Lucia Gallucci Fedon
L. Gallucci - Come si muove Bellinzona?
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Da 13 anni Lucia Gallucci è a capo del Servizio mobilità della Città di Bellinzona, dopo aver lavorato presso il Cantone in campo ambientale dal 1991 al 2012. È nata a Como e si è laureata presso il Politecnico di Milano in ingegneria dei trasporti e pianificazione.
È da sempre appassionata di montagna e di spazi aperti poco affollati, forse a contrasto con le materie studiate legate al traffico, ma una vera illuminazione è stato accorgersi che con la bicicletta, anziché con l’auto, si poteva andare molto più lontano...ed è così che per la Città ha sviluppato progetti e studi per aumentare la ciclabilità urbana e, dunque, anche i ciclisti.
È da sempre appassionata di montagna e di spazi aperti poco affollati, forse a contrasto con le materie studiate legate al traffico, ma una vera illuminazione è stato accorgersi che con la bicicletta, anziché con l’auto, si poteva andare molto più lontano...ed è così che per la Città ha sviluppato progetti e studi per aumentare la ciclabilità urbana e, dunque, anche i ciclisti.
Si occupa di mobilità da diversi anni. Come ha visto evolvere la mobilità a Bellinzona nel tempo? La nascita della “Nuova Bellinzona” nel 2017 ha rappresentato una svolta?
Ho avuto la fortuna di vedere con i miei occhi cambiare la città nello scorso decennio. Nel 2013 avevo fatto fatica a ottenere una foto di un ciclista nelle strade di Bellinzona, oggi per fortuna se ne vedono molti, anche grazie al fatto che siamo riusciti a costruire/attrezzare buoni percorsi ciclistici urbani. La tendenza è cominciata già prima dell’aggregazione, e poi si è sviluppata man mano anche negli altri quartieri. L’aggregazione ha ampliato la prospettiva e ha dato nuovo respiro alla concezione della rete urbana ciclabile: il Piano della Mobilità Ciclistica (PMC) - pubblicato nel 2024 ed elaborato con la collaborazione dei gruppi di interesse legati al mondo della bicicletta - definisce e cataloga una serie di provvedimenti che hanno lo scopo di raddoppiare il numero di spostamenti effettuati con la bicicletta (nel 2022 questi erano pari a circa il 3.2% degli spostamenti totali), ossia portarli a circa il 7% di quelli totali. Direi quindi che la visione geograficamente più ampia ha permesso di fissare obiettivi più ambiziosi e coordinati e, per come stanno andando le cose, sono ottimista!
La popolazione di Bellinzona è in crescita. Quali sono oggi le sfide in termini di mobilità? Le infrastrutture per la mobilità lenta e il trasporto pubblico riescono a stare al passo con la domanda?
Penso in primo luogo alla sfida della mobilità individuale. Dobbiamo modificare il nostro approccio alla mobilità smettendo di muoverci “perché così abbiamo sempre fatto” o “perché non abbiamo mai fatto così”, che poi sono la stessa cosa, impedendoci di accogliere novità e sfide. Soprattutto tra le persone della mia generazione, il raggiungimento della maggiore età significava poter guidare la macchina, assaggiare con essa la nuova libertà. Oggi questa concezione mi sembra per fortuna sempre più “fuori tempo” e trovo che le giovani generazioni siano più aperte in questo senso e abbiano capito che la libertà è altro. Anche il concetto stesso di mobilità è cambiato. Si può lavorare dal divano della propria casa e partecipare contemporaneamente ad una riunione a Dubai. Oggi va modificato il concetto di mobilità tradizionale e vanno soddisfatte domande diverse, nuove. Lo sviluppo, ad esempio, della “città a 15 minuti” è un bel modo di dare voce a nuove strategie di sviluppo urbano che implicano una nuova mobilità.
Le infrastrutture urbane per la mobilità alternativa all’auto crescono continuamente e ciò che vedo è che parallelamente cresce anche la domanda. Questo è un bene, ma implica uno sforzo continuo per adeguare la rete, e anche l’offerta di trasporto pubblico (TP), naturalmente. Purtroppo, lo spazio urbano appare spesso frainteso, non valorizzato: varrebbe la pena occuparsi di riprendersi ogni centimetro quadrato di spazio pubblico per riconoscerlo e riqualificarlo. Infatti, non potendo (ahimè troppo spesso) disporre di spazi stradali dove poter inserire piste ciclabili o almeno corsie per ciclisti (così come corsie preferenziali per il TP), è assolutamente una priorità pensare alle riqualifiche urbane e alla concezione di reti per la mobilità alternativa. Questo per restituire ai cittadini spazi di incontro, di socializzazione, dove è bello sostare, incontrarsi, creare ambiente. La chiave sta nel ribaltare l’idea che tutte le strade siano ad uso esclusivo dei veicoli motorizzati. Direi che sono ottimista sul fatto che la città possa soddisfare le nuove domande poste dalla popolazione.
Qual è oggi la strategia della Città di Bellinzona in materia di mobilità? Penso al Piano di mobilità ciclistica, al Piano per la mobilità scolastica e al concetto dei “quartieri da 10 minuti” come si integrano tra loro?
La strategia cittadina è integrare alla mobilità veicolare “tradizionale” la mobilità alternativa e pubblica, affinché ci sia un equilibrio migliore tra i diversi tipi di utenti. In altre parole: non esistono solo le auto, ma anche i pedoni, le biciclette, i bus, e tutti devono convivere “pacificamente”, mai a scapito l’uno dell’altro. Per questo, una chiara idea della gerarchia della rete stradale, la comprensione della necessità di riorganizzare gli spazi pubblici come luoghi di incontro/svago/sosta, la giusta considerazione delle dinamiche tra mezzi di spostamento diversi, sono essenziali.
Il PMS, ora esteso a tutti i quartieri della Città, il PMC che ha fissato le misure per la mobilità ciclistica del prossimo decennio in modo dinamico e flessibile, e il futuro Piano della mobilità pedonale, sono gli strumenti “istituzionali” che Bellinzona ha messo alla base delle proprie azioni (vedi Piano di Azione Comunale, PAC).
L’esperimento sulla Città a 15’ appena terminato a Camorino, e condotto con successo dalla SUPSI che ha coinvolto Città, docenti, associazioni e famiglie, integra le politiche cittadine e conducono a un unico obiettivo: modificare la mobilità di oggi, piuttosto orientata all’auto, verso una mobilità più integrata, sostenibile e “comunitaria”. Non so se mi spiego: da una mobilità centrata sul trasporto individuale motorizzato (TIM) ad una mobilità variegata e flessibile, più razionale ed efficiente non solo in termini ambientali, ma anche sociali. Rendersi conto che sulla strada potremmo anche trovare biciclette, pedoni, bus, bambini che attraversano, ecc. è essenziale per modificare il nostro comportamento di automobilista.
Quanto è importante per un’amministrazione collaborare con partner esterni (Scuole, Istituti, associazioni, ecc.) per sviluppare nuove strategie di mobilità?
Moltissimo. Uno stesso oggetto ha molte sfaccettature e integrare diverse visioni della realtà ci permette di considerarla al meglio. Ciò guida le nostre scelte che hanno sempre al centro l’interesse pubblico. Analizzare situazioni dalla prospettiva del ricercatore scientifico il cui scopo è comprendere dinamiche e meccanismi della vita reale ci aiuta a comprendere meglio i fenomeni che osserviamo e a sviluppare approcci innovativi, aperti alla sperimentazione.
In altre parole, un amministratore pubblico non ha molto tempo per soffermarsi a indagare le ragioni e gli effetti delle scelte individuali di mobilità; la Città può, invece, mettere a disposizione sé stessa, il proprio territorio, e darsi il tempo di intraprendere un esperimento senza togliere risorse al lavoro quotidiano. In questo senso i ricercatori SUPSI hanno giocato un ruolo preziosissimo sia proponendo e gestendo esperimenti da cui la Città ha poi tratto insegnamento per migliorare le proprie politiche.
Tra poco lascerà il suo incarico. Con quale spirito guarda al futuro della mobilità a Bellinzona? Quale direzione spera che la Città continui a perseguire?
Sono decisamente ottimista. Bellinzona nell’ultimo decennio ha fatto passi importanti e altri attendono di essere intrapresi. La realtà è davvero cambiata sotto i miei occhi e oggi potrei fare decine di foto al giorno ai ciclisti che incontro. Bellinzona sarà capace di sviluppare ulteriormente la mobilità alternativa. Sarà un piacere vederla muoversi nella giusta direzione.