Jennifer Baldinger
J. Baldinger - Formarsi per essere più allineati a ciò che si è e a ciò che si desidera trasmettere
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Dopo 12 anni di insegnamento nella scuola elementare, nel 2022 Jennifer Baldinger ha iniziato un CAS Docente di pratica professionale (DPP). Un percorso che ha intrapreso per dare maggiore consapevolezza e struttura a un ruolo che già viveva con entusiasmo: accogliere studenti e studentesse in formazione, conoscerli, accompagnarli nei loro primi passi e offrire loro uno spazio sicuro in cui potersi sperimentare. Dopo aver concluso la formazione nel 2025, oggi accompagna studenti e studentesse del Dipartimento formazione e apprendimento / Alta scuola pedagogica (DFA/ASP) nella pratica professionale.
Jennifer, oggi sei una figura di accompagnamento per studenti e studentesse. Come ti ha supportato in questo obiettivo il CAS Docente di pratica professionale?
La formazione mi ha aiutata a guardare con occhi nuovi pratiche che già mettevo in atto, rendendole più consapevoli e strutturate. In particolare, il lavoro sull’osservazione di studenti e studentesse attraverso tabelle e griglie osservative, mi ha permesso di affinare lo sguardo e di rendere le restituzioni più mirate e fondate. Ho imparato a fermarmi, a osservare senza giudizio e a restituire in modo rispettoso e costruttivo. Durante la formazione è stato inoltre evidenziato con chiarezza quanto la cura del linguaggio sia fondamentale per il successo di tutte le interazioni umane, soprattutto in contesti educativi e formativi. Sono convinta che disporre di un vocabolario più ricco per descrivere la propria realtà permetta di vivere con maggiore lucidità e serenità anche le situazioni più complesse.
Situazioni complesse che accompagnano spesso chi lavora oggi come docente. Senti che la formazione ha influito sul tuo approccio alla professione?
Questo percorso ha rafforzato in modo significativo la mia identità professionale. Mi ha dato parole, strumenti e sicurezza per stare nel ruolo con maggiore serenità. Non si tratta solo di “fare meglio”, ma di sentirsi più allineati a ciò che si è e a ciò che si desidera trasmettere. In classe oggi convivono bisogni diversi, storie personali, fragilità e potenzialità che richiedono uno sguardo attento e flessibile. A questo si aggiunge il compito, non sempre semplice, di costruire collaborazioni autentiche con le famiglie, basate sulla fiducia e su una comunicazione chiara, rispettosa e coerente. In tutta questa complessità, la sfida maggiore è riuscire a rimanere umani. È un equilibrio delicato che richiede tempo, intenzionalità e cura. Fare squadra con colleghi e colleghe, con professionisti/e esterni e con i genitori è fondamentale per garantire il benessere dei bambini e delle bambine e sostenere il loro percorso di crescita.
Cosa ti porti a casa di questo CAS?
La formazione mi ha spinta a ricercare e studiare come affinare ulteriormente le mie competenze comunicative, sia orali sia scritte, per rendere i messaggi sempre più assertivi ed efficaci. Questi apprendimenti guidano oggi la mia attenzione all’approccio linguistico, una riflessione che ho portato anche nella pratica didattica, cercando di stimolare i miei allievi e le mie allieve (quest’anno lavoro con una quinta elementare) a riflettere sull’importanza della “granularità linguistica”, soprattutto per ciò che riguarda gli aspetti emotivi. Le competenze acquisite hanno migliorato il mio modo di pormi, di ascoltare e di entrare in relazione con gli altri, sia sul piano professionale sia nella sfera personale.
Un consiglio per chi desiderasse seguire le tue orme?
Consiglierei di intraprendere questo percorso con curiosità e apertura. È una formazione che non si limita a fornire strumenti, ma invita a riflettere in profondità sul proprio modo di entrare in relazione; permette di prendere coscienza di come si comunica e si osserva l’altro. Non è solo per chi, come me, ha una passione autentica per la comunicazione e per il potere delle parole: è un percorso che lascia tracce durature, dentro e fuori dal contesto professionale.