Nella foto da sinistra a destra: Jean-Pierre Candeloro, Franco Gervasoni, Amos Polti, Andrea Bassi, Silvia Barrera, Giovanni Merlini, Elena Fontana, Samuele Cavadini
Cosa succede a un’architettura una volta che chi ne ha curato la progettazione consegna le chiavi a chi andrà ad abitarla? E, facendo un passo indietro, come le progettiste e i progettisti possono tradurre in architettura valori come il dialogo e l’interazione fra le persone così da facilitarli quando si prenderà possesso dell’edificio?
La tavola rotonda I primi anni del Campus SUPSI di Mendrisio. Dal progetto architettonico alla “Menzione SIA Architettura e Ingegneria” è stata l’occasione per fare il punto sull’edificio che ospita il Dipartimento ambiente costruzioni e design della SUPSI dal 2021 alla presenza delle co-presidenti della SIA Silvia Barrera ed Elena Fontana e del presidente della SUPSI Giovanni Merlini, con la partecipazione del sindaco di Mendrisio Samuele Cavadini, dei progettisti, l’architetto Andrea Bassi e l’ingegnere Amos Polti, del Direttore generale della SUPSI Franco Gervasoni e del Direttore del Dipartimento Jean-Pierre Candeloro e con la moderazione di Stefano Zerbi, responsabile del Bachelor of Arts SUPSI in Architettura.
Il processo ha coinvolto e coinvolge tuttora diversi attori, a partire dalla scelta del luogo che avrebbe accolto l’edificio all’inquadramento nello sviluppo urbano del comparto stazione e dell’intera Città di Mendrisio, alla costituzione di un polo d’eccellenza della costruzione insieme all’Accademia di architettura.
La fluidità spaziale che facilita le relazioni e gli scambi fra chi occupa l’edificio, come pure la collaborazione e il rispetto delle professionalità, è uno dei temi che sono stati “tradotti” in architettura da BCMA architectes di Ginevra grazie a scelte precise di spazi trasparenti, di materiali, della monumentale rampa centrale che sale dal pianterreno al terzo piano.
Il Campus diventa, in un certo senso, manifesto di alcuni dei valori del Dipartimento ambiente costruzioni e design che lo abita. Chi utilizza un edificio, poi, lo plasma, lo fa diventare suo: è, insomma, una questione non solo di spazi, ma anche di tempi, perché ci si deve poter riconoscere nell’architettura che si frequenta, che “cresce” come un organismo vivente.
Menzione Architettura e Ingegneria
La SIA Ticino ha riconosciuto la qualità e l’innovazione dell’edificio del Dipartimento ambiente costruzioni e design con la “Menzione Architettura e Ingegneria” in occasione della cerimonia del Premio SIA edizione 2024, nel mese di febbraio:
“La giuria è unanime nel considerare l’edificio meritevole di più menzioni, in quanto rappresentativo di un modo di costruire coerente, dove la forza del linguaggio architettonico è frutto della logica costruttiva. […] Il progetto diventa l’espressione della migliore collaborazione tra architetto e ingegnere. […] Il sistema costruttivo rappresenta, inoltre, un’innovazione per il territorio ticinese. La produzione degli elementi prefabbricati è locale e ha permesso alle ditte ticinesi di confrontarsi con la grande prefabbricazione. […] La SUPSI diventa l’edificio pubblico che riqualifica un intero quartiere e attiva il nodo del trasporto pubblico incentivandone l’utilizzo. […] Un’architettura che crea spazi per la socialità e stimola lo scambio di idee, e che ogni giorno accoglie ragazze e ragazzi nel pieno del loro percorso professionale. […] Varcate le porte ci si trova con grande sorpresa all’interno di una cattedrale la cui sacralità parla dell’aspetto più aulico dell’istruzione. Lo spazio centrale si impone come tempio della conoscenza”.