Svetlana Agustoni
S. Agustoni - La professione cambia e noi docenti dobbiamo evolvere con lei
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Un tassello decisivo per completare la sua formazione e acquisire gli strumenti per affrontare al meglio le sfide della professione. Il CAS Interculturalità e plurilinguismo nella scuola ha rappresentato un’occasione formativa molto importante per Svetlana Agustoni, docente in Scienze dell’educazione presso il Dipartimento formazione e apprendimento / Alta scuola pedagogica (DFA/ASP). Dopo gli studi universitari a Friburgo e diversi anni di pratica nel Canton Vaud, dal 2021 lavora anche come docente di lingua e integrazione alla Scuola dell’infanzia ed elementare di Minusio.
Che sfide caratterizzano la tua professione e in che modo questo corso può aiutarti ad affrontarle?
Il ruolo del/della docente di lingua e integrazione è cambiato rispetto a quando eravamo docenti alloglotti. Oggi siamo chiamati a collaborare in prima linea con le famiglie, con le Direzioni e con le classi. Il nostro compito non è solo quello di insegnare la lingua italiana, ma anche e soprattutto quello di accompagnare allievi e allieve, assieme alle loro famiglie, alla scoperta della nostra realtà scolastica e culturale. La presenza di allievi e allieve alloglotti è una ricchezza che reputo importante valorizzare, anche e soprattutto in ottica di integrazione: lo scambio reciproco è fondamentale e benefico per tutti. In questo contesto, il CAS Interculturalità e plurilinguismo nella scuola è decisivo per completare la mia formazione e prepararmi ad affrontare al meglio le sfide e i cambiamenti della professione.
Quali competenze vorresti acquisire o approfondire durante la formazione?
Pur essendo docente di Scuola elementare ed avendo l’abitudine sia di insegnare l’italiano, sia di accogliere nuovi allievi, allieve e nuove famiglie nelle mie classi, sentivo che mi mancava competenza nell’insegnamento dell’italiano quale lingua secondaria (L2). Il corso mi ha fornito finora degli elementi teorici molto specifici riguardanti lo sviluppo del linguaggio infantile e una metodologia mirata alla progettazione e all’insegnamento della L2. Attraverso questa formazione vorrei riuscire a esplorare appieno il mio ruolo e acquisire gli strumenti necessari per gestire il percorso di famiglie che arrivano dall’estero, in modo da rendere l’accompagnamento agli/alle allievi/e alloglotti il più completo e competente possibile.
C'è un modulo, una lezione o un’esperienza che ti ha colpito in modo particolare?
La formazione “Introduzione alla mediazione culturale” con Consolata Peyron, formatrice certificata per la Comunicazione Non Violenta, è stata per me di grande ispirazione. In questo approfondimento abbiamo potuto studiare l’importanza di una comunicazione chiara ed empatica, fondamentale per evitare di entrare in escalation negative con altri interlocutori. Trovo che questo CAS mi abbia dato finora degli strumenti utili non solo a livello professionale, ma anche personale.
Studio, lavoro, vita privata: come trovi l’equilibrio?
Ho due figli di nove e sei anni e ammetto che il primo anno di formazione è stato intenso. Incastrare i miei impegni lavorativi tra DFA/ASP, Scuola dell’infanzia, Scuola elementare e i venerdì di corso non è stato facile, ma ne è valsa sicuramente la pena. Trovo sia importante continuare a formarsi e stare al passo coi tempi; la nostra è una professione che cambia ed evolve continuamente e noi docenti abbiamo bisogno di strumenti aggiornati per evolvere con lei.