Carlo De Pietro
Uno spazio prezioso di socialità sana: il racconto di Carlo De Pietro - Biblioteche
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In questa conversazione con Michel Gorsatt, Carlo De Pietro, docente e ricercatore, racconta il suo percorso accademico e professionale, evidenziando il ruolo centrale che le biblioteche hanno avuto nella sua formazione e nella vita quotidiana, dalle prime esperienze alla Bocconi fino alla biblioteca DEASS al Piazzetta.
Potrebbe raccontarci brevemente il suo percorso professionale e il ruolo che la biblioteca ha avuto nel suo lavoro o nella sua formazione?
Sono nato e cresciuto a Cosenza, in scuole allora senza biblioteche. Arrivato a Milano per l’università, la biblioteca della Bocconi diventò la mia seconda casa.
Era una biblioteca con un fondo librario molto importante sui temi economici. Ricordo di avere passato letteralmente giornate sui cataloghi o, per le riviste a scaffale, sugli indici che venivano aggiunti all’ultimo volume dell’annata. Le riviste in particolare erano disposte lungo gli scaffali aperti, raggruppate per aree tematiche. In un’epoca ancora sostanzialmente pre-internet, ciò facilitava il curiosare da rivista a rivista e da annata ad annata, compulsando gli indici e poi fotocopiando gli articoli che parevano più interessanti.
Ma la biblioteca della Bocconi non era soltanto un luogo ricco di letteratura scientifica. Era anche un luogo pieno di studenti fino a tarda sera. Un luogo in cui si studiava seriamente, in silenzio, ma anche un luogo in cui incontrare nuovi colleghi, organizzare le uscite serali o decidere quale studente fuori sede ci avrebbe ospitato per cena. Ricordo ancora che c’erano sale in cui preferivo andare alla mattina e altre in cui andavo al pomeriggio. Ricordo bene il nome di diversi bibliotecari, alcuni dei quali erano veri e propri miti tra noi ragazzi.
Da allora, ho sempre continuato a frequentare le biblioteche, soprattutto come posto dove lavorare. Biblioteche universitarie o comunali, qui in Svizzera quelle cantonali, in Italia quelle nazionali. E soprattutto la biblioteca DEASS al Piazzetta, tanto che i colleghi dicono sia il mio “vero ufficio”.
In che modo utilizza i servizi o le risorse della biblioteca nelle sue attività quotidiane (didattica, ricerca, progettazione, ecc.)?
Come molti docenti-ricercatori, oramai utilizzo soprattutto le riviste accessibili liberamente (open access) o attraverso banche dati elettroniche. E uso le pause per leggere un giornale o le riviste disponibili a scaffale.
Quali strumenti, servizi o spazi della biblioteca trova particolarmente utili? C’è un episodio o un’esperienza che le è rimasta impressa?
Ero a Ouagadougou, attorno al 1995, io più o meno venticinquenne. Un giorno andai nella polverosa biblioteca della polverosa università saheliana. Cercavo testi sul paese e in particolare sulla fase della de-colonizzazione. Alla fine feci amicizia con alcuni ragazzi più giovani di me, che mi invitarono a pranzo nel pensionato universitario e la sera in un bar a ballare la rumba congolese.
Ci sono suggerimenti, proposte o desideri che vorrebbe condividere per migliorare ulteriormente il servizio bibliotecario?
Mi sembra che tutto funzioni molto bene. Il mio auspicio? Che continui così anche in futuro.
C’è un messaggio, un pensiero o un augurio che vorrebbe lasciare ai lettori della newsletter?
Oggi la ricerca bibliografica viaggia su internet, ma la biblioteca resta un luogo prezioso in cui mantenere una socialità fisica. Un luogo che resta piuttosto interclassista, spesso sanamente intergenerazionale. In cui il confronto delle idee si arricchisce per la condivisione di uno spazio comune e, possibilmente, la convivialità.