Monica Mendini
M. Mendini - Coltivare la curiosità per trasformarla in conoscenza
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Monica Mendini, docente-ricercatrice al Centro competenze management e imprenditorialità del DEASS dove coordina il settore di ricerca in Marketing, comunicazione e comportamento del consumatore, racconta di come si sia avvicinata al mondo della ricerca accademica e del suo percorso alla SUPSI. Una testimonianza che sottolinea come la ricerca possa essere motore di cambiamento e strumento di connessione tra sapere e società.
Ci racconti del tuo percorso di studi e di cosa ti occupi alla SUPSI?
Attualmente lavoro come docente-ricercatrice presso il Centro competenze management e imprenditorialità (CMI) del DEASS, dove coordino il settore di ricerca in Marketing, comunicazione e comportamento del consumatore. Dopo un dottorato in comunicazione con focus sul marketing all’Università della Svizzera italiana (USI), oggi mi occupo di attività di ricerca e didattica a vari livelli – Bachelor, Master Formazione continua – e sono anche co-responsabile dei seminari di ricerca Brown Bag (appuntamenti rivolti ai ricercatori SUPSI in cui si approfondiscono progetti e si condividono riflessioni su metodologia e risultati). I miei progetti di ricerca spaziano dall’analisi di mercato e della soddisfazione dei clienti/consumatori, allo sviluppo di strategie di marketing e comunicazione per aziende ed enti locali, fino a studi più sperimentali, come l’adozione di nuovi alimenti (ad esempio cibo a base di insetti) tramite strumenti innovativi come il Food Design Thinking e la realtà virtuale.
Come ti sei avvicinata al mondo della ricerca?
Mi sono avvicinata alla ricerca quasi per caso, durante il Master in Marketing all’USI, quando ho iniziato a lavorare come student assistant a un progetto di Consumer Behavior. È stata un’esperienza molto stimolante, che mi ha fatto capire come la ricerca possa essere un modo per coltivare la curiosità e trasformarla in conoscenza utile per gli altri. Da quel momento – al netto di qualche piccola parentesi – non ho più smesso di occuparmene: prima con un dottorato in comportamento del consumatore e branding tra l’USI e la San Diego State University, e poi con il mio ruolo attuale di docente-ricercatrice al CMI della SUPSI.
Cosa è per te essere ricercatrice?
Per me essere una ricercatrice significa coltivare la curiosità e trasformarla in conoscenza che può avere un impatto reale. È anche un ruolo che ha una forte dimensione di condivisione: da un lato con gli studenti, a cui posso trasmettere non solo contenuti ma anche il piacere di interrogarsi e indagare; dall’altro con le aziende e la collettività, perché la ricerca acquista valore quando riesce a tradursi in progetti concreti che generano wellbeing (benessere sociale, psicologico, fisico) e cambiamento positivo.
Su quali temi si concentrano le tue ricerche? Dove hai pubblicato le tue ricerche?
Le mie ricerche si concentrano sul comportamento del consumatore, con particolare attenzione alle relazioni con i brand, alle strategie di cobranding – come le collaborazioni tra marchi di lusso e mass-market (ad esempio Omega e Swatch o Versace e H&M) – e all’impiego di tecnologie immersive come la realtà virtuale. Mi occupo inoltre di benessere del consumatore, studiando sia l’accettazione dei novel foods (come i cibi a base di insetti) sia pratiche sostenibili, come il marketing legato a cause benefiche o iniziative sociali. I risultati delle mie ricerche sono stati pubblicati su riviste internazionali come il Journal of Business Research, Journal of Consumer Behaviour, Journal of Consumer Marketing e altre.
Le attività di ricerca applicata SUPSI si contraddistinguono per la forte applicazione pratica; ci racconti di un progetto che hai svolto e dell’impatto riscontrato sul territorio e sulla società?
Dopo aver vinto uno Spark SNF (finanziamento del Fondo nazionale svizzero per ricerche innovative e non convenzionali), mi sono dedicata ai novel food, in particolare all’introduzione del cibo a base di insetti nel mondo occidentale. Per approfondire il tema ho collaborato con chef e aziende locali che producono o vendono questi alimenti, dando vita a iniziative come un blog e la partecipazione congiunta a eventi. Un aspetto che trovo molto stimolante è che questo progetto nasce come accademico, ma assume poi una dimensione pratica e utile per la comunità, diventando anche un’occasione di transfer tra ricerca e didattica. Con gli studenti, ad esempio, abbiamo svolto studi sull’entomofagia, unendo esperienze immersive di realtà virtuale alla degustazione di cibi a base di insetti forniti dalle realtà partner. In futuro, l’idea è di ampliare queste attività con serate divulgative e tasting aperti al pubblico, per contribuire a far conoscere sempre più questo nuovo ingrediente alla collettività.
Dove ti vedi tra 5 anni?
Tra cinque anni mi vedo ancora immersa nel mondo accademico, continuando a fare ciò che mi appassiona – un connubio tra ricerca e didattica – … ma nel ruolo di professoressa!