Presente nelle pagelle ticinesi fin dagli anni Ottanta, lo Studio d’ambiente è nato con un obiettivo ambizioso: aiutare i bambini a esplorare e comprendere il mondo che li circonda, intrecciando tempo, spazio e fenomeni. Oggi, di fronte a una realtà sempre più complessa, il suo ruolo si rinnova con nuovi strumenti e approcci, capaci di rendere gli allievi protagonisti attivi della conoscenza.
Di recente, il Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport (DECS), nel processo di perfezionamento del Piano di studio della scuola dell’obbligo ticinese, ha previsto un rinnovamento e aggiornamento che, in misura variabile, sta coinvolgendo tutti i docenti dei primi due cicli di insegnamento della scuola dell’obbligo. L'idea è che ci si confronti con un approccio all’indagine della realtà di tipo transdisciplinare. Non basta più insomma spiegare il ciclo vitale della rana o la storia del proprio comune come argomenti separati, ma si vuole affrontare un tema come parte di un sistema complesso in cui natura, società e storia si intrecciano. Una direzione che si allinea a quanto emerso dalla recente ricerca: le situazioni che riguardano la realtà che circonda le classi risultano essere più efficaci e pregnanti rispetto a quelle riguardanti scenari ipotetici, percepiti troppo lontani dalla propria quotidianità.
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Foto di Sara Calabresi