Denise Tonella
D. Tonella - Trasmettere il valore del patrimonio
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Denise Tonella è Direttrice del Museo nazionale svizzero. Dal 2024 è docente SUPSI, responsabile del modulo di Antropologia culturale nel Bachelor of Arts in Architettura d’interni.
Ti conosciamo soprattutto per il tuo ruolo di Direttrice del Museo nazionale svizzero. Da dove viene questo interesse per il mondo della formazione?
L'insegnamento non è una cosa nuova per me. Dopo gli studi ho insegnato per alcuni anni l'italiano in diverse scuole per adulti e negli ultimi dieci anni ho tenuto regolarmente dei corsi universitari, in particolare sull'allestimento di mostre e sulla messa in scena della storia in uno spazio museale. Essere in contatto con le studentesse e gli studenti è per me sempre fonte d'ispirazione ed è un piacere poter trasmettere le proprie conoscenze a un pubblico che ha la propria vita lavorativa ancora davanti.
Con il modulo di Antropologia culturale tessi un filo diretto anzitutto con i tuoi studi universitari. Si tratta di riprendere in mano un discorso che si era fermato o c’è una continuità con il tuo percorso di vita e professionale che ti ha portato a dirigere il Museo nazionale?
No, non si tratta di riprendere in mano un discorso che si era fermato con il termine degli studi. La storia e l'antropologia culturale sono per così dire il mio pane quotidiano: lo sono quando discutiamo della programmazione al Museo nazionale, quando accompagno lo sviluppo di un concetto di mostra, quando tengo delle conferenze sugli oggetti conservati al museo e in particolare su quello che ci raccontano oggi e così via.
Sei stata docente in altri atenei svizzeri, ma in percorsi di studio con un chiaro legame con la storia e l'antropologia. Come cambia l’approccio di fronte a futuri professionisti in un ambito un po’ più lontano dalle scienze umane e sociali, come l’architettura d’interni?
L'obiettivo professionale dei e delle partecipanti è diverso e quindi anche il loro approccio alla materia. Trovo però estremamente interessante poter spiegare il valore del patrimonio e di tematiche antropologico-culturali a chi un giorno metterà in scena il patrimonio o si dovrà porre delle domande di carattere antropologico per meglio capire uno spazio e le persone e comunità che lo utilizzeranno.
Che insegnamenti o che sguardi vuoi trasmettere alle studentesse e agli studenti?
Il corso mira a sviluppare una visione generale dell'antropologia culturale, con particolare riferimento alla cultura materiale, al concetto di patrimonio e al valore del retaggio culturale per la società del presente. Riflette inoltre da una prospettiva antropologica sull'impatto del patrimonio culturale sull'essere umano, le sue pratiche, credenze e linguaggi. Vuole infine portare consapevolezza per la responsabilità che ogni generazione ha nel preservare e salvaguardare le tracce di un passato che continua a interagire con noi. Parleremo di concetti come l'ospitalità, gli spazi pubblici e privati, le tradizioni viventi - penso al Carnevale di Basilea o alla cultura Techno. Ci sarà spazio anche per parlare dell'aura degli oggetti, dell'immaginario religioso, di pratiche lavorative o dell'impatto della lingua sulla cultura di una società.
Con che sentimenti e aspettative ti sei affacciata a questo nuovo anno accademico, il secondo per te come docente alla SUPSI?
Sono sempre curiosa di conoscere i e le partecipanti al corso e il loro percorso, non solo di studi e progetti, ma anche culturale. Le mie lezioni si svolgono in diretta interazione con gli studenti e le studentesse. Le loro esperienze contribuiscono a dare forma al corso. Mi rallegro anche della giornata di escursione in novembre. Visiteremo l'esposizione "Paesaggi dell'anima" al Landesmuseum e ci sarà uno scambio con lo scenografo. Nella seconda parte della giornata visiteremo il Centro delle collezioni del Museo nazionale svizzero, dove praticamente ogni oggetto ivi conservato può essere osservato da un punto di vista antropologico-culturale.