redditi, tra pluriattività e poliattività
Il lavoro dell’artista è intermittente: una successione di contratti o mandati anche brevi si alternano a periodi nei quali non vi è un ingaggio. “Lo studio evidenzia la pluriattività presente nelle arti della scena, ovvero la combinazione di più ruoli all’interno del settore (attore, tecnico, regista), fondamentale per aumentare le proprie opportunità di lavoro. A questo si aggiunge, per molti artisti non famosi e definiti dalla letteratura “ordinari”, anche la poliattività: un secondo lavoro al di fuori del settore culturale, ad esempio nella ristorazione”, sottolinea Danuscia Tschudi.
I dati sui redditi non mostrano differenze tra i vari ambiti artistici (danza, teatro fisico, mimo, ecc.), ma restituiscono un quadro economico precario. Tra i 103 artiste e artisti che hanno risposto alla domanda sul reddito lordo annuo, il 34% guadagna fino a 20.000 franchi, il 38% tra 20.001 e 40.000 franchi, (vedi grafico redditi). Considerando che la mediana salariale in Ticino nel 2022 era di circa 63.000 franchi lordi all’anno, la maggioranza degli artisti e delle artiste si colloca ben al di sotto di questa soglia. Si registra anche una differenza di genere: solo il 16% degli uomini ma ben il 43% delle donne ha redditi inferiori ai 20'000.- franchi.
Reddito annuale individuale lordo
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Sicurezza sociale e competenze gestionali
Questa condizione ha ricadute sul piano della sicurezza sociale. Soprattutto tra le generazioni più anziane c’è chi arriva alla pensione con la sola AVS. Pesano, da una parte, la già citata responsabilità di committenti e dei datori di lavoro nel fare pressione sui salari e gli onorari. Dall’altra, la mancanza di conoscenza da parte di alcuni artisti e artiste dei propri diritti contributivi. Uno degli effetti indiretti della ricerca è stato quello di attivare una riflessione su questi aspetti, molte persone intervistate hanno espresso il desiderio di informarsi. Le associazioni professionali “t.” e “ScenaSvizzera” lavorano per promuovere standard minimi di riferimento per i salari e gli onorari degli artisti e far conoscere loro le assicurazioni sociali. “È proprio con loro che abbiamo deciso di rafforzare la formazione su questi temi attraverso workshop dedicati ad artiste e artisti attivi, come anche intervenendo già nel percorso del Bachelor of Arts in Theatre dell’Accademia”, dice Veronica Provenzale. L’obiettivo è rendere accessibili competenze gestionali e previdenziali. “Abbiamo osservato che alcuni artisti si definiscono imprenditori, altri all’opposto ritengono la logica imprenditoriale incompatibile con il compito di critica sociale dell’arte; nel mezzo vi sono artisti che ritengono necessarie le competenze gestionali per condurre una compagnia” completa Danuscia Tschudi.
Finanziamento pubblico e riconoscimento del valore culturale
Molte persone intervistate hanno rilevato che i finanziamenti in Ticino provengono per lo più dai fondi Swisslos, non un franco è prelevato dalle imposte. Sebbene si tratti di un finanziamento certamente benvenuto, non dovrebbe costituire la struttura centrale del sistema. Artiste e artisti percepiscono che il finanziamento alla cultura viene visto in generale più come una misura sociale che culturale. Sottolineando il valore di critica sociale e formativo dell’arte per tutti i cittadini e le cittadine, le professioniste e i professionisti della scena della Svizzera italiana rivendicano una politica culturale che sostenga il lavoro artistico e auspicano un dialogo sui parametri di finanziamento affinché siano trasparenti e prendano in conto il senso profondo delle arti della scena.
Accademia Teatro Dimitri
Questa condizione ha ricadute sul piano della sicurezza sociale. Soprattutto tra le generazioni più anziane c’è chi arriva alla pensione con la sola AVS. Pesano, da una parte, la già citata responsabilità di committenti e dei datori di lavoro nel fare pressione sui salari e gli onorari. Dall’altra, la mancanza di conoscenza da parte di alcuni artisti e artiste dei propri diritti contributivi. Uno degli effetti indiretti della ricerca è stato quello di attivare una riflessione su questi aspetti, molte persone intervistate hanno espresso il desiderio di informarsi. Le associazioni professionali “t.” e “ScenaSvizzera” lavorano per promuovere standard minimi di riferimento per i salari e gli onorari degli artisti e far conoscere loro le assicurazioni sociali. “È proprio con loro che abbiamo deciso di rafforzare la formazione su questi temi attraverso workshop dedicati ad artiste e artisti attivi, come anche intervenendo già nel percorso del Bachelor of Arts in Theatre dell’Accademia”, dice Veronica Provenzale. L’obiettivo è rendere accessibili competenze gestionali e previdenziali. “Abbiamo osservato che alcuni artisti si definiscono imprenditori, altri all’opposto ritengono la logica imprenditoriale incompatibile con il compito di critica sociale dell’arte; nel mezzo vi sono artisti che ritengono necessarie le competenze gestionali per condurre una compagnia” completa Danuscia Tschudi.
Finanziamento pubblico e riconoscimento del valore culturale
Molte persone intervistate hanno rilevato che i finanziamenti in Ticino provengono per lo più dai fondi Swisslos, non un franco è prelevato dalle imposte. Sebbene si tratti di un finanziamento certamente benvenuto, non dovrebbe costituire la struttura centrale del sistema. Artiste e artisti percepiscono che il finanziamento alla cultura viene visto in generale più come una misura sociale che culturale. Sottolineando il valore di critica sociale e formativo dell’arte per tutti i cittadini e le cittadine, le professioniste e i professionisti della scena della Svizzera italiana rivendicano una politica culturale che sostenga il lavoro artistico e auspicano un dialogo sui parametri di finanziamento affinché siano trasparenti e prendano in conto il senso profondo delle arti della scena.
Accademia Teatro Dimitri