Immaginate di assistere a un concerto dove, tra gli artisti sul palco, c'è anche un robot umanoide dietro la batteria. Fantascienza? Forse oggi sì, ma potrebbe presto diventare realtà.
Il perché ce lo spiega Asad Ali Shahid, ricercatore SUPSI presso IDSIA USI-SUPSI e responsabile del progetto Robot Drummer: Learning Rhythmic Skills for Humanoid Drumming, svolto in collaborazione con il Politecnico di Milano.
“Siamo partiti da una domanda: e se un robot potesse imparare a suonare uno strumento, come una batteria, non tramite programmazione, ma esercitandosi e migliorando come un vero musicista? Il risultato è un batterista umanoide che non solo suona correttamente, ma lo fa utilizzando strategie di movimento sorprendentemente simili a quelle umane”.
Il cuore dell’addestramento avviene in un ambiente simulato, dove il robot apprende veri pattern ritmici estratti da file MIDI (Musical Instrument Digital Interface), un linguaggio digitale che consente agli strumenti elettronici di comunicare tra loro.
Attraverso un processo per tentativi ed errori, il robot impara a colpire il tamburo giusto al momento giusto. Un meccanismo di rinforzo positivo premia la precisione e penalizza gli errori, guidandolo come farebbe un insegnante di musica verso esecuzioni sempre più accurate.
Con l’esperienza, il robot inizia a perfezionare le proprie strategie: come alternare le mani, incrociare le braccia per raggiungere tamburi più lontani o gestire lo spazio intorno a sé in modo più efficiente. Questi comportamenti emergono naturalmente dal processo di apprendimento, senza essere codificati o programmati in anticipo.
Attualmente il robot suona all’interno di una simulazione fisica avanzata, ma il prossimo passo sarà portarlo nel mondo reale. Il team sta già lavorando per trasferire l’algoritmo di intelligenza artificiale su un robot fisico in grado di interagire con strumenti acustici e suonare dal vivo.
“Il nostro obiettivo a lungo termine è quello di creare robot capaci di ascoltare la musica in tempo reale e adattare la propria performance al contesto” prosegue Shahid.
Suonare la batteria è un’attività che richiede ritmo e intuito: per un robot, significa imparare a muoversi in modo naturale, capire il tempo, ascoltare l’ambiente. Ma l’importanza di questo progetto va ben oltre la musica, aprendo le porte ad una nuova generazione di robot con capacità di coordinazione motoria avanzata, adattamento percettivo e creatività — qualità ben lontane dai tradizionali compiti ripetitivi dei robot industriali.