Con la ratifica della Convenzione di Istanbul, entrata in vigore il 1° aprile 2018, la Svizzera si è impegnata a rivedere l'impianto delle misure nel campo della violenza domestica e della violenza di genere. In particolare, si è impegnata ad intraprendere le azioni necessarie affinché la violenza sia presa in considerazione nella determinazione dei diritti di visita e della custodia, a tutela dei/delle minori.
Nel contesto legislativo sopra menzionato, la Fondazione KidsToo ha incaricato il Centro competenze lavoro, welfare e società della SUPSI di realizzare uno studio sull’ «Esposizione dei bambini e delle bambine alla violenza nella coppia: analisi dei processi e dei costi nell’ambito dell’attribuzione della custodia e dei diritti di visita», in collaborazione con la Zürcher Hochschule für Angewandte Wissenschaften (ZHAW).
Il progetto è partito dalla constatazione che, come emerso dallo studio INFRAS (2013) «Costi della violenza nelle relazioni di coppia», non esistono ancora dati sui costi delle procedure giudiziarie e delle offerte di sostegno destinate ai bambini e alle bambine esposti/e alla violenza domestica.
Il progetto, condotto dalla SUPSI e dalla ZHAW e durato oltre 20 mesi a partire da gennaio 2024, ha analizzato un campione di 41 casi di minori esposti alla violenza di coppia nei Cantoni di San Gallo, Ticino, Vaud e Zurigo. Lo studio ha consentito di esaminare in modo critico i processi che portano alle decisioni delle autorità in materia di diritto di visita e custodia, nell’interesse dei bambini e delle bambine coinvolti/e, e in particolare di comprendere quali sono le procedure delle istituzioni in questi casi e quali sono i costi di questi interventi in un campione di casi dei Cantoni di San Gallo, Ticino e Zurigo.
Attraverso l'analisi di documenti, interviste sul campo e focus group, il progetto ha messo in evidenza come la violenza nella coppia e il coinvolgimento dei/delle minori in quest’ultima tendano a passare in secondo piano nelle decisioni relative alla determinazione della custodia e dei diritti di visita. Quando i procedimenti si focalizzano sulla regolazione delle relazioni parentali, la violenza rischia di diventare invisibile o di essere declassata a mero conflitto tra adulti che non riescono a collaborare, invece che essere intesa come una minaccia alla sicurezza dei bambini e delle bambine del genitore vittima. Inoltre, come già emerso in studi precedenti, i casi analizzati confermano che l’attivazione di misure precoci a sostegno dei/delle minori esposti/e alla violenza nella coppia è una pratica poco consolidata.
Di conseguenza, il costo dei processi, dall’apertura del fascicolo alla decisione sulla custodia e i diritti di visita, è determinato dalle caratteristiche dei procedimenti ma non dal tipo di violenza a cui sono stati esposti i/le minori. Anche a fronte di gravi situazioni, se i procedimenti si chiudono dopo una rapida istruttoria senza che alle vittime siano offerte misure di sostegno immediate, i costi tendono ad essere più contenuti.
Il progetto ha consentito di individuare piste concrete per migliorare il coordinamento interistituzionale e garantire una migliore protezione dei/delle minori esposti alla violenza, con differenti raccomandazioni tra cui:
- il rafforzamento della partecipazione dei/delle minori nei procedimenti attraverso strumenti adeguati;
- la formazione interdisciplinare per professionisti e professioniste (dal diritto, al lavoro sociale, all’ambito psicologico e sociologico);
- la revisione delle normative federali, semplificando la ripartizione delle competenze tra le autorità e definendo tempi obbligatori per le comunicazioni;
- l’armonizzazione delle pratiche cantonali per garantire equità territoriale;
- l’investimento nella prevenzione attraverso interventi precoci e coordinati in favore dei bambini e delle bambine che risultano più efficaci e meno costosi;
- il finanziamento adeguato dei servizi coinvolti per evitare inefficienze e ritardi.
L’apertura alla riflessione critica e la grande collaborazione da parte delle autorità e dei servizi che hanno partecipato allo studio rappresentano una leva importante su cui puntare per completare la transizione verso la piena adozione della Convenzione di Istanbul.
Lo studio è diretto dalla ricercatrice del CLWS Ornella Larenza in collaborazione con Andreas Jud della ZHAW. Il team di ricerca è inoltre composto da Federica Bernasconi, Ersilia Gianella e Francesca Maci (SUPSI); Nicole Florence Eicher e Meret Sophie Walliman (ZHAW); Véronique Jaquier Erard e Fiona Friedli (HES-SO).
Il rapporto completo e l'executive summary sono consultabili al presente link. Per maggiori informazioni sullo studio è possibile contattare Ornella Larenza (ornella.larenza@supsi.ch).
La pubblicazione del rapporto assume particolare rilevanza ricorrendo in concomitanza della campagna mondiale denominata “16 giorni di attivismo contro la violenza di genere”, organizzata ogni anno dal 25 novembre (Giornata internazionale contro la violenza sulle donne) al 10 dicembre (Giornata mondiale dei diritti umani). Durante i 16 giorni vengono organizzate discussioni, eventi, workshop, manifestazioni e campagne d'informazione e di sensibilizzazione sul tema della violenza di genere, in tutta la Svizzera, a cui aderisce anche il Ticino con numerose iniziative.
In Ticino è inoltre attualmente in discussione la nuova Legge cantonale contro la violenza domestica che ha l’obiettivo di rafforzare la collaborazione tra autorità, servizi e società civile, creando un approccio integrato di prevenzione, protezione e intervento.