Il processo creativo raramente è lineare. Nel passaggio dall’idea alla sua realizzazione s’incontrano deviazioni, ripensamenti e revisioni che ne cambiano la forma. È un percorso dinamico, potenzialmente infinito, se non intervenisse la necessità di fermarsi, classicamente per rispettare una scadenza.
Un’esperienza che Andrea Gizzi ha sperimentato durante la sua tesi. Il lavoro finale, culmine del Bachelor of Arts in Comunicazione visiva, gli ha permesso di ottenere il premio per la miglior tesi del suo corso di laurea. “Sono molto critico verso il mio lavoro – confessa il ventiduenne, oggi impegnato tra l’attività da freelance e quella da graphic designer e fotografo per l’Hockey Club Lugano. Guardando i progetti delle mie colleghe e dei miei colleghi ero molto colpito dalle loro idee e dalle loro soluzioni. Quindi il premio è stata una sorpresa”.
Una sorpresa o piuttosto un riconoscimento che pochi mesi dopo ha travalicato i muri della SUPSI. Andrea Gizzi è stato infatti nominato fra i finalisti dei prestigiosi Swiss Design Awards nella categoria Ricerca in design, grazie al progetto di tesi “SENSE Visual system for smart roads”.
Tutte le immagini presenti nell'articolo sono pubblicate per gentile concessione di Andrea Gizzi, andreagizzi.ch
“Quando mi hanno informato della selezione ero ovviamente contento, ma non ci ho pensato troppo. Ora che la lista dei finalisti è pubblica in tanti hanno iniziato a scrivermi per congratularsi. Inizio veramente a rendermi conto della portata della cosa. Faccio un po’ fatica a crederci, perché il mio lavoro sarà esposto a fianco di quelli di designer più navigati. Un po’ come con i miei ormai ex colleghi, non sarà un momento in cui vantarsi, piuttosto un’occasione per imparare qualcosa di nuovo. Qualche sguardo, intuizione che fin qui non ho ancora considerato”.
Il 15 giugno si saprà se SENSE si distinguerà nella sua categoria, durante la consegna dei Premi svizzeri di design e del Gran Premio svizzero di design. Il giorno seguente e fino al 21 giugno, sarà esposto insieme ai lavori degli altri 50 finaliste e finalisti a Basilea in concomitanza con Art Basel. Comunque vada, una vetrina d’eccezione, frequentata ogni anno da circa dodicimila visitatori che potranno scoprire più da vicino SENSE e tutti gli altri progetti che concorrono per questo prestigioso premio promosso dall’Ufficio federale della cultura.
“Non è stato semplice definire quello che volevo fare. Alla borsa della tesi, il momento in cui si presentano possibili progetti a docenti e designer esterni, mi sono presentato con tre idee. Nessuna aveva minimamente senso. In quel momento ho potuto contare sui preziosi consigli di Luca Pellegrini, Leonardo Angelucci e Michael Zehnder (docenti del Bachelor of Arts in Comunicazione visiva). Il primo è specializzato nella tipografia, il secondo nell’interazione digitale, mentre Zehnder per me è stato una sorta di elemento di equilibrio fra questi due mondi e di grande supporto da un punto di vista emotivo. Parlando con Leonardo Angelucci è nata l’idea per la tesi, che poi ho coltivato e sviluppato. Ho iniziato a ragionare su come la robotica sia presente nelle nostre vite e su quali problemi di comunicazione possano esistere. Mi sono concentrato sulla segnaletica stradale, pensando anche ai robot utilizzati per la consegna di pacchi e alle automobili a guida autonoma che riconoscono i cartelli. Alla fine, ho deciso di realizzare una segnaletica composta da glifi (dunque lettere e pittogrammi) che possa essere compresa sia dagli esseri umani che dalle macchine”.
Una ricerca che ha abbracciato sia lo studio di una tipografia comprensibile a umani e intelligenze artificiali sia la catalogazione dei pittogrammi, che cambiano a seconda del paese e della cultura.
“Ho creato un dataset con oltre 5000 immagini di cartelli stradali di 14 nazioni selezionate per le loro differenze comunicative. Volevo avere un ampio spettro di casi per poi definire le soluzioni più universali. Attraverso il machine learning ho allenato un sistema di classificazione di immagini a cui in seguito ho proposto dei prototipi di segnaletica. Il sistema mi indicava bias culturali o difficoltà di lettura. Con queste indicazioni ho potuto man mano correggere e sviluppare un mio sistema di segnaletica. L’estetica del carattere tipografico è sicuramente migliorabile, è una critica che ho ricevuto anche presentando la tesi, ma sono molto soddisfatto dell’idea e della ricerca che ho svolto”.
Tutto il processo è stato raccolto in un manuale che in tre grandi capitoli sintetizza le tappe del progetto: la progettazione della tipografia, la ricerca e la catalogazione delle immagini e infine la validazione della segnaletica attraverso il sistema di classificazione basato sul machine learning.
“I feedback ricevuti durante la critica della tesi hanno messo in risalto il lavoro di ricerca dietro al progetto. Per questo mi sono candidato nella categoria Ricerca in design. Non nascondo che durante il percorso ogni tanto credevo di non farcela, mi sentivo di avere poco tempo, ma ho potuto contare sul supporto di amici, parenti e colleghi. A distanza di qualche mese non posso che dirmi soddisfatto di tutto il percorso. Soprattutto perché ho imparato molto. Ho imparato a programmare in Python e a utilizzare diverse librerie di machine learning. Mi sono confrontato con la progettazione di un carattere tipografico. In pratica ho raccolto gli input ricevuti in questi anni di formazione e li ho coltivati con gli strumenti che avevo. È qualcosa che ho da tanto tempo: questa continua voglia di esplorare, imparare e comprendere nuove dinamiche. Alla SUPSI ho trovato docenti e persone che mi hanno aiutato in questo. A Basilea avrò l’occasione di scoprire anche altre realtà e continuare a imparare. La mostra sarà anche l’occasione per rappresentare il Ticino”.
E chissà se la giuria degli Swiss Design Awards non premi la curiosità incanalata in SENSE da Andrea Gizzi. Per saperlo occorrerà attendere fino al 15 giugno.