La prevenzione contro le molestie sessuali passa anche attraverso una maggiore consapevolezza del proprio corpo, la percezione dei propri limiti e di quelli altrui, il riconoscimento dei segnali di disagio. In questo senso, le tecniche del teatro fisico ed esercizi di avvicinamento e allontanamento nello spazio o semplici gesti di contatto, come appoggiare una mano sulla spalla, permettono di simulare situazioni che possono essere percepite come indesiderate.
Queste e altre attività sono state e sono al centro di un laboratorio chiamato “Lo spazio condiviso”, articolato in una mezza giornata e quattro unità didattiche che combinano elementi teorici e pratici condotti da ricercatrici e ricercatori dell’Accademia Dimitri, a loro volta affiancati da una psicologa professionista. Il vissuto soggettivo rappresenta sempre il punto di partenza per esercizi di gruppo e attività teatrali in cui ciascuno è chiamato a confrontarsi con la propria esperienza e con quella degli altri.
A fine 2025 i laboratori hanno coinvolto più di 160 studenti e studentesse e 40 docenti del Centro professionale Tecnico di Trevano, del Dipartimento formazione e apprendimento /Alta scuola pedagogica e della stessa Accademia Teatro Dimitri. A partire da questa prima fase, che ha visto la collaborazione anche con il Servizio Gender & Diversity SUPSIe la campagna 16 giorni contro la violenza di genere, il programma è proseguito sempre in questi centri formativi, e ha avviato una nuova collaborazione anche con l’Associazione Puntozero.
“Le attività sono andate avanti e abbiamo continuato a proporre i laboratori, adattando ogni volta le pratiche al gruppo che abbiamo davanti”, spiega Angela Calia, ricercatrice e referente gender e diversity dell’Accademia Teatro Dimitri. Nel tempo è stato definito un protocollo di lavoro condiviso. Il laboratorio “Lo spazio condiviso” si basa su una struttura comune riproposta nei diversi contesti: introduzione al progetto, riscaldamento, esercizi pratici e una fase finale di dialogo e condivisione. “Cerchiamo di rispettare un protocollo comune per osservare cosa succede attraverso le pratiche proposte”, sottolinea Calia.
I laboratori alternano esercizi corporei e momenti di confronto, in cui le esperienze vissute durante le attività diventano punto di partenza per discutere situazioni concrete che possono capitare nella vita di tutti i giorni. A partire da semplici esercizi sullo spazio e sulla distanza tra i corpi, il confronto si estende a contesti quotidiani, ad esempio alla differenza della percezione della condivisione dello spazio nei mezzi pubblici, a scuola o al lavoro.
È in preparazione una fase di rilevazione tramite questionari, focalizzati sulla percezione corporea ed emotiva. “Vogliamo capire quali strumenti hanno i giovani per ascoltare il proprio corpo e riconoscere le proprie sensazioni. È un passaggio di raccolta di dati e informazioni che precede la capacità di riconoscere una molestia”, spiega Calia.
Le attività hanno coinvolto finora gruppi con età e percorsi diversi, dai giovani del Centro professionale di Trevano agli studenti e le studentesse universitari. Il tema si conferma però di grande interesse e trasversale in tutti i contesti, ma con livelli differenti di consapevolezza. “Con i più grandi c’è spesso maggiore capacità di riflessione, mentre con i più giovani emerge una forte curiosità e il bisogno di strumenti”, osserva Calia. Nel caso degli studenti e delle studentesse del DFA, futuri docenti, la riflessione si estende anche alla futura dimensione professionale, mentre nei contesti di formazione professionale rimane più centrata sull’esperienza personale e professionale del presente. Il progetto guarda ora a un possibile sviluppo in altri contesti educativi, dove questi temi sono presenti ma spesso in modo non strutturato. “Non si tratta di dire cosa è giusto o sbagliato, ma di creare uno spazio di esplorazione”, conclude Calia. “Attraverso il gioco teatrale e il dialogo si possono comprendere meglio i confini personali e sviluppare maggiore consapevolezza”.
Accanto ai laboratori nei centri formativi partner il progetto si amplia con la partecipazione dei propri ricercatori e ricercatrici in conferenze e tavole rotonde organizzati da terzi sulle stesse tematiche.
Partner e sostenitori
Il progetto è sostenuto da UFU - Ufficio federale per l’uguaglianza fra donna e uomo, UFAG - Ufficio del sostegno a enti e attività per le famiglie e i giovani, e
ASSOCIAZIONE PRO FILIA - LOCARNO e GENERANDO