Leandro Bitetti
L. Bitetti - Integrare sostenibilità e imprenditorialità
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L'Unione Europea vede nell'imprenditorialità un buon alleato per raggiungere lo sviluppo sostenibile della società. Se a livello valoriale i due ambiti hanno punti da allineare (come coniugare gli obiettivi economici quali la crescita e l’efficienza con la responsabilità sociale e ambientale?) gli aspetti in comune non mancano: sono entrambi interdisciplinari, orientati al futuro, promotori del pensiero critico. La crescente consapevolezza dei limiti ecologici e delle disuguaglianze sociali spinge le imprese a bilanciare i loro obiettivi. Questo pone una sfida culturale non da poco, anche per le business school e i futuri manager che le frequentano.
Di questo si è parlato lo scorso 27 giugno, a Cipro, dove è stata organizzata una conferenza che ha analizzato i modi con cui l’educazione allo sviluppo sostenibile può influenzare l’insegnamento all’imprenditorialità. L’obiettivo? Capire come rispondere al meglio alla sfida di formare professioniste e professionisti desiderosi di avere un impatto ambientale, sociale ed economico nelle loro future attività di imprenditrici e imprenditori.
La conferenza è stata organizzata dalla Segreteria di Stato per la formazione, la ricerca e l’innovazione (SEFRI) e la Commissione economica per l’Europa delle Nazioni Unite (UNECE). Tra i relatori anche Leandro Bitetti, responsabile del Master of Science in Business Administration con Major in Innovation Management della SUPSI, un percorso formativo del Dipartimento economia aziendale sanità e sociale.
Di questo si è parlato lo scorso 27 giugno, a Cipro, dove è stata organizzata una conferenza che ha analizzato i modi con cui l’educazione allo sviluppo sostenibile può influenzare l’insegnamento all’imprenditorialità. L’obiettivo? Capire come rispondere al meglio alla sfida di formare professioniste e professionisti desiderosi di avere un impatto ambientale, sociale ed economico nelle loro future attività di imprenditrici e imprenditori.
La conferenza è stata organizzata dalla Segreteria di Stato per la formazione, la ricerca e l’innovazione (SEFRI) e la Commissione economica per l’Europa delle Nazioni Unite (UNECE). Tra i relatori anche Leandro Bitetti, responsabile del Master of Science in Business Administration con Major in Innovation Management della SUPSI, un percorso formativo del Dipartimento economia aziendale sanità e sociale.
Durante la conferenza a Cipro, si è discusso sull'educazione allo sviluppo sostenibile applicata all'insegnamento dell’imprenditorialità. Quali sono le sfide nell'integrare questi due ambiti nei programmi di studio per i futuri imprenditori?
Negli ultimi anni sono nate molte raccomandazioni su come integrare questi due ambiti nei piani di studio di diversi ordini scolastici. Si parla, anche in Svizzera, di un’introduzione molto precoce del tema, fin dalle scuole elementari. A livello terziario sono in molti a giudicare la necessità di questa integrazione come una vera e propria priorità strategica delle business school. Direi che integrare è la parola centrale: molti concordano che i programmi di studio sono decisamente saturi, a tutti i livelli, e diventa quindi difficile aggiungere nuovi contenuti senza rimuoverne altri. La verità, ed è questa la grande sfida, è che diventa cruciale puntare a questi due ambiti come i pilastri dei piani di studio attorno ai quali orientarsi. Durante il forum abbiamo appunto discusso di quanto integrare e non aggiungere materie di imprenditorialità e sostenibilità possa essere un approccio opportuno, anche se certamente ricco di sfide.
Come promuovete la sostenibilità all’interno del Master of Science in Business Administration con Major in Innovation Management?
Il nostro è un work in progress, caratterizzato da sperimentazioni e aggiustamenti continui. L’importante è avere una visione chiara: il nostro obiettivo è formare leader responsabili del cambiamento, che non inseguano l'innovazione a ogni costo ma considerino le sue implicazioni ambientali e sociali.
Abbiamo integrato la sostenibilità in tutto il percorso del Master su due livelli: attraverso nuovi contenuti e nuove modalità didattiche. In termini di contenuti, ci siamo concentrati sull'incremento delle conoscenze di base dello sviluppo sostenibile, essenziale per studenti di economia aziendale che potrebbero non avere familiarità con concetti fondamentali come la definizione di un’impresa sostenibile, o i modi per rendicontare la sostenibilità aziendale.
Un elemento chiave – e di questo dobbiamo essere molto grati e riconoscenti - è stato chiedere a tutti i docenti di integrare i principi di sostenibilità nei rispettivi corsi. Succede quindi, ad esempio, che per i moduli di strategia e marketing dell’innovazione, gli studenti sviluppino progetti interessanti non solo per il mercato, ma anche desiderabili per la società. Allo stesso modo, i moduli legati al lavoro scientifico si possono focalizzare su temi come la transizione ecologica. Vogliamo trasmettere il messaggio che la sostenibilità non è una semplice etichetta o una moda, ma un valore fondamentale per chi si occupa di innovazione.
Dal punto di vista delle modalità didattiche, stiamo intensificando i progetti su sfide reali in azienda. L'intento è preparare i nostri studenti non solo a diventare leader responsabili, ma anche a essere ambasciatori, fin dal loro percorso di studi, di un approccio sostenibile all'imprenditorialità. Attraverso questi progetti, collaboriamo con le imprese del territorio per evidenziare l'importanza di un'innovazione sostenibile, cercando di veicolare e trasferire questo concetto nel loro business.
Quanto conta l’aspetto interdisciplinare per preparare al meglio gli studenti?
I programmi formativi in economia aziendale e management di altre università in Europa e nel mondo stanno mettendo in evidenza la necessità di un approccio interdisciplinare per favorire il connubio tra imprenditorialità e sostenibilità, aprendo le porte a candidati con background diversi come progettisti e ingegneri. Questo arricchisce il programma con prospettive diverse, ma pone anche la sfida di mantenere un livello uniforme di competenze in uscita tra studenti con esperienze differenti.In SUPSI disponiamo di un contesto privilegiato per l'interdisciplinarità e l'interprofessionalità: possiamo contare su competenze in vari ambiti e ci siamo prefissati l’obiettivo di creare momenti di incontro tra queste discipline. Per garantire che questa integrazione non rimanga a un livello superficiale, come primo passo abbiamo introdotto crediti liberi e corsi opzionali come stimolo concreto per cogliere questa opportunità di crescita professionale.