Pietro Di Martino
Quando la ricerca incontra la pratica didattica
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Pietro Di Martino è Ricercatore presso l’Università di Pisa. Attualmente collabora con il Centro competenze didattica della matematica (DDM) del Dipartimento formazione e apprendimento / Alta scuola pedagogica (DFA/ASP) per il progetto Feeling good about mathematics (FeelGAM), focalizzato sull’atteggiamento nei confronti della matematica. Una collaborazione con la SUPSI, la sua, iniziata diverso tempo fa, attraverso scambi e confronti proficui con il gruppo di ricerca in educazione matematica.
Come si è avvicinato al mondo della ricerca?
Alla fine del mio percorso formativo, con la laurea in Matematica in tasca, avevo tre strade possibili davanti a me: andare a lavorare in una azienda di software; seguire l’idea che avevo fin da bambino, ovvero l’insegnamento; provare ad accedere al dottorato. Scartata la prima, che era la più concreta perché avevo ricevuto alcune proposte, ma che non mi attirava proprio, e non volendo abbandonare definitivamente l’idea dell’insegnamento, ho pensato di orientarmi sulla ricerca, che aveva cominciato a incuriosirmi, ottenendo un dottorato. L’incontro con la Professoressa Rosetta Zan, con i suoi studi, il suo approccio profondo, il suo interesse per la comprensione delle difficoltà in matematica e il suo modo di approcciarsi alle questioni didattiche, hanno spostato il focus della mia curiosità verso la didattica della matematica: da elemento di conoscenza importante per la mia eventuale futura professione di insegnante a possibile interesse di ricerca. Da lì è cominciato tutto.
Su quali temi in particolare si concentrano le sue ricerche?
Il macro-argomento che da sempre ha attirato la mia attenzione è quello della comprensione delle difficoltà in matematica. Nella mia tesi di dottorato mi sono interessato ai sistemi di convinzioni sulla matematica. Ho continuato quel filone di ricerca e la collaborazione di ricerca con Rosetta allargando l’interesse allo studio del ruolo dei fattori affettivi (emozioni, convinzioni e atteggiamenti) nel processo di insegnamento-apprendimento della matematica e, nello specifico, nelle difficoltà in matematica. A partire dalla raccolta di temi autobiografici di studenti e studentesse di tutte le età, abbiamo sviluppato un modello teorico di atteggiamento nei confronti della matematica che è attualmente molto diffuso nel campo di ricerca della mathematics education.
Da diversi mesi è impegnato in una collaborazione scientifica con il DFA/ASP, all’interno del progetto FeelGAM. Ce ne parla meglio?
Il progetto ha come obiettivo quello di sviluppare linee guida per supportare lo sviluppo di un atteggiamento positivo nei confronti della matematica a scuola e strumenti per monitorare l’atteggiamento, e ha come base di partenza il quadro teorico sviluppato da me e Rosetta. FeelGAM ingloba un aspetto importante che caratterizza il lavoro del gruppo di ricerca in educazione matematica della SUPSI: quello di portare avanti progetti nel quale il legame tra ricerca e produzione di materiali per la pratica didattica è sempre evidente. Al di là di questo progetto, il mio scambio e confronto con il gruppo di ricerca in educazione matematica della SUPSI ha radici ormai antiche. Conosco da tanto tempo la Professoressa Silvia Sbaragli, che coordina il gruppo, e credo di poter dire che condividiamo tante cose, tra le quali il rapporto tra mondo della ricerca e della scuola. Con Silvia non c’è solo stima professionale, ma anche sincera amicizia e una cosa bella del nostro lavoro è che, non sempre, ma spesso, si può decidere con chi lavorare.
Quali sono gli aspetti per lei rilevanti nella collaborazione con il DDM?
Il Centro competenze didattica della matematica (DDM) si caratterizza per un’attenzione e una capacità, francamente non comuni, nel legare ricerca e “costruzione” di materiali e strumenti per la pratica didattica. Questo è possibile anche grazie a collaborazioni consolidate e importanti con le scuole del territorio, che permettono sperimentazioni solide e durature. Collaborazioni direttamente collegate anche alla formazione insegnanti in ingresso e in servizio. Insomma, è un contesto che dal punto di vista scientifico, organizzativo e del radicamento sul territorio ha delle peculiarità significative che lo rendono ideale per sviluppare e monitorare ricerche “sul campo”. Poi, certamente, per me conta tanto anche la presenza di Silvia Sbaragli, sia per la sua esperienza e competenza, sia per la sintonia nel modo di vedere le cose. Di fatto, a seguito di tutte le collaborazioni con il DDM mi porto dietro qualche cosa di interessante aggiuntivo, non preventivato inizialmente: nuove idee, spunti, riflessioni.
Su quale progetto le piacerebbe lavorare in futuro?
Vorrei continuare lo studio intorno al problem-solving, l’interpretazione dei fattori che influiscono su come i problemi di matematica sono affrontati ai diversi livelli di età e l’interpretazione dei processi risolutivi degli allievi e delle allieve, e i loro perché, a partire dalle loro produzioni scritte e orali. Inoltre, vorrei ampliare la ricerca narrativa sull’esperienza con la matematica, attraverso collaborazioni con esperti di altre discipline e focalizzandomi su fenomeni a mio avviso rilevanti.