GenT - Generazione Turismo ha l’obiettivo di mettere in evidenza approcci concreti per affrontare le sfide del settore, con un’attenzione particolare alle competenze, all’innovazione e a una forte collaborazione tra formazione e mondo professionale. Ne abbiamo parlato con Andrea Huber, co-responsabile del Bachelor of Science SUPSI in Leisure Management, e Alan Quaglieri, docente e coordinatore per la SUPSI dell’edizione di quest’anno.
GenT - Generazione Turismo riunisce importanti realtà formative del panorama ticinese (USI, SUPSI e SSSAT); qual è il valore di questa iniziativa?
Il valore principale di GenT è creare uno spazio di incontro e confronto tra studenti e studentesse provenienti da percorsi formativi diversi ma complementari. L’iniziativa rappresenta un’occasione importante per rafforzare il legame tra formazione, istituzioni e mondo professionale, coinvolgendo attori locali e stimolando una riflessione condivisa sul futuro del turismo ticinese.
Dopo una prima edizione focalizzata sulle competenze, quest’anno si è parlato di valori: quali ritiene siano oggi i valori imprescindibili per chi vuole operare nel turismo?
Lo sviluppo di competenze è un aspetto centrale nella formazione dei futuri professionisti chiamati a comprendere e ad occuparsi di un fenomeno complesso come quello turistico. Al tempo stesso, la gestione del turismo e delle sue implicazioni non può prescindere dalla definizione di obiettivi che orientino l’applicazione delle competenze professionali. Il turismo non è, di per sé, né una manna né una maledizione. Può essere una leva importante per lo sviluppo del territorio, ma ancor prima di domandarsi come, è fondamentale chiedersi a cosa può e dovrebbe servire il turismo. In altre parole, bisogna dare contenuto alla parola sviluppo ed è qui che entrano in campo i valori.
È importante che si diffonda un pensiero critico che promuova consapevolezza rispetto al segno e all’intensità degli impatti che il fenomeno turistico può generare. In questo senso, uno dei valori chiave emersi durante l’evento è il senso di responsabilità verso il territorio e chi lo abita. Una responsabilità da condividere nel quadro di sistemi di governance aperti, trasparenti e partecipati che considerino interessi, diritti e sensibilità dei vari attori sociali coinvolti.
Gli operatori turistici, dunque, devono poter maturare la necessaria empatia verso le esigenze non solo dei visitatori, ma anche degli abitanti, imprese e istituzioni in modo da poter contribuire in modo decisivo alla definizione di strategie consapevoli, condivise e sostenibili nel lungo periodo.
In che modo le istituzioni formative come SUPSI, USI e SSSAT possono tradurre questi valori in percorsi concreti di formazione, evitando che restino solo principi teorici?
Un aspetto centrale è creare momenti di apprendimento che mettano gli studenti a confronto con situazioni reali, attori del territorio e punti di vista diversi. Iniziative come GenT vanno proprio in questa direzione: non si limitano alla trasmissione di contenuti, ma favoriscono il dialogo, il lavoro interdisciplinare e la riflessione critica. Anche il workshop di quest’anno ha permesso agli studenti di collaborare in gruppi misti, confrontandosi su casi concreti e riflettendo insieme sui valori che dovrebbero guidare i professionisti del turismo del futuro.
Il dialogo tra mondo accademico e attori locali è centrale in GenT: quali sono le principali criticità e opportunità nel rafforzare questa collaborazione sul territorio ticinese, anche alla luce delle testimonianze condivise durante la giornata?
Una delle principali opportunità è la possibilità di costruire un linguaggio comune tra chi si occupa di formazione, ricerca e pratica professionale. Il confronto con gli attori del territorio permette infatti di comprendere meglio i bisogni reali del settore e di preparare professionisti più consapevoli e pronti ad affrontare le trasformazioni in corso. Allo stesso tempo, emergono anche alcune criticità, legate ad esempio alla necessità di conciliare interessi differenti, tempi diversi e aspettative non sempre allineate. Proprio per questo, occasioni di confronto come GenT diventano importanti: aiutano a creare connessioni, favoriscono il dialogo e stimolano una visione condivisa del turismo.
Guardando ai lavori dei gruppi di studenti e all’idea di un “manifesto” del professionista del turismo del futuro, quali risultati sono emersi da questa giornata che ha visto collaborare gli studenti delle tre diverse istituzioni formative?
Uno degli aspetti più interessanti è stato vedere come studenti provenienti da percorsi differenti siano riusciti a dialogare e individuare valori comuni e priorità condivise. Il lavoro svolto quest’anno si inserisce, inoltre, in continuità con la precedente edizione di GenT, dove gli studenti hanno individuato 12 possibili profili di “professionista del turismo del futuro”. Partendo da questi, i partecipanti dell’edizione 2026 hanno approfondito i valori che dovrebbero guidarne l’azione. Dai lavori di gruppo è emersa l’idea di un professionista del turismo capace di coniugare competenze, responsabilità sociale, attenzione al territorio e capacità relazionale. Il workshop ha inoltre evidenziato l’importanza del confronto interdisciplinare: mettere insieme prospettive diverse ha permesso di arricchire la riflessione e di costruire una visione più articolata e consapevole del turismo del futuro.