Lo scorso 19 dicembre si è concluso lo studio di traduzione e validazione della scala Pittsburgh Fatigability Scale (PFS), avviato durante la pandemia, con la pubblicazione dei risultati sulla prestigiosa rivista BMC Geriatrics.
La ricerca, di natura multicentrica, ha visto il coinvolgimento della Clinica Moncucco di Lugano, dell’Istituto Clinico Scientifico Maugeri IRCCS di Tradate (VA) e delle Università di Pavia, dell’Insubria e di Pittsburgh (USA). Tra i ricercatori che hanno partecipato allo studio figurano Matteo Beretta-Piccoli, Stefano Vercelli, Emiliano Soldini e Marco Barbero del Dipartimento economia aziendale, sanità e sociale della SUPSI.
Il progetto è stato finanziato dalla Fondazione Araldi-Guinetti di Vaduz (Liechtenstein).
Lo studio in breve
La fatica è una percezione, caratterizzata da stanchezza e debolezza, in cui le funzioni fisiche e cognitive sono compromesse a causa delle interazioni tra le prestazioni fisiche e la sensazione soggettiva dell’affaticamento.
Negli anziani, l’affaticamento percepito è frequente ed associato a fattori di rischio come età, maggiore indice di massa corporea, scarsa funzione fisica e cognitiva, e ridotta attività fisica. Sebbene siano disponibili diversi strumenti autosomministrati per valutare l’affaticamento percepito, molti di essi non tengono conto del livello di attività fisica del soggetto. Ciò può introdurre un bias interpretativo: ad esempio, persone sedentarie potrebbero riportare livelli di fatica più bassi rispetto a soggetti più attivi, rendendo difficili confronti e interpretazioni dei dati.
Per affrontare queste limitazioni, è stata sviluppata la Pittsburgh Fatigability Scale (PFS), progettata specificamente per misurare l’affaticamento fisico e mentale percepito negli anziani. La PFS rappresenta un indicatore prognostico del rischio di mortalità negli anziani ed un efficace strumento clinico.
Nonostante la sua efficacia dimostrata e il forte impatto dell’affaticamento in anziani con malattia di Parkinson o malattie cardiovascolari/respiratorie croniche, la PFS non era ancora stata tradotta in italiano. I ricercatori coinvolti hanno pertanto deciso di tradurre la scala e validare la nuova PFS-versione italiana (PFS-I), coinvolgendo 200 anziani, tra cui individui con malattie cardiovascolari e respiratorie (CRVD), malattia di Parkinson (PD) e individui sani (usati come gruppo di controllo).
Dai risultati è emerso che il PFS-I è uno strumento semplice da usare, valido, affidabile e responsivo per valutare l’affaticamento percepito dagli anziani sani e da quelli con CRVD e PD.
Con la traduzione italiana, la Pittsburgh Fatigability Scale potrà ora essere utilizzata quale nuovo strumento per la misurazione dell’affaticamento percepito nella popolazione anziana di lingua italiana, offrendo nuovi spunti per la ricerca epidemiologica e la pratica clinica.
Maggiori informazioni
Per maggiori dettagli, è possibile consultare l’articolo completo su BMC Geriatrics