Sandro Pedrazzini
S. Pedrazzini - Bachelor in Ingegneria informatica, l’internazionalità è di casa
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Da alcuni anni il Bachelor in Ingegneria informatica ha avviato collaborazioni internazionali che prendono forma in due corsi opzionali offerti nel semestre primaverile del secondo anno. Il primo, in collaborazione con la Penn State University, è dedicato allo sviluppo di progetti in modalità “Virtual Exchange”, con gruppi di lavoro misti e distribuiti. I progetti degli ultimi anni hanno avuto quale spunto iniziale uno a scelta fra i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’ONU. Il secondo è il corso Software Engineering in a Cross-cultural Context, nato nel 2024 dalla collaborazione con Virginia Tech, prestigiosa università statunitense con sede principale a Blacksburg e diversi campus internazionali, tra cui uno a Riva San Vitale. Per un intero semestre, le studentesse e gli studenti hanno lavorato fianco a fianco alternandosi tra il Campus SUPSI di Viganello e la sede ticinese di Virginia Tech. Ne parliamo con il Prof. Sandro Pedrazzini, Responsabile del Bachelor in Ingegneria informatica al Dipartimento tecnologie innovative.
Com’è nata l’idea di proporre questo corso in collaborazione con la Virginia Tech? E come è stato strutturato il corso?
L’idea nasce da una prima esperienza di collaborazione a distanza avviata con la Penn State University nel 2021, resa possibile grazie a un contatto di una ex collega dell’International Office del Dipartimento ambiente costruzioni e design. Un modello che abbiamo riadattato e riproposto anche alla Virginia Tech. Dopo una prima edizione sperimentale di collaborazione online, l’anno successivo abbiamo potuto realizzare un’edizione in presenza grazie al fatto che un gruppo di studenti statunitensi ha trascorso l’intero semestre primaverile nella loro sede di Riva San Vitale. Il corso è iniziato con una fase preparatoria di due giorni e una lezione teorica online tenuta da un docente della Virginia Tech. A semestre avviato le studentesse e gli studenti hanno lavorato in piccoli gruppi misti su progetti concreti di sviluppo software in attività che si sono svolte a cadenza settimanale ogni giovedì, alternando gli incontri tra il Campus SUPSI di Lugano e la sede della Virginia Tech di Riva San Vitale. Al termine del semestre si è svolta in entrambe le sedi la presentazione dei diversi progetti.
Che tipo di progetti sono stati sviluppati? Può farci degli esempi?
I progetti con la VT sono nati da esigenze reali segnalate da aziende o contesti specifici. Ad esempio, un B&B locale aveva la necessità di sviluppare un software di prenotazione dei pernottamenti; in un altro caso per conto di un’azienda è stato sviluppato un software basato sull’intelligenza artificiale in grado di rilevare le aree delle superfici edilizie su mappe geografiche. In altri casi sono stati gli stessi docenti a proporre progetti che nascono da esigenze del Dipartimento, per esempio c'è stato un progetto legato a un programma che si sta sviluppando all'interno del DTI sulla gestione dei corsi di master. L’obiettivo è portare questi strumenti vicino a un utilizzo operativo, pur sapendo che lo sviluppo e la manutenzione richiedono ulteriori investimenti.
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Quali sono gli obiettivi didattici di un’esperienza come questa? In che modo si integrano nel curriculum del Bachelor?
Il corso mira a coniugare aspetti teorici di ingegneria del software con la pratica di progetto, integrando “pillole” teoriche lungo il semestre. Ma il valore aggiunto è la dimensione interculturale: collaborare in inglese in team internazionali permette di sviluppare competenze relazionali, capacità di adattamento e responsabilità condivisa.
Analogamente a quanto proposto con la Penn State, è anche questa un’esperienza pensata per chi non può frequentare un semestre all’estero, ma vuole comunque vivere un confronto internazionale significativo. Il corso è offerto in modalità opzionale proprio per lasciare libertà di scelta, ma rappresenta un’opportunità formativa importante.
Come è stata accolta questa iniziativa interculturale?
Con grande entusiasmo. La possibilità di lavorare in presenza ha favorito la creazione di un clima di fiducia e collaborazione. I gruppi si sono amalgamati bene e hanno saputo gestire la sfida della comunicazione in lingua inglese. Per molti studenti si tratta della prima vera esperienza internazionale: non un viaggio, ma un confronto concreto, settimanale, con persone che portano approcci e prospettive diverse. Un’opportunità che lascia il segno e che, viste le premesse positive, cercheremo di riproporre anche nel prossimo anno accademico.