Giovanni Rabito
Dalla gestione del rischio all’innovazione
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Giovanni Rabito è responsabile qualità e sicurezza dei pazienti presso Ospedale regionale di Bellinzona e Valli, Istituto oncologico della Svizzera italiana e Istituto pediatrico della Svizzera italiana dell'Ente ospedaliero cantonale. Nel suo ruolo guida team e processi complessi, promuovendo qualità e cultura. Il CAS Risk Management gli ha fornito strumenti pratici e una visione integrata per rafforzare leadership, prevenzione e continuità.
Quali sono le principali sfide che devi affrontare oggi nel tuo ruolo professionale?
Da un lato vi è la gestione di un team di professioniste/i e il coordinamento di attività essenziali al funzionamento operativo, come la gestione delle segnalazioni di incident reporting, del sistema documentale e degli indicatori di performance clinica. Parallelamente, mi occupo di sensibilizzare l’organizzazione sui temi della qualità e della gestione dei rischi, sviluppando strategie di formazione e promuovendo qualità e cultura della sicurezza.
Una parte importante del mio lavoro riguarda l’analisi approfondita degli eventi critici. Questo richiede di comprendere a fondo come i processi si sviluppano, identificando i fattori sistemici che possono aver contribuito al problema. Utilizzo metodologie di analisi differenti, sia per i processi sia per i rischi, con l’obiettivo di progettare azioni preventive mirate.
Negli ultimi anni ho concentrato molti sforzi sull’innovazione, sviluppando un modello che integra simulazioni in situ con tecniche avanzate di risk assessment. Mediante questo approccio riusciamo a intercettare criticità latenti e introdurre nel sistema organizzativo correttivi prima che gli eventi si verifichino. Ad esempio, recentemente abbiamo ottimizzato la catena di allerta per i tagli cesarei d’emergenza, come pure riorganizzato le attrezzature di emergenza attraverso un layout più ergonomico e funzionale nell’unità di chirurgia ambulatoriale ed endoscopia.
Dal 2021, le simulazioni in situ si sono rivelate fondamentali per trasformare scenari critici in opportunità di apprendimento, promuovendo il miglioramento continuo e lo speak up, favorendo la segnalazione sicura degli incidenti e la correzione tempestiva delle fragilità del sistema.
In che modo il CAS in Risk Management, Business Continuity and Disaster Recovery ti ha aiutato ad affrontare queste sfide?
Il CAS è stato per me un’esperienza di grande valore: mi ha fornito solide basi teoriche e strumenti pratici per la gestione della Business Continuity. Grazie alla presenza di professioniste e professionisti provenienti da settori molto diversi, ho avuto l’opportunità di confrontarmi con approcci innovativi e di portare nuove metodologie nel contesto ospedaliero. Oggi sento di avere a disposizione un framework di riferimento chiaro e solido, che mi permette di muovermi con agilità e competenza nell’affrontare l’introduzione degli approcci di Business Continuity e Disaster Recovery all’interno del mio ospedale.
Quali competenze acquisite durante il corso sono stati particolarmente utili per la tua crescita e carriera professionale?
Non c’è una singola competenza, ma piuttosto la visione d’insieme e l’approccio organico che il CAS mi ha trasmesso. Spesso si parla di Business Continuity focalizzandosi solo sugli strumenti, ma grazie al corso ho compreso l’importanza di partire dal contesto: definire chiaramente i confini dell’analisi, identificare le conseguenze critiche e solo in seguito collegarle alle possibili sorgenti di rischio.
Sul piano operativo, ho perfezionato l’utilizzo di strumenti come FMEA, HAZOP e Bow-Tie, che oggi sono parte integrante dei nostri processi di analisi e prevenzione. Inoltre, ho acquisito una chiara comprensione di cosa deve e non deve contenere un piano di Business Continuity, evitando di creare documenti complessi ma poco utili. Queste conoscenze mi hanno permesso di rafforzare la mia leadership e di guidare progetti che oggi stanno trasformando la sicurezza dei pazienti.