Ethan Polignone
E.Polignone - Mani esperte e occhi curiosi: un percorso nel restauro
SUPSI Image Focus
Ethan, 20 anni, ha studiato allo CSIA-Centro scolastico per le industrie artistiche di Lugano come pittore di scenari e ora prosegue il suo percorso accademico con il Bachelor of Arts in Conservazione della SUPSI. Il suo sogno? Girare il mondo con lo sguardo curioso di chi cerca bellezza ovunque, per poi mettere radici in Canada. Con le sue capacità manuali e artistiche, e la passione che lo guida, è certo che il mondo dell’arte saprà aprirgli le porte giuste.
Perché hai scelto di seguire la formazione Bachelor of Arts in conservazione alla SUPSI?
La scelta di intraprendere il Bachelor of Arts in Conservazione alla SUPSI è stata una naturale evoluzione del mio percorso formativo. Durante gli studi allo CSIA ho avuto un primo contatto con il mondo del restauro, un ambito che mi ha subito affascinato per il suo equilibrio tra rigore tecnico, manualità e sensibilità artistica. Partecipando all’Open Day ho capito che molte delle mie competenze - dalla manualità alla precisione operativa, dalla creatività al senso estetico - trovavano in questo percorso una collocazione ideale. Il restauro mi permette infatti di unire lavoro pratico e riflessione critica, tradizione e innovazione, arte e scienza.
Secondo te, chi studia conservazione e restauro, può essere considerato un medico dell’arte?
È un paragone che si sente spesso, ma trovo che funzioni bene: così come un medico osserva e studia il corpo umano, il conservatore-restauratore analizza l’opera, i suoi materiali e i processi di degrado per comprenderne lo stato di “salute”. Ogni intervento deve essere svolto con grande attenzione e consapevolezza, perché l’obiettivo non è modificare l’opera, ma rispettarla, proteggerla e garantirle la massima durata nel tempo. Per farlo servono competenze manuali e tecniche, conoscenza approfondita dei materiali, della storia dell’opera, capacità di osservazione e sensibilità estetica. Insomma, un bel mix. Le conoscenze di fisica e chimica poi, sono fondamentali, perché permettono di capire come funzionano i materiali e come si degradano nel tempo.
Finora, qual è stato il progetto più interessante e appassionante a cui hai lavorato?
In atelier mi è piaciuto molto il corso sui materiali e tecniche artistiche poiché ha permesso di acquisire conoscenze base sui materiali e le tecniche con cui sono stati realizzati i manufatti del patrimonio culturale. Abbiamo anche avuto l’opportunità di fare pratica, realizzando calchi in gesso, preparando la malta e sperimentando la tecnica degli sgraffiti, che consiste nell’incidere decorazioni sulla superficie della malta ancora fresca per creare motivi artistici.
Ho anche svolto due stage: il primo al Museo di Leventina a Giornico, dove mi sono occupato principalmente di riordino museale, prendendo in carico gli oggetti storici, pulendoli, conservandoli, catalogandoli e sistemandoli; il secondo al Palazzo delle Orsoline a Bellinzona, dove ho partecipato alle operazioni di messa in sicurezza e al restauro della volta della Sala del Gran Consiglio. Due esperienze differenti ma sicuramente arricchenti.
Che consiglio daresti a chi sta considerando di iscriversi allo stesso Bachelor?
A chi sta pensando di iscriversi al Bachelor of Arts in Conservazione alla SUPSI direi di non esitare, soprattutto se ama lavorare con materiali ed è appassionato di storia dell’arte. Il Bachelor combina teoria e pratica in modo molto concreto: dai laboratori in atelier agli stage in musei e cantieri, si ha davvero l’opportunità di imparare facendo. Richiede impegno e attenzione ai dettagli, ma è un percorso molto stimolante e appassionante.