Miriam Salvisberg
M. Salvisberg - Valorizzare i dati per migliorare la scuola
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Miriam, è Ricercatrice presso il Centro competenze innovazione e ricerca sui sistemi educativi (CIRSE) del Dipartimento formazione e apprendimento / Alta scuola pedagogica (DFA/ASP). Con il suo team di lavoro raccoglie e valorizza i numerosi dati emersi dalle prove standardizzate, strumenti volti a migliorare il sistema educativo nel suo insieme.
Dal 2011 e rispettivamente dal 2013 è responsabile del Team per la Svizzera italiana che lavora sull’indagine internazionale PISA (Programme for International Student Assessment), e di quello attivo sull’indagine nazionale VeCoF (verifica delle competenze fondamentali).
Dal 2011 e rispettivamente dal 2013 è responsabile del Team per la Svizzera italiana che lavora sull’indagine internazionale PISA (Programme for International Student Assessment), e di quello attivo sull’indagine nazionale VeCoF (verifica delle competenze fondamentali).
Miriam, come ti sei avvicinata al mondo delle prove standardizzate?
Sono sempre stata affascinata dal contesto scolastico e più in particolar dal tema della valutazione; questo mi ha portata ad avvicinarmi al campo dei test standardizzati e delle indagini a larga scala sui sistemi educativi. L’ambito delle prove standardizzate mi piace perché mi dà l’opportunità di viaggiare, di discutere e riflettere con persone provenienti da contesti diversi. Inoltre, trovo soddisfazione nel poter mettere a disposizione di tutti informazioni che sono il frutto di un lavoro distribuito su più anni (ogni indagine dura, infatti, dai tre ai quattro anni) e che possono essere utili per capire come migliorare il sistema educativo nel suo insieme.
Che obiettivi perseguono le prove standardizzate PISA e VeCoF?
Principalmente queste prove intendono fornire informazioni sul sistema educativo per aiutare gli attori politici a prendere decisioni a livello nazionale e cantonale. Tramite test standardizzati e questionari, vengono rilevate le competenze di allievi e allieve in vari anni e in diversi ambiti scolastici. Le informazioni derivanti dai questionari, come ad esempio la condizione sociale, la metodologia di studio o il clima scolastico, permettono di interpretare i risultati rispetto al contesto.
Quali risultati sono emersi sinora?
In generale, da queste indagini emerge che gli studenti e le studentesse della Svizzera e del Canton Ticino hanno buone competenze in matematica, italiano e scienze rispetto ad altri Paesi. Inoltre, si osserva che la condizione socioeconomica influisce parecchio sulle prestazioni di allievi e allieve. In altre parole: se un/a allievo/a proviene da una condizione socioeconomica privilegiata, maggiori saranno le probabilità che questa persona avrà di raggiungere competenze elevate. I rapporti internazionali, nazionali e cantonali, pubblicati regolarmente, contengono informazioni specifiche relative ad ogni indagine.
Che tipo di partner collaborano nello svolgimento e nella realizzazione di queste indagini?
Per questi progetti lavoriamo con Università e Centri di ricerca in tutta la Svizzera. In particolare, l’Interfaculty Centre for Educational Research (ICER) presso l’Università di Berna è responsabile di queste due indagini e coordina i lavori dei Centri di competenza regionali di ciascuna delle tre regioni linguistiche svizzere: l’Istituto di Psicologia Pedagogica (IPP) dell’Alta scuola pedagogica di San Gallo (PHSG) per la Svizzera tedesca, il Centro di ricerca del Cantone di Ginevra (SRED) per la Svizzera francese e poi il Centro competenze innovazione e ricerca sui sistemi educativi (CIRSE) della SUPSI, per la Svizzera italiana. Oltre a questi partner collaboriamo a stretto contatto con i referenti della politica educativa, sia a livello nazionale (CDPE e SEFRI) sia cantonale (per il Ticino DECS). In Ticino, collaboriamo in maniera molto stretta con la Divisione della scuola, dalla fase della selezione delle scuole partecipanti per le indagini, alla redazione e comunicazione dei risultati finali.