Alessandro Fontana
A. Fontana - Ricerca e didattica per una transizione industriale sostenibile
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Alessandro Fontana, docente-ricercatore senior presso l’Istituto sistemi e tecnologie per la produzione sostenibile (ISTePS) e membro del gruppo sostenibilità SUPSI, racconta la rilevanza della ricerca, della didattica e dell’innovazione nel guidare la transizione sostenibile nell’industria manufatturiera e nella società.
Come immagina l’evoluzione del ruolo della ricerca accademica nel guidare la transizione verso uno sviluppo sostenibile, inteso non solo come transizione ecologica, ma anche come trasformazione dei modelli economici, sociali e culturali?
La digitalizzazione dei processi, l’intelligenza artificiale (IA) e i nuovi protocolli legislativi sono oggi tra i principali stimoli per la ricerca e l’innovazione nell’ambito della sostenibilità industriale. Temi come l’eco-design, il Digital Product Passport (DPP) e i bilanci di sostenibilità spinti, soprattutto in Europa, dall’evolversi delle normative, ridefiniscono i criteri di progettazione e le modalità di gestione del ciclo di vita di prodotti e processi aziendali. La ricerca è quindi chiamata a sviluppare metodologie, strumenti e tecnologie che supportino le aziende, soprattutto le PMI, nei processi decisionali verso una transizione sostenibile in tutte le sue dimensioni. Digitalizzazione e IA mostrano grandi potenzialità anche a supporto della sostenibilità industriale, ma sono ancora poco applicate e da esplorare. La ricerca applicata è in questo caso chiamata a favorire la digitalizzazione dei processi aziendali e a sviluppare strumenti basati sull’IA che semplifichino e favoriscano la transizione, senza perdere in efficacia ed efficienza. Ma l’innovazione tecnologica deve essere accompagnata anche da un cambiamento sociale: non si può pensare a una produzione sostenibile e circolare senza una corrispettiva accettazione sociale. Anche qui, le Scuole universitarie professionali giocano un ruolo cruciale quali agenti del cambiamento. Tutto ciò si riflette nell’evoluzione dei bandi di ricerca, dove gli aspetti sociali e umanistici sono sempre più presenti, richiedendo approcci e collaborazioni transdisciplinari per garantire una prospettiva sistemica.
Che impatto hanno questi cambiamenti sull’approccio didattico nella formazione dei futuri ingeneri e delle future ingegnere? Quali competenze risultano oggi imprescindibili per prepararli/e a un mondo del lavoro e a una società in continua evoluzione?
L’evoluzione della ricerca accademica applicata nell’ambito della sostenibilità industriale influenza direttamente la formazione dei futuri ingegneri e delle future ingegnere. Se da un lato è fondamentale fornire competenze tecnologiche aggiornate sui nuovi temi emergenti, dall’altro è altrettanto importante formare una mentalità capace di interpretare la sostenibilità come leva strategica e culturale, non solo come risposta a obblighi normativi o pressioni di mercato, che spesso si traducono in una sterile corsa alla certificazione o al reporting. La sostenibilità invece deve essere un motore di miglioramento continuo e d’innovazione, un elemento integrato nel pensiero progettuale e gestionale, un’opportunità di business e di resilienza aziendale. In quest’ottica, la formazione ingegneristica deve puntare a sviluppare capacità analitiche, critiche e sistemiche che consentano ai futuri professionisti di elaborare strategie, strumenti e tecnologie orientati alla creazione di valore condiviso, sia per le imprese sia per la società. Diventano quindi imprescindibili competenze trasversali: la capacità di lavorare in contesti multidisciplinari, di integrare dimensioni tecniche, economiche e sociali nei processi decisionali, di comunicare la complessità della sostenibilità e di guidare il cambiamento organizzativo.
Ha visto un aumento di interesse da parte del corpo studentesco verso questi temi?
Ancora prima di vedere un aumento dell’interesse, ho riscontrato un aumento delle conoscenze. 15 anni fa circa, la sostenibilità era ancora una novità. Oggi, anche le matricole hanno un’infarinatura sulle tematiche. L’interesse è quindi sicuramente cresciuto e ancora crescente. In risposta a questa evoluzione e alle esigenze delle aziende del territorio, nel Bachelor in Ingegneria gestionale, oltre all’ormai consolidato corso Sustainable Production and Supply Chain, è stato introdotto il profilo di specializzazione in “Gestione della sostenibilità industriale” che approfondisce gli aspetti legati alla transizione sostenibile delle aziende. In futuro, la sfida sarà integrare la dimensione della sostenibilità anche negli altri corsi di Bachelor.