Progetto didattico
Convivere – Fontana, Bosco, Mondada
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Fontana, Bosco e Mondada sono le “Terre” della Val Bavona colpite duramente dal nubifragio del 2024. Nell’anno dedicato al territorio della Vallemaggia e al tema federatore della Rigenerazione, la scelta di questo luogo per il progetto del quinto semestre ha arricchito tutti noi, per le sue peculiarità e la drammaticità dell’evento, trasformando un tema didattico in un’esperienza di convivenza ed umanità.
Il primo momento collettivo si è concentrato sul rilievo sia paesaggistico (con la rappresentazione tramite planimetrie e modelli a grande scala dello stato di fatto prima e dopo la frana), sia della sostanza costruita, con un ridisegno sistematico dei tre nuclei fino ad ottenere un piano tipologico completo.
A partire da questa base il laboratorio di progetto è stato organizzato in due gruppi di studenti e studentesse - ognuno seguito da una copia di docenti - che hanno elaborato due distinti masterplan, quale traccia concettuale generale per gli interventi individuali susseguenti. Le due interpretazioni hanno presentato alcune analogie, in particolare nella scelta di un percorso perimetrale tra le sponde della Valle ad unire i tre nuclei feriti, ma con spirito quasi opposto nella loro caratterizzazione. Da un lato la resilienza, con l’accettazione del rischio, con interventi più lievi ma calibrati per proteggersi dai probabili eventi futuri; dall’altro la resistenza, dove i nuovi manufatti sono stati pensati per una protezione maggiore.
Emblematica, per illustrare questa diversità, è la proposta della nuova strada: nel primo caso un manto in pietra di recupero appoggiato a terra, protetto a monte dalla nuova grande estensione dell’alveo del torrente, che in eventi straordinari può scorrervi sopra senza però distruggerla. Nella seconda ipotesi un’infrastruttura in calcestruzzo a proteggere la nuova tratta, sfidando le forze della natura. In entrambi i masterplan si sono poi sviluppati lungo il percorso piccoli temi di recupero, di salvaguardia, di novità, tutti con grande pertinenza a misura della Val Bavona, con il senso di speranza che un giovane architetto deve possedere.
A partire da questa base il laboratorio di progetto è stato organizzato in due gruppi di studenti e studentesse - ognuno seguito da una copia di docenti - che hanno elaborato due distinti masterplan, quale traccia concettuale generale per gli interventi individuali susseguenti. Le due interpretazioni hanno presentato alcune analogie, in particolare nella scelta di un percorso perimetrale tra le sponde della Valle ad unire i tre nuclei feriti, ma con spirito quasi opposto nella loro caratterizzazione. Da un lato la resilienza, con l’accettazione del rischio, con interventi più lievi ma calibrati per proteggersi dai probabili eventi futuri; dall’altro la resistenza, dove i nuovi manufatti sono stati pensati per una protezione maggiore.
Emblematica, per illustrare questa diversità, è la proposta della nuova strada: nel primo caso un manto in pietra di recupero appoggiato a terra, protetto a monte dalla nuova grande estensione dell’alveo del torrente, che in eventi straordinari può scorrervi sopra senza però distruggerla. Nella seconda ipotesi un’infrastruttura in calcestruzzo a proteggere la nuova tratta, sfidando le forze della natura. In entrambi i masterplan si sono poi sviluppati lungo il percorso piccoli temi di recupero, di salvaguardia, di novità, tutti con grande pertinenza a misura della Val Bavona, con il senso di speranza che un giovane architetto deve possedere.
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Planimetria prima della frana
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Planimetria dopo la frana
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Atelier Bartke Canevascini, masterplan
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Atelier Bartke Canevascini, modello
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Atelier Cattaneo Inches, masterplan
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Atelier Cattaneo Inches, modello