La "cura" in ambito carcerario non può limitarsi a un semplice supporto psicologico o sanitario. Significa, in senso più ampio, farsi carico della persona nella sua interezza: riconoscerne la dignità, ascoltarne i bisogni e valorizzarne le potenzialità. In questa prospettiva, l'offerta formativa accademica diventa un atto autentico di cura che apre percorsi di trasformazione profonda.
L'impatto delle reti sociali
Il progetto di ricerca "Formazione e Reti Sociali in Carcere e Oltre il Carcere" ha introdotto per la prima volta in Italia la Social Network Analysis (SNA) in contesti penitenziari. L'obiettivo è comprendere come lo studio modifichi le relazioni e la percezione di sé dei detenuti.
I risultati emersi dalle prime fasi della ricerca evidenziano dati significativi:
- Sostegno emotivo: Chi studia dispone di reti sociali più ampie e meno vincolanti rispetto a chi non frequenta corsi universitari.
- Benessere mentale: Gli studenti detenuti mostrano livelli inferiori di ansia e stress, riportando una maggiore soddisfazione generale verso la vita.
- Salute fisica: Esiste una correlazione diretta tra l'ampiezza delle relazioni percepite e una migliore salute fisica e autostima.
- Cambio di identità: L'università permette di transitare dall'etichetta stigmatizzante di "detenuto" a quella positiva di "studente".
Numeri e scenari: il confronto internazionale
Il panorama globale dell'istruzione universitaria in carcere è variegato:
- Italia: Gli iscritti universitari sono raddoppiati dal 2018, coinvolgendo oltre 1.800 studenti in 120 istituti.
- Stati Uniti: Programmi come il Second Chance Pell hanno permesso a 45.000 detenuti di studiare, generando risparmi economici per la società grazie alla riduzione della recidiva.
- Svizzera: L'istruzione resta focalizzata sulla formazione di base; mancano ancora programmi universitari strutturati per i detenuti, nonostante il Codice Penale ne promuova il reinserimento.
Una sfida per la collettività
Nonostante i benefici dimostrati, restano ostacoli legati a risorse limitate e barriere linguistiche. Superare il pregiudizio che l'istruzione superiore sia un "lusso" per chi ha commesso un reato è fondamentale.
Investire nell'università dietro le sbarre significa scegliere un modello di giustizia che non si limita a punire, ma che si prende cura della collettività attraverso il recupero dei suoi membri più fragili. Come ricorda la ricerca, una democrazia si misura anche dalla sua capacità di includere chi vive ai margini.
Per approfondire
- Pubblicazione originale: "Educare per prendersi cura. Università e reti sociali dentro il carcere", Rivista Iride, Nr 19/2025.
- Autrice: Francesca Pallotti