Il concetto di Open Science non è nuovo nel mondo della scienza, ma negli ultimi anni si sta imponendo come profondo cambiamento culturale per i ricercatori. Con questo termine vengono descritte le iniziative che promuovono la scienza aperta, ovvero accessibile a tutti, e che mirano a rafforzare a lungo termine l’efficacia, la trasparenza e la riproducibilità della ricerca scientifica. Sotto il concetto-ombrello di Open Science si trovano l’utilizzo condiviso dei dati di ricerca (Open Data), il libero accesso alle pubblicazioni scientifiche (Open Access), l’Open Innovation, la Citizen Science e l’Open Education. Elementi che vanno a comporre un cambio di paradigma che vuole che la ricerca scientifica sia partecipata e condivisa per produrre un effetto maggiormente tangibile sulla società. Si tratta di un cambio di paradigma che implica la ridefinizione del lavoro di un ricercatore, che va sostenuto e accompagnato nell’integrazione di questo nuovo approccio.
A supporto della transizione verso un nuovo modello di scienza, la SUPSI ha deciso di dare vita al Centro competenze Open Science, le cui attività saranno coordinate da Massimiliano Cannata, Professore in Geomatica e responsabile di questo nuovo centro.
Perché è importante orientarsi verso l’Open Science?
“Le sfide globali che stanno caratterizzando questo momento storico richiedono delle risposte globali: bisogna collaborare il più possibile e rendere il più possibile aperte le conoscenze, affinché la scienza possa avere un impatto positivo sull’evoluzione della nostra società e del nostro pianeta. Per questo motivo è sempre più importante produrre della scienza aperta. Quando parliamo di Open Science, parliamo di condivisione. Il processo scientifico deve essere aperto, condiviso e ripetibile per garantire alla scienza una trasparenza e una credibilità nei confronti della società. Questo approccio, inoltre, permette ad altri ricercatori o aziende di poter accedere alle conoscenze, di sperimentare ed evolvere nella conoscenza”.
Cosa farete all’interno di questo nuovo Centro competenze?
"Molte università hanno approcciato il tema sviluppando delle competenze distribuite. La SUPSI ha deciso di concentrarle in un unico luogo. Nel Centro competenze Open Science seguiremo da vicino le evoluzioni delle tecnologie e delle metodologie legate a questo paradigma; quindi, un aspetto importante sarà quello della ricerca. Offriremo anche dei servizi d’accompagnamento all’istituzione affinché integri queste metodologie. Infine, svolgeremo anche un’attività di formazione destinata ai nostri ricercatori e dottorandi ma anche al territorio".
Su quali ambiti vi concentrerete?
"Inizialmente ci concentreremo sull’Open Access, ovvero le pubblicazioni che devono essere aperte. Altri ambiti riguardano gli Open Data (vedi articolo Ticinoscienza), la Citizen Science e la Open Innovation. Bisognerà anche lavorare sulle infrastrutture informatiche e sull’apertura dei processi collaborativi. Un ultimo punto riguarda l’Open Education con l’apertura dei contenuti e delle metodologie legati alla didattica".
Ci sono già progetti di ricerca che vanno in questa direzione, ma è facile intuire che per i ricercatori abbracciare l’Open Science rappresenterà una sfida.
"Fare Open Science significa cambiare profondamente il proprio punto di vista sulla ricerca: cambiare metodologia, cambiare approccio e pensare al successo della scienza piuttosto che a quello personale per garantire un forte impatto. Oggi, ad esempio, il ricercatore assume anche il ruolo di divulgatore delle conoscenze nei confronti della società. Non è un passaggio immediato, ma lo sforzo comune produrrà certamente impatti molto positivi".