Bisogna sgomberare subito il tavolo dai vari pendoli, dalle palpebre calanti o dalle frasi ad effetto come “quando schioccherò le dita, ti risveglierai”. La comunicazione ipnotica nulla ha a che vedere con l’ipnosi da spettacolo, né per finalità né per gli strumenti che utilizza. Piuttosto, questo particolare tipo di comunicazione consente al curante di supportare il proprio paziente nell’entrare autonomamente in un particolare stato: più calmo, più concentrato, meno suscettibile agli stimoli esterni.
Gli strumenti a disposizione del terapista sono, fra gli altri, la parola e la relazione; strumenti e terreno su cui costruire un’alleanza terapeutica che possa portare un beneficio per l’attività del curante e, di riflesso, al suo paziente.
Gli ambiti in cui si può utilizzare la comunicazione ipnotica sono molti: riabilitazione, salute mentale, cure palliative ma anche nel proprio quotidiano.
Ne parliamo con:
Veronica Paggi, infermiera specializzata in oncologia e cure palliative, docente professionista e responsabile del SAS Basi di comunicazione ipnotica;
Yuri Maritan, ergoterapista, consulente sessuologico, docente professionista alla SUPSI e partecipante al SAS Basi di comunicazione ipnotica.
Per saperne di più, leggi anche l'articolo "Ipnosi medica: dalla tradizione alla scienza moderna" pubblicato su Augmenta.Blog.